Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Perugia Fli: Ciò che Fini non ha detto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

L’atteso discorso di Fini è riuscito a dare ufficialità a tutto ciò che va emergendo dalla società civile, ma quella che si riserva l’onere di pensare con la propria testa. L’idea giurassica di destra o sinistra è sopravvissuta solo perché tenuta in vita da una politica di comodo che si è servita delle divisioni per affermarsi. La tendenza politica verso la quale è stata  indirizzata la volontà del cavaliere, è stata quella di un bipolarismo subito con  un  bipartitismo successivo. Avrebbero dovuto fronteggiarsi quelle che sono state  ritenute le sole anime della politica italiana, Destra e Sinistra, le quali, con molta superficialità si sono definite Centro Destra e Centro Sinistra, per collocare un segnale di “occupato”  sulla poltroncina di pertinenza di un Centro, non rappresentato da nessuno dei due. Ma un Centro  non collocato come spartiacque delle prime, ma come superamento di divisioni che sono servite allo scopo di esibire un avversario  (o un nemico) da combattere per potersi affermare. Un Centro sistemato “sopra”  le divisioni per coniugare insieme, compendiandole e riassumendole, le esigenze del variegato mondo socio-politico che aspira a tornare alla multiculturalità che genera il pluralismo politico. Per avvalorarsi l’ipotesi del Centro-Destra e del Centro-Sinistra, occorrereva  inglobare all’interno di ciascuno schieramento le istanze di quel Centro, solo sfruttato dialetticamente ma trascurato nella prassi, ma che ancora non ha fornito la prova della propria esistenza in vita. Con Fini sono iniziati i travagli del parto.
Così è rimasta  la realtà di una destra che si contrapponeva  ad una sinistra, anche facendo rinascere e respirare i fantasmi di un “comunismo” attivo e fattivo che in Italia non è mai esistito.
Questa attuale e anomala realtà, pregna di contraddizioni, ha esaltato le differenze, ma non ha mai cercato punti di convergenza, perché, per cercarle, avrebbe dovuto attraversare  quel “Centro”  descritto come una indecisa palude di contraddizioni. Si tratta di quella  Centralità che dovrebbe rappresentare l’alternativa dei due contendenti e la sintesi degli opposti schieramenti, proponendosi come ammortizzatore culturale delle fasce sociali che non  si riconoscono nella Destra o nella Sinistra, ma  in grado di plasmare e modificare gli interessi corporativi in interessi collettivi.
La Destra di marca berlusconiana ci ha fatto assistere  ad uno spettacolo indegno, nel quale pochissimi hanno ricevuto molto, mentre moltissimi non hanno ricevuto nulla; una situazione antica, foriera e propositiva di una antistorica “lotta di classe”, nella quale una parte dovrebbe uscire vincitrice ed una parte sconfitta, mentre ne escono, di fatto, entrambe sconfitte.  L’alternativa proposta da Fini, anche se non detta con la chiarezza che speravamo, dovrebbe ipotizzare una vittoria di entrambe le parti, e non una sconfitta,  cedendo ciascuna una porzione dei propri egoismi, alla luce di un incontro programmatico, propositivo e produttivo, con  soluzioni e nuovi propositi in un itinerario di “piccoli passi” ma costanti, compiuti “insieme”, nella logica del bene comune.   Le soluzioni d’impatto e rivoluzionarie, rimangono demagogiche e come tutte le rivoluzioni,(tutte, indistintamente), destinate  ad una involuzione restauratrice. Può esistere una collocazione “sopra” le parti,  capace di farsi carico di una simile mediazione ? Potrebbe, a condizione che fosse nella condizione di rispondere alle domande che Fini non si è posto, ma alle quali dovrà rispondere  (prima o poi !).
1.      Chi siamo ?
2.      Cosa proponiamo ?
3.      Cosa vogliamo ?
Occorre, innanzitutto, essere e rappresentare l’alternativa a tutti i massimalismi, vuoi di destra del liberismo, vuoi di sinistra del socialismo storico.
Quindi proporre l’esigenza di una nuova politica equilibrata, ma tale da non provocare stratificazioni verso il basso, bensì una elevazione globale, lasciando anche lo spazio per quelle eccellenze in grado di emergere naturalmente ed andare oltre, come legittimo premio alla meritocrazia.
