Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Rivalutazione pensioni ed evasioni

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

La Corte costituzionale dichiara legittimo il blocco della perequazione per le pensioni superiori a otto volte il minimo (3.500 euro lordi e 2.200 netti) introdotto nel 2008 dal governo Prodi. Salta così la restituzione chiesta dai pensionati colpiti. Non ricconi, ma lavoratori a reddito medio alto che, dopo aver versato i contributi dovuti, vedono oggi falcidiato il loro potere d’acquisto da rivalutazioni parziali. Insomma, in un Paese dove solo l’1% dei cittadini dichiara più di 100mila euro all’anno a pagare sono sempre i soliti, soprattutto dirigenti in servizio e in pensione.
La Corte Costituzionale – con la sentenza n. 316 dell’11 novembre 2010 – ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata nell’aprile 2009 dal Tribunale di Vicenza sulla norma prevista dalla legge di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 che ha disposto per il 2008 il blocco della perequazione per le pensioni di importo superiore a 8 volte il minimo Inps. Il Tribunale di Vicenza era intervenuto su ricorso presentato da un dirigente pensionato. La Corte ha evidenziato la “chiara finalità solidaristica dell’intervento” che doveva servire a compensare la mini-riforma del sistema previdenziale voluta dal Governo Prodi che prevedeva l’introduzione di “scalini” graduali in luogo dello “scalone” introdotto dalla riforma Maroni. Tale finalità sarebbe giustificata dal fatto che i trattamenti pensionistici colpiti dal blocco godono di importi di “sicura rilevanza”. Ricordiamo – al contrario –  che i trattamenti interessati sono pari o (per quanto riguarda la maggioranza dei casi) di poco superiori a euro 3.539,72 euro lordi, che corrispondono a circa 2.200 euro netti. Non stiamo parlando certo di “maxi-pensioni” ma di prestazioni che sono frutto di una elevata contribuzione e di sacrifici di un’intera vita lavorativa.

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