Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il capitalismo salvi se stesso

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Era prevedibile, anzi scontato: il capitalismo mondiale è entrato nella sua fase di crisi profonda. Non si tratta di una delle periodiche crisi di crescita  come teorizzato da Schumpeter  (v. Il capitalismo e la crisi  di Rosario Amico Roxas   http://www.wikio.it/article/74331558), bensì di una crisi maturata nel tempo, pronta ad esplodere ormai da decenni, ma tamponata con misure di emergenza, che ne hanno aggravato la condizione, fino allo stato di irreversibilità. Tale crisi cominciò negli USA, con un governo Bush scatenato a reperire quattrini per condurre, da petroliere, le sue assurde guerre del petrolio . Il sistema per reperire denaro non poteva che contemplare lo sfruttamento al massimo del potenziale del mercato, attraverso la mobilitazione dei media, per spingere al consumo, anche ipotecandosi la casa, pur di potere seguire la moda imposta del superfluo. Era questione di tempo, ma i nodi dovevano venire al pettine, e in tutto l’occidente, nonché in quelle nazioni che si sono lasciate irretire dal consumismo sfrenato. L’Italia è stata la nazione più disgraziatamente coinvolta, perché ha avuto la maledizione di avere un presidente del consiglio impelagato fino al collo nel conflitto di interessi,e, contemporaneamente convinto promotore di un liberismo fuori dal controllo dello Stato,  inadeguato ad inserirsi nella dinamica di una nazione che era riuscita ad emergere dallo sfacelo fascista con la forza del lavoro, della produzione, con il sostegno delle classi socialmente più deboli, ma messe nella condizione di lavorare e produrre.   Con l’arrivo di questo speculatore  le condizioni si capovolsero; emerse la finanza creativa, la protezione delle classi che avrebbero dovuto pilotare la produzione, attraverso condoni fiscali a ripetizione, favorendo (e giustificando) l’evasione fiscale, quindi la penalizzazione del lavoro mortificato dal precariato. Ora proclama la lotta all’evasione, magari sperando di essere creduto; ma  durante il governo Prodi, in una riunione dell’Assindustria ebbe a dire che una fiscalizzazione oltre il 40% giustifica l’evasione; questo perché prometteva riduzione di tasse e benefici per le fasce più bisognose; non è accaduto nulla di ciò, anzi le tasse aumenteranno (ma non si chiameranno più “le mani nelle tasche deli italiani” , ma  Sacrifici necesari”), e pretende che il popolo (bove quanto vi pare, ma non fino a questo punto) debba credergli. Dopo avere esaltato la classe capitalista, gli imprenditori, le cordate eroiche, ora che li ritrova sull’orlo del fallimento, vorrebbe chiamare a raccolta la piccola e media borghesia del lavoro perché vada a soccorrere gli sconfitti. Salvare poi questo capitalismo sostenuto da questo governo, significa salvare il boia che ha pronta la corda per impiccare la piccola e media borghesia che vive di lavoro e crede nella democrazia; questo perché il capitalismo non soltanto non ha bisogno della democrazia, ma la combatte in nome di un regime autoritario che tuteli le condizioni di privilegio che ha generato. (Rosario Amico Roxas)

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