Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

“Made in”: etichetta obbligatoria

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2010

Bruxelles. Parlamento europeo. I beni importati da fuori l’UE dovrebbero sempre indicare chiaramente il paese d’origine per aiutare i consumatori a compiere una scelta informata, affermano i deputati approvando giovedì una proposta di regolamento che prevede anche sanzioni in caso di violazione delle regole e la possibilità di utilizzare l’inglese sulle etichette ovunque nell’Unione.  Un sistema chiaro e pan-europeo sull’etichettatura sul paese d’origine per prodotti importati da paesi terzi, secondo i deputati, “fornirà ai cittadini dell’Unione maggiori informazioni e un maggiore controllo sulle loro scelte, mettendoli in tal modo al riparo dall’acquisto inconsapevole di prodotti potenzialmente di dubbia qualità”. Una disciplina europea del marchio di origine rafforzerebbe la competitività delle aziende europee e di tutta l’economia europea, sostengono i deputati. La mancanza di norme comunitarie, tranne per alcuni casi specifici nel settore agricolo, e le differenze tra i sistemi in vigore negli Stati membri hanno “fatto sì che, in alcuni settori, la maggior parte dei prodotti importati da paesi terzi e distribuiti sul mercato comunitario risultino non riportare alcuna informazione, o informazioni ingannevoli, relativamente al paese di origine”, dice il testo approvato.
Le parole “Fabbricato in”, insieme con l’indicazione del paese, potrebbero essere scritte, secondo la proposta della Commissione, “in una qualsiasi delle lingue ufficiali delle Comunità europee, in modo tale da risultare facilmente comprensibile per i clienti finali dello Stato membro”.
Secondo il testo approvato, il paese d’origine deve essere impresso su beni destinati al consumatore finale, tranne che nei casi in cui ciò sia tecnicamente impossibile o danneggi il bene stesso. Per i prodotti impacchettati, l’etichetta dovrebbe apparire sia sulla confezione sia sul prodotto. Il regolamento non coprirebbe prodotti agricoli e ittici, ma comprenderebbe, fra altri, tessili, prodotti farmaceutici, strumenti di lavoro, rubinetteria e mobili. La lista potrebbe in seguito essere ampliata dalla Commissione, dopo il parere favorevole di Parlamento e Consiglio.
La proposta della Commissione non prevedeva un regime di sanzioni comuni, nel caso di violazione del regolamento. I deputati chiedono invece alla Commissione di proporre livelli sanzionatori minimi per assicurare l’applicazione uniforme delle nuove disposizioni in tutti i Paesi membri. I deputati chiedono inoltre ala Commissione di presentare uno studio di valutazione sugli effetti del regolamento, tre anni dopo l’entrata in vigore.
Perché il progetto di regolamento diventi legge, il testo deve ora essere approvato dal Consiglio, dove alcuni Stati membri si oppongono all’idea di una legislazione europea sul “Made in”. Una volta che il testo è stato concordato fra Parlamento e Consiglio, le nuove regole entreranno in vigore in tutta l’Unione un anno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE. Dopo 5 anni, il regolamento, secondo un emendamento approvato dalla Aula, scade e toccherà a Parlamento, Commissione e Consiglio decidere se prorogarlo modificarlo.

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