Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Editoriale: le promesse elettorali

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Editoriale fidest. Una recente nota dell’Aduc (associazione diritti utenti e consumatori) richiama la nostra attenzione su due punti che hanno fatto parte, con grande clamore mediatico, del programma elettorale del Pdl e soprattutto del suo capo Silvio Berlusconi. Ci riferiamo alla diminuzione delle tasse e all’abolizione delle province. I due aspetti potrebbero diventare compensativi se al maggior risparmio offerto dall’eliminazione delle province, che nella migliore delle possibilità consentirebbero una maggiore entrata dell’erario tra i 5 e i sette miliardi di euro, utilizzassimo l’equivalente per coprire il minore introito dovuto alla riduzione delle tasse. Anche questa volta, per quanto è dato di sapere, le province non si aboliranno per volere della Lega che avendo conquistato nelle ultime elezioni molti seggi in quell’area non vi trova più la convenienza. Come dire prevale la logica di partito e di potere a quella dell’interesse della gente. E il ministro Tremonti tanto vicino ai leghisti si adegua paventando un introito, con l’abolizione delle Province, così modesto da apparire agli addetti ai lavori alquanto ridicolo. Parla infatti di 100-200 milioni di euro contro i 7 miliardi dei tecnici “indipendenti”. Ma il problema, purtroppo, non riguarda solo la maggioranza. L’incapacità di tutte le forze politiche di voler seriamente mettere ordine ai bilanci pubblici locali e nazionali per ragioni clientelari, corporative et similia è tale che si continua negli sperperi nei modi più disparati: dalle consulenze milionarie alle dilapidazioni “pilotate” come quelle dei medicinali, per non alienarsi le simpatie di alcune grandi società farmaceutiche, dalle mancate riforme per l’uso più accorto di talune gestioni per la tutela del territorio ai mancati controlli sulla gestione del denaro pubblico. Questa percezione alla fine diventa sempre più marcata nell’opinione pubblica tanto che non pochi sono quelli che ne traggono un giudizio negativo che si traduce nel rinunciare ad andare a votare o nel considerare i partiti non affidabili e a votare senza convinzione. Questo andazzo tende sempre di più a rendere la nostra società ingovernabile, ad esporla a giudizi impietosi, a screditarla sino al punto che gli stessi rappresentanti delle istituzioni ne pagano lo scotto con reiterate denigrazioni. Questo spiega il perché già oggi figure come il presidente della Repubblica, quelli dei due rami del Parlamento e altri ancora ai vertici dello stato siano essi grand commis o organismi elettivi non si considerano, vox popoli, al di sopra delle parti ma dentro le stesse parti ad eseguire un gioco che è estraneo agli elettori e agli interessi generali del Paese. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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