Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

E’ operativo il codice dell’ordinamento militare

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2010

Non tutti sanno che l’attuale governo ha messo in atto la più grande “riforma” legislativa degli ultimi 50 anni che riguarda il mondo militare. Tanto per dare un’idea di quello che sta accadendo diciamo che il Governo ha pensato di semplificare la enorme mole di norme creando ex novo un codice ed un regolamento, composto da 2272 Articoli (- libro primo – organizzazione e funzioni – libro secondo- beni;  – libro terzo – amministrazione e contabilità; – libro quarto – personale militare;  – libro quinto – personale civile e personale ausiliario delle ff.aa.;  – libro sesto – trattamento economico, assistenza e benessere;  – libro settimo – trattamento previdenziale e per le invalidita’ di servizio;  – libro ottavo – servizio militare e servizio degli obiettori di coscienza in tempo di guerra o di grave crisi internazionale;  – libro nono – disposizioni di coordinamento, transitorie e finali.
Con l’entrata in vigore del codice sono abrogate ben n. 1085 norme (leggi, decreti legge, regi decreti, decreti luogotenenziali, decreti legislativi) che vanno dal 1885 al 01.01.2010 (art. 2268 del codice – Abrogazione espressa di norme primarie) inoltre vengono anche abrogate ben 334 norme “secondarie” (D.P.R.,Decreti ministeriali ed interministeriali e regi decreti) ancora in vigore che vanno dalle regie patenti del 1814 al D.P.R. n. 215 del 23.12.2009 (art. 2269 del codice Abrogazione espressa di norme secondarie).  Per dare un’idea di quello che è stato cancellato con il codice basti pensare all’abrogazione, tra l’altro, delle leggi 11 luglio 1978, n. 382, 24 dicembre 1986, n. 958; del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196; ed del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 e tantissime altre norme di primissimo riferimento per lo status dei militari.
Su tutta questa complessa e articolata materia è legittimo chiedere al ministro della difesa On. Ignazio La Russa alcuni chiarimenti applicativi ed esplicativi riguardo L’art. 1349 comma 3 che sancisce: “agli ordini militari non si applicano i capi I, III e IV della legge 7 agosto 1990, n. 241” , in considerazione di tale disposto, per i trasferimenti, che la giurisprudenza ha considerato ordini, non si applicheranno più le procedure previste dalla legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, ossia l’avvio e la conclusione del procedimento di trasferimento non sono più obbligatori. E ancora L’art. 1350 (disciplina militare) comma 3 che sancisce:  “Il richiamo non produce alcun effetto giuridico e non dà luogo a trascrizione nella documentazione personale dell’interessato né a particolari forme di comunicazione scritta o pubblicazione, fatta salva l’annotazione in registri a esclusivo uso interno per le finalità previste dal comma 4.” (Il comma 4 sancisce:  “Si tiene conto del richiamo, limitatamente al biennio successivo alla sua inflizione, esclusivamente:  a) ai fini della recidiva nelle mancanze per le quali può essere inflitta la sanzione del rimprovero;  b) per l’accertamento del presupposto di cui all’ articolo 1369, comma 1”. Ed ecco le perplessità nella fattispecie: Questa sostanziale modifica del ex Regolamento di Disciplina Militare, introduce dei registri interni dove verranno annotati i richiami verbali e scritti inflitti ai militari da qualsiasi superiore al fine di utilizzarli per due anni come memorandum per le recidive e per l’accertamento del presupposto dei due anni dall’ultima sanzione per la cancellazione delle sanzioni disciplinari ex art. 77 del Regolamento di Disciplina Militare. E’ difficile immaginare con questo quadro normativo “rivoluzionario” quali siano le procedure di tutela che il militare punito con il richiamo verbale possa mettere in campo per tutelare i propri legittimi interessi. Il rischio è una “schedatura” di tutti i militari. Inoltre L’art. 1483 comma 2.sancisce:  “Ai militari di cui all’articolo 1350, è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni, anche sindacali, e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, sindacati, organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative. La norma così formulata tende, di fatto, a limitare ogni diritto sancito dalla costituzione italiana tanto che  “tale applicazione è da ritenersi anticostituzionale e non conforme ai diritti politici che hanno i militari della comunità europea e peggiorativa perché nel regolamento di disciplina militare del 11 luglio del 1978 prevedeva  Ai militari in uniforme di servizio e negli orari di servizio“ è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni, anche sindacali, e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, sindacati,organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative.

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