Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Editoriale. Immigrati in Italia: una riflessione doverosa

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Partiamo da un dato di fatto. La Caritas comunica che gli immigrati regolarmente soggiornanti in Italia sono quasi cinque milioni. Per l’esattezza 4.919.000. Circa 700mila in più di quelli che ci dà l’Istat, e questo è un dato che continua ad aumentare.
In altri termini cinque milioni di persone in più a fronte di problemi economici, occupazionali, disequilibri territoriali, aumento della povertà, precariato, istruzione e sanità che stanno mettendo a dura prova il sistema Italia e che la politica non riesce a governare con autorevolezza, progetti concreti e risorse adeguate.
Ci troviamo al cospetto di riforme, come quella della scuola, e non è la sola, varate dal governo e che si arenano in parlamento per mancanza di copertura finanziaria. Oppure ci riempiamo la bocca di sicurezza e poi non troviamo i soldi per dare ad essa una rispondenza adeguata.
Abbiamo un governo, e una opposizione che gli fa il verso, che si crogiolano intorno a fatti di cronaca rosa o gialla o di altro colore ma non certo quello della concretezza.
D’altra parte siamo stati da sempre un popolo ospitale, un popolo che comprende il disagio esistenziale perché lo abbiamo e molti continuano a provarlo quotidianamente. Ma tutto questo non ci vaccina di fronte al razzismo o all’essere critici nei confronti di una immigrazione che sottrae posti di lavoro, che crea concorrenza a volte sleale o altera il sistema distributivo nei commerci e sulla stessa qualità dei prodotti. Pensiamo alla rete dei negozi cinesi che vendono prodotti per la casa, a volte di dubbia provenienza e qualitativamente scadenti, ma appetibili per i bassi prezzi. Pensiamo ai tanti ristoranti gestiti da stranieri, ecc.
Tutto ciò imporrebbe una rete di controlli seria e continua. Tutto ciò esigerebbe il rispetto delle regole, ma ancor più chi le faccia rispettare in maniera continuativa e non occasionale. Tutto ciò dovrebbe garantire ai nuovi venuti un’adeguata istruzione, assistenza sanitaria e modelli lavorativi in linea con le leggi vigenti. Più che parlare, almeno nella prima fase migratoria, non tanto di integrazione quanto di convivenza multietnica nella quale emerga da subito al nuovo venuto la convinzione di trovarsi in usa società complessa ma ordinata dove chi lavora e produce merita rispetto e tutela e chi trasgredisce le regole venga punito severamente. Tutto questo oggi non accade perché molti sono convinti che le leggi si possono eludere, che una volta colti con le mani nella marmellata si possa uscirne con vari espedienti. E qui dobbiamo registrare i templi biblici della giustizia, le carceri dove il sovraffollamento genera ingiustizie e nuovi impulsi criminali, la convenienza del lavoro nero in luogo di quello regolare, ecc.
E non venite a dire che mancano risorse. Piuttosto che sono male distribuite o scarsamente incassate. Pensiamo ai 200 e passa miliardi di evasione fiscale, alle decine di miliardi sprecati per la malasanità, la disorganizzazione, una elefantiaca filiera distributiva dei prodotti alimentari e più in generale di largo consumo, al lavoro nero, alle retribuzioni da nababbi di certi manager pubblici e privati, ecc. E alla fine ci ritroviamo che si lesinano pochi milioni di euro per estendere la rete informatica negli uffici giudiziari o per comprare la carta da ciclostile o lasciamo senza benzina le auto della polizia. Questa è l’Italia che non vogliamo e che non possiamo permetterci. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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