Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

La fine delle ideologie

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Abbiamo assistito al crollo delle ideologie; con il muro di Berlino sono state abbattute quelle idee che avevano governato, nel bene o nel male, la terra; in quanto ideologie imponevano la centralità dell’uomo, era la democrazia occidentale che aveva defenestrato le velleità dittatoriali nazi-fasciste del XX secolo in Europa e il comunismo sovietico, che cercava sempre più ampi spazi dove affermare una ideologia collettivistica che non era ben accetta, per cui necessitava imporla con la forza e con il terrore. Moltissimi furono i cittadini della Berlino Est occupata dalle forze sovietiche, che fuggirono verso la Berlino Ovest libera e democratica, nel pieno dello sviluppo economico e sociale, spesso a rischio della vita, non mi risulta che un solo cittadino di Berlino Ovest abbia tentato di fuggire verso Berlino Est.   Quelle ideologie avevano creato una frattura verticale nei popoli della terra, che si identificavano in Est e Ovest. A tenere a bada le due ideologie e lontane dalle ipotesi di una terza Guerra Mondiale era la paura reciproca dell’autodistruzione, così fu la guerra, ma, per fortuna, solo una guerra fredda, senza il clamore delle armi.
Lo scrivente non è mai stato un simpatizzante comunista, pur non accettando l’etichetta di anticomunista; la logica degli anti l’ho sempre vista come una distorsione non propositiva; mi rendo conto adesso che la presenza dell’URSS comunista, che si contrapponeva al potere  imperialista, economico e militare degli USA, aveva rappresentato una garanzia per il mantenimento di un barlume di pace, o quanto meno, aveva evitato l’escalation dell’affermazione unilaterale di un’unica potenza, in grado di dominare l’intero pianeta, imponendo la propria idea di democrazia, il proprio modello di ordine nuovo, le proprie condizioni, il proprio modello di vita, il proprio esclusivo interesse, violentando le altrui volontà, gli altrui interessi, le altrui culture.
Il bipolarismo democrazia-comunismo si affievolì molto quando il mondo occidentale calcò la mano sulla logica dei consumi, sull’etica dell’economia, diventando capitalismo; l’altra parte del bipolarismo opponeva l’economia socialista, che faceva acqua da tutte le parti. Quando lo scontro tra Est e Ovest si focalizzò sui temi dell’economia, il mondo dell’URSS  ebbe la sua implosione, si consumò dall’interno con un flop che nessuno riuscì a sentire. Non fu il tipo di democrazia proposto dall’Occidente che prevalse sul comunismo, fu il capitalismo che soffocò il sistema economico socialista e cominciò a imporre la propria visione di un nuovo ordine, nello stesso tempo fu il crollo delle ideologie e della centralità dell’uomo. La parte terminale della guerra fredda non fu recitata sul palcoscenico della politica e delle ideologie, fu spostata, dagli USA, sul terreno più facile e più favorevole per vincere, quello economico e su quel terreno l’alternativa socialista alla economia di mercato  venne eliminata dalla propria implosione, distruggendosi dall’interno, lasciando lo spazio al nuovo ordine che l’America aveva già programmato.
Il concetto di ordine prevede nel suo interno tutta una serie di accordi, di  costumi, di metodi, di regole del divenire, che innanzitutto devono avere la caratteristica della reciprocità; devono essere frutto di incontri fra tutte le componenti che dovranno accettare tale ordine. Questo insieme di regole deve avere come fine quella di migliorare il livello di vita di ciascun componente e nello stesso tempo di garantire la reciproca convivenza, nell’accettazione che la libertà del singolo finisce lì dove inizia quella del suo simile, senza quelle prevaricazioni alle quali stiamo assistendo.
Il nuovo ordine  che si vuole imporre a livello planetario è quello sancito dal vincitore, in un bipolarismo forzato che si rinnova ogni qual volta viene a finire. La logica del vincitore è quella di avere sempre un nemico da combattere; deve sempre dividere in due la popolazione mondiale: “con me o contro di me”, solo in questo modo potrà proseguire nel suo itinerario di autoaffermazione, di dominio e di imposizione del  proprio nuovo ordine.
E’ il trionfo dell’anti-ideologia, dell’unica categoria culturale che gli USA riescono a esprimere: il pragmatismo, cadendo, così, nella peggiore delle contraddizioni, ritrovandosi a proporre lo stesso modello materialistico, di origine marxista, che avevano combattuto.
La scomparsa di ogni valore etico, ideale e spirituale promuove un profondo vuoto che favorisce l’affermazione del totalitarismo, della legge iniqua del più forte con il ricorso sempre più frequente alla distruzione bellica. Alla base di tutto ciò c’è la convinzione pragmatica di identificare il valore del processo storico con il progresso tecnologico, con la potenzialità militare e con l’affermazione di una perversa spirale dove il potere produce maggiore ricchezza, la quale produce maggior potere e così via senza soluzione di continuità. La maggiore ricchezza prodotta dal maggior potere è, necessariamente, sottratta alle  fasce  più  deboli  della  popolazione  mondiale, che  vengono  bastonate  ogni giorno, fino a quando non riusciranno a   mordere il loro prepotente padrone.
Recita un antico proverbio arabo: “bastona  pure  il  tuo  cammello anche tutti i giorni, ma non meravigliarti     se un giorno ti morderà” (Rosario Amico Roxas) (segue in “Post comunismo e visione di modernità”)

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