Volere la trasparenza per essere trasparenti, allontanando le menzogne dell’apparenza che servono a carpire consensi abusivi. Volere fortemente un diverso corporativismo, che tutti includa e nessuno escluda; un corporativismo integrale che comprenda tutte le classi in una sola dimensione: la dimensione umana, attraverso una definitiva scelta umanistica.
Questa ipotesi conduce ad una scelta irrevocabile, libera, laica, a-confessionale, specie quando del confessionalismo si è fatto un mezzo di locomozione per accelerare l’andatura verso il potere; la scelta umanistica è un itinerario a senso unico, senza possibilità di inversioni a U.
•  La scelta umanistica è quella che deve prevalere nella programmazione futura, proiettata verso una meta di globalizzazione della civile convivenza.
• La scelta umanistica deve stare alla base di future scelte in economia, in politica interna, in politica estera, nell’istruzione, nella sanità, nell’anti-welfar che vuole dividere la nazione in regioni ricche e regioni povere, regioni sviluppate e regioni meno sviluppate.
•  La scelta umanistica è quella che deve riportare in auge lo “sviluppo equilibrato dell’economia”, così come accade nei paesi in via di sviluppo, perchè dopo questi anni di governo pragmatico, interessato a se stesso, vigile verso l’economia privata e distratto verso l’economia pubblica, la nazione Italia si è avviata a diventare (come è diventata) una nazione in via di sotto-sviluppo (tranne per quanti hanno potuto godere dell’abolizione del falso in bilancio, dell’abolizione della tassa di successione per patrimoni miliardari, dell’esenzione fiscale sulle plusvalenze immobiliari, e tante altre provvidenze studiate per favorire i “compagni di merenda”, dei condoni, delle sanatoria e degli scudi fiscali).
• La scelta umanistica dovrà salvare l’Italia e l’Europa dalla distruzione dei valori senza che nessuno si levi a difensore delle radici cristiane dell’Europa, quando  diventano le radici della discordia e del razzismo.
• La scelta umanistica deve portare alla riapertura di un dialogo vero con il mondo arabo-musulmano, che è stato drammaticamente troncato prima da esternazioni  secondo le quali la cultura occidentale sarebbe superiore a quella islamica, determinando così un  complesso di superiorità, quindi  gli atteggiamenti razzisti, proposti come legittimazione di una difesa della propria identità.
La Sicilia e il Meridione d’Italia, immersi nel Mediterraneo, pagano le scelte di dipendenza all’asse occidentale, che si concretizzano nell’invasione, nelle guerre preventive, e nella occupazione neo-colonialista, per esportare un nuovo ordine e un modello di vita basato sulla mercantizzazione della vita: tutto  trasformato in merce da produrre, acquistare e vendere, in nome di una modernizzazione che fa coincidere lo sviluppo dell’umanità con lo sviluppo tecnologico. I popoli arabi, che hanno molto da imparare dal mondo Occidentale, ma che hanno moltissimo da insegnare a questo mondo occidentale, infatti rifiutano gli eccessi del modernismo perchè scardina i valori che hanno tenuto insieme le civiltà. Il senso della storia, la proiezione retrospettiva, la memoria del passato, il culto delle proprie origini come tasselli indispensabili per comprendere il presente, sono prerogative attive e produttive dell’intero pianeta, ma non devono diventare elementi di discordia o aggressione.  Il solido legame con il retroterra  ricco delle esperienze trascorse, consente il mantenimento in vita di quel cordone ombelicale  che arabi e mediterranei non abbiamo mai reciso e che abbiamo in comune..  E’ questa la nostra soggettività sociale e la nostra peculiarità., che ci rende vicino al mondo arabo, molto più di quanto non lo siamo con la Padania. Il modernismo si affida al progresso della scienza e della tecnica, ma mentre scienza e tecnica progrediscono, l’etica regredisce.  E’ la ragione per la quale molti contenuti del modernismo occidentale vengono respinti sia dal mondo arabo, che dal mondo meridionale e mediterraneo.  Si consuma il dramma esistenziale che non può trovare una soluzione se non si comprende la portata reale  di quella cultura così radicata nel passato, ma aperta al confronto con il presente e, in prospettiva, con il futuro. (Rosario Amico Roxas)

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