Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

La moralizzazione della classe politica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

Il passare del tempo nel terzo millennio è scandito sempre più da continue involuzioni, che contraddistinguono la società ed in particolare la sua cellula primaria: la famiglia. Nella cosiddetta globalizzazione, i variegati valori: morali, economici, politici e culturali, sono minati nella loro essenza, evidenziando come la cartina al tornasole, le gravi anomalie, dai contorni a volte addirittura grotteschi, assurdi, imbrigliati da un’intensa rete di angosce. Le prime pagine dei giornali, nonché le immagini televisive offrono una visione cruenta del nostro tessuto sociale. La televisione anche istituzionale, come la Rai, esautora i programmi culturali mentre i Manager sono sempre più impegnati a dissolvere i suddetti o nella migliore delle ipotesi a relegarli sul canale non visibile al grande pubblico, come avviene per “Rai Storia”, magistralmente diretto da Giovanni Minoli, oppure a dirottarli sulle fasce di ascolto con minore audience, un esempio emblematico, quelle notturne. Ciò si verifica, diversamente dal passato, che suggellava nella Rai, quale pietra miliare, la cultura con una produzione foriera, di programmi, inchieste, sceneggiati di grande spessore, determinanti nella battaglia tout – court contro l’analfabetizzazione e l’ineguaglianza sociale, mentre oggi propina al grande pubblico, reality e fiction in una dimensione avulsa dai sentimenti che trovano la naturale “ibernazione”. In questa panoramica le notizie drammatiche, come il delitto Scazzi, imperversano quotidianamente, contribuendo ad alimentare in una parte dell’opinione pubblica, subdole curiosità ed un interesse a volte morboso, forse per distogliere l’attenzione dalla criticità dei problemi di vitale rilevanza per la collettività: lavoro, economia, salute, ambiente, tutela dei diritti primari, da un lungo lasso di tempo disattesi. Pertanto non trovano adeguata informazione la protesta degli immigrati che declamano un loro legittimo diritto che da giorni bivaccano su una torre al centro di Brescia e minacciano di lanciarsi nel vuoto per la protratta indifferenza delle istituzioni o altri focolai di contestazioni estreme analoghe, come dei cassintegrati a Nocera Umbra in provincia di Perugia. Si adoperano altri parametri per i personaggi della malavita, che hanno acquisito un ruolo determinante nell’economia emergente, con infiltrazioni nella classe politica del nostro “Bel Paese” e con ramificazioni in quella internazionale, nonché per i terroristi e per gli autori di efferati delitti, che diventano nella “forma mentis” di un pubblico crescente, uomini da imitare e di tutto rispetto. Tutto ciò che promana oppure riflette la loro immagine: interviste, articoli, etc …, meritano “naturalmente” attenzione ed adeguata risonanza anche al termine della loro esistenza terrena. I giovani rappresentano le vittime eccellenti, dei falsi idoli e degli insulsi modelli, grazie alle trasmissioni, come “Il Grande Fratello”, “La Fattoria”, etc… con le quali il successo sembra facile da perseguire ed arridere a coloro che sono privi di scrupoli, mentre la bellezza fisica a volte pseudo-bellezza per la presenza di soggetti ai limiti dell’anoressia, il valore predominante. Nelle trasmissioni sono invitati i personaggi con spessore culturale ridotto e “plusvalenze” di animosità, oppure impreziositi da percing. Il risultato consequenziale e catastrofico è dimostrato dalle drammatiche statistiche che annoverano l’aumentato uso di sostanze stupefacenti e degli alcolici ed il dilagare della delinquenza nelle fasce di età giovanile sempre più  sopraffatte dal dilagare del “martellante” consumismo. In un confronto con il Ministro della Gioventù, Giovanna Meloni, che ospite in una recente competizione elettorale, conveniva sulle diverse affermazioni da me suindicate non possiamo riscontrare nel “modus operandi” del suo Ministero come negli altri, una politica coerente con questi assunti, ma piuttosto il perseverare di un operato pregnante di demagogia. Un atteggiamento diametralmente opposto è adoperato per coloro, che nel corso degli anni hanno contribuito a tenere “viva” e ad alimentare quotidianamente ed interrottamente la cultura fino all’ultimo respiro. In questo marasma la morte recente di un grande attore del passato, come Aldo Giuffrè, costretto ad allontanarsi prematuramente dai teatri e dai set televisivi per contrastare una grave malattia (è riuscito soltanto a donarci in extremis una sua pubblicazione) e dello scrittore eccellente Giulio Cattaneo, funzionario Rai nato a Firenze nel 1925, impegnato per anni nei programmi culturali è morto il 2 settembre scorso. Ha lavorato per 40 anni alla RAI ed ha pubblicato libri di narrativa, saggistica e critica letteraria, trascorrendo la vita ad occuparsi di programmi culturali. I suoi saggi hanno assunto un ruolo fondamentale nella storia della letteratura italiana. Raccontò e ci aiutò ad amare quella del 1900. Amico di Giorgio Bassani e di Carlo Emilio Gadda ha ricevuto nel corso della vita numerosi e prestigiosi riconoscimenti, tra i quali: il Premio Viareggio e il Premio Campiello. La ricerca della qualità era una prerogativa dei suoi programmi. Pertanto una scelta obbligata anche della trasmissione l’Approdo, che andava in onda nelle ore notturne sul secondo canale. Quello che curava e proveniva da Giulio Cattaneo era sempre il risultato di un lavoro intellettuale mentre i programmi attuali che oggi imperversano hanno nuovi moduli nei quali a prevalere è la tecnologia e l’effetto scenico, tutt’altro che la cultura. Queste aberranti situazioni hanno le radici nella responsabilità della classe politica, che per la crescente indifferenza ed inosservanza della legalità, contribuiscono a disaffezionare i cittadini, protagonisti del partito “del non voto”. Per avere una società diversa è necessaria una moralizzazione della classe politica ed una maggiore attenzione dell’opinione pubblica non più condizionata dalla scelta delle ideologie, bensì dalle valenze operative e morali degli artefici della politica. (Alberto De Marco)

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