Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Lo scontro culturale tra destra e sinistra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

L’incontro fra partiti di governo e partiti all’opposizione,  è diventato, ancora una volta, scontro fra culture; non è sempre stato così, ma  si è accentuato oggi quando a scontrarsi sono due forze  così diverse, come sta accadendo in questi  lunghissimi 16 anni. Parlare di  “scontro culturale”, è solo l’occasione per affrontare una analisi, ma, di fatto, non c’è nulla di culturale, perché nulla c’è di interiore, ma solamente l’esaltazione dell’esteriorità e dell’apparenza. Periodicamente l’uomo di potere  cede alla tentazione di annullare quella  fetta dell’umanità che non condivide un certo metodo di uso del potere. Appare superfluo ricordare tutte le volte che è accaduto, tutta la storia successiva  che ci viene tramandata è un continuo ripetersi di quella tentazione.  E’ la negazione dell’umanità, lo scontro come rito selettivo, come normativa assurda, che rivela quell’intimo e ferino desiderio di annientare  una parte della stessa società  alla quale apparteniamo. “Se questo è un uomo” di Primo Levi documenta, con straziante realismo, il cedimento a quella tentazione, che si concluse con lo sterminio degli ebrei europei, motivato dalla presunta difesa di una razza che si riteneva superiore, uno sterminio programmato da un popolo occidentale, proprio quello che ritiene la propria cultura superiore alle altre, e oggi, particolarmente, alla cultura orientale o arabo-musulmana.  Questa tentazione si fa sostenere dalla propaganda, che fagocita ogni episodio e lo reinterpreta a proprio uso e consumo.  Con la propaganda si cerca di reclutare il maggior numero di persone alla causa che si sostiene; lo scopo è quello di suscitare sentimenti estremi, come quello di identificarsi con il Bene che lotta contro il Male,  la vita contro la  morte, la cultura contro la barbarie, la libertà contro la minacciata oppressione. In questo tipo di propaganda di se stessi si perde anche il senso della misura e si acquisisce anche un tono epico, oltreché apocalittico, al punto di suggerire l’impressione che chi dichiara di assimilarsi al Bene per lottare contro il Male, sia, in realtà, patologicamente compromesso a livello di equilibrio mentale.  Il senso del collettivismo planetario annega nella logica di supremazia che un microgruppo, partorito dalla mente malata di un solo uomo  (nessuna meraviglia è già accaduto con Hitler, Mussolini, Stalin, Pinochet, e tutti i dittatori o ditta torelli esistiti o in pectore !) vuole affermare su un altro, per dilatarsi, poi, in uno scontro fra macrogruppi. Lo sviluppo dell’antropologia culturale ha compiuto uno sforzo controcorrente, perché ha cercato di dimostrare che tutti coloro che non fanno parte del nostro microgruppo sono pur sempre portatori di una civiltà, sono in grado di costituire una società vera e propria. Anche l’incontro degli antropologi con tribù primitive è stato interpretato come un incontro con altri uomini, con altre culture, non peggiori e non migliori di noi, semplicemente “altro”. Si tratta di relativismo antropologico, che non è metodologia di studio, ma serve a ribadire che nessuno può affermare la superiorità di una cultura su un’altra, di un pensiero sull’altro, ma a condizione che ci sia un pensiero e non semplicemente un’apparenza mendace. Con la cultura non si mangia…. Vado a farmi un panino con la Divina Commedia, sono queste le affermazioni ritenute spiritose da 3monti, che evidenziano il livello di abbrutimento mentale nel quiale affogano e vorrebbero far affogare la nazione. Confondere la cultura con la tecnologia, l’evoluzione culturale con lo sviluppo della tecnica, vuol dire, semplicemente, negare la supremazia dell’uomo rispetto alla  tecnica. Una cultura, un gruppo, un partito, non sono l’umanità; le nazioni, le alleanze, le sudditanze politico-economiche formano un megagruppo con un’analoga cultura, ma anche i microgruppi hanno la loro cultura, ricordiamo Pasolini con la “cultura di quartiere”, ricordiamo Olivetti e Ottieri con la “cultura d’azienda”.  La differenza tra un gruppo culturalmente sostenuto e un gruppo privo e ostile ad ogni forma di cultura che non sia quella pragmatica “del massimo utile … e subito, poi si vedrà…”, sta nel fatto che il secondo è condizionato da due spinte:
• la volontà di egemonizzare la società, senza essere contaminato da nessun altro gruppo
• l’angoscia,  che arriva alla paranoia, di essere sconfitto dall’ altro gruppo.
Ogni gruppo ha bisogno della sua cultura, come elemento di coesione e di rafforzamento, perché, nel momento delle scelte, la comunità culturale viene esaltata fino alla sacralizzazione, quando ciò manca accade…. quello che sta accadendo nel partito nato nel predellino e agonizzante davanti all’uscita di servizio dalla quale avrebbe voluto sgattaiolare per entrare nelle pagine della Storia. Per entrare in tali pagine bisogna attraversare l’arco di trionfo, non serve sdraiarsi in un lettone, pure se dono del possente Putin.(Rosario Amico Roxas)

2 Risposte to “Lo scontro culturale tra destra e sinistra”

  1. Maurizio said

    Considerazioni perfette.
    Una sola notazione, perchè si possa parlare di “scontro culturale” sarebbe necessaria, accanto alla cultura di sinistra quella di destra ma, ahimè, l’espressione “cultura di destra” è un ossimoro.

  2. Rosario Amico Roxas said

    E’ quello che ho cercato di evidenziare quando aggiungo che non si tratta di un vero e proprio scontro culturale.
    Lo scontro prevede la dualità dei contendenti, con parità di mezzi, ma pur sempre con l’intendo della supremazia di un gruppo su di un altro. Oggi tale scontro ha cambiato stiale, per cui non si può più parlare di scontro culturale, ma di scontro tra ricchi e bisognosi, tra lavoratori e datori di lavoro, tra creditori e debitori e, quindi, tra Nord e Sud, tanto a livello nazionale che planetario.
    E’ la ragione per la quale l’occidente, che ha rappresentato la parte opul4nta del pianeta, ha realizzato i suoi progetti di colonialismo, che ha ripreso in questi tempi per con altri mezzi per un nuovo colonialismo economico, attirati dal lavoro manuale a basso costo (sfruttamento dei bisogni).
    Sto cercando di riassumere tali concetti in un articolo breve, m è arduo, ma ci provo.

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