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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

I movimenti per la vita crocifissa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2010

Lettera al direttore. Dimenticare la risurrezione del Cristo e preferire vederlo solo sulla croce, è un gravissimo errore che commettono molti cristiani. Del resto, vederlo in croce, il Cristo,  ci rassicura. E’ lì, sulla croce, che il Signore soffre per noi, per la nostra salvezza. Oltre a salvarci, in qualche modo ci libera anche dai sensi di colpa. Se poi c’è un nostro simile che soffre e che il Cristo in croce ce lo mostra in carne e ossa, qui e ora, ci sentiamo ancora più rassicurati: non c’è bisogno che siamo noi personalmente a sacrificarci, a pagare per le nostre colpe, giacché c’è chi lo fa al posto nostro.  Le conseguenze di questo modo di pensare, magari inconscio, possono essere pericolose, se non addirittura nefaste.  In Verbi Sponsa (Istruzione sulla vita contemplativa e la clausura della monache) leggiamo: ” Le contemplative claustrali, in modo specifico e radicale, si conformano a Gesù Cristo in preghiera sul monte e al suo mistero pasquale…Al dono di Cristo-Sposo, che sulla croce ha offerto tutto il suo corpo, la monaca risponde similmente con il dono del suo corpo, offrendosi con Gesù Cristo al Padre e collaborando all’opera della redenzione” (N. 3). Ecco: le monache, in fondo, sacrificandosi per noi e al posto nostro, ci rendono un bel servizio. Si dà il caso però che  l’atto redentore di Cristo fu perfetto e sovrabbondante, e che Gesù non chiese mai a nessuno di collaborare all’opera della redenzione.  Ma se le cose stanno così, se coloro che soffrono, volontariamente o involontariamente, sono cristi in croce, non viene abbastanza naturale augurarsi, magari inconsciamente, che ci sia sempre qualcuno che soffra per noi e al posto nostro? Nel mese di settembre del 2008, padre Aldo Trento, missionario in Paraguay, divulgava la fotografia impressionante (Tempi.it 23 settembre 2008) di un bambino irrimediabilmente malato, e riferiva: «Il piccolo Victor di un anno…geme in continuazione… mmm, ah, ah, ah…La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio…Attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa…l’altro giorno gli è scappato l’occhio destro: è rimasta una cavità vuota che spurga di tutto…Victor, il mio bambino, non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo…Il mondo dice: perché non lo lasciate morire?…Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme…Lo bacio, lo bacio sempre… i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte… non più testa ormai, sgonfiata, con la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù…Come vorrei che questo scritto con la foto arrivasse a chi ha deciso che Eluana “deve” morire. No, non può morire se Dio non ha ancora deciso. La vita è sua, di Dio… se la uccidiamo saremo tutti più poveri e disgraziati». Ecco: padre Trento aveva il suo piccolo cristo in croce che soffriva per lui e al posto suo. Per noi e al posto nostro. Il piccolo Gesù agonizzante da baciare e coccolare. E così giunge a pensare che quei tubicini, quegli apparati sofisticati per tenerlo in vita per forza, in continua agonia, siano voluti da Dio, che sia Dio ad aver deciso di non volerlo subito in cielo. Deve restare ancora sulla terra a soffrire. Per farci sentire meglio.   Eluana Englaro non sembra soffrisse, ma era pur sempre un cristo in croce da accarezzare e coccolare. Perché non tenerla in vita il più a lungo possibile? Questo modo di pensare spinge oggi i movimenti per la vita ad esultare poiché il Governo ha istituito la Giornata nazionale degli stati vegetativi, per il 9 febbraio, data in cui ad Eluana fu restituita la pace.  Movimenti per la vita, oppure per la vita crocifissa?  (Renato Pierri e Miriam Della Croce)

3 Risposte to “I movimenti per la vita crocifissa”

  1. Aldo Cannavò said

    Credere che la Crocifissione di Cristo sia sufficente per salvarci è un’errore di certe Chiese protestanti e di certi che addomesticano in Vangelo a modo loro. Non considerano la frase di Gesù:” chi mi ama prenda la sua croce e mi segua”. Da questa frase capiamo che tutti nascono con la loro croce,come salvezza dal retaggio del peccato,nostro o di altri.
    Gli antichi ebrei credevano che il dolore personale esistesse per scontare i propri peccati.Gesù ha detto però:non pensiate che sia così,facendo capire che molte sono le cause della sofferenza.Certamente spesso soffriamo per scontare i nostri peccati,come capiamo anche dalla guarigione del paralitico dopo che Gesù gli dice: ti sono perdonati i tuoi peccati,alzati e cammina.Volersi spiegare il mistero della sofferenza è avere la pretesa di essere come Dio.Non ci rendiamo conto che questa vita dura un batter d’ala e qualsiasi siano le gioie od i dolori,hanno la stessa durata,sono situazioni passeggere.Gesù nel discorso della montegna dice pure: Beati gli afflitti,perchè saranno consolati.Naturalmente,si intende nella vita eterna,che renderà vane le gioie di questo mondo, ma valorizzerà tutti i dolori di questa breve vita con la corrispettiva gioia eterna.Interrompere una vita sofferente, anche se agli sgoccioli,significa togliere a chi soffre la possibilità di lucrare,per se o per altri la gioia infinita del Paradiso. – Naturalmente per l’ateo o lo pseudo credente quanto sopra è incomprensibile.La persona saggia non può negare od osteggiare molti misteri di questa vita,può solo dire: non capisco.

  2. Francesca Ribeiro said

    Vorrei invitare il signor Cannavò a leggere con attenzione e a confutare punto per punto lo scritto di Renato Pierri, qui pubblicato il 15 novembre, dal titolo: “Il buio del venerdì e la luce della domenica”. Così potrà capire il senso della frase di Gesù: “Chi mi ama prenda la sua croce a mi segua”. Frase che non era certo rivolta ai bambini la cui sofferenza è sotto “l’ombra del non senso” (Giovanni Paolo II), e non ha spiegazione alcuna.
    Ma se ha buona volontà, legga pure i tre libri di Renato Pierri. Contesti pure quelli punto per punto, con validi argomenti, e poi ne riparliamo.

  3. Aldo Cannavò said

    Grazie per l’informazione,ma non ho il tempo di leggere i libri di Renato Pierri,che troverei certamente interessanti.
    Insisto però sul concetto del mistero del dolore,specie di chi è innocente,che però,come cristiano accetto con umiltà,mentre non posso accettare le critiche di chi non prende come chiave di lettura le Sacre Scritture che parlano pure del dolore.
    Come credente mi rassicura sapere che Dio ama le sue creature e vuole solo il loro bene,anche se non mi permetto di mettermi al suo livello per giudicare il suo operato,che nessuna sua creatura può illudersi di poter giudicare senza cascare nella presunzione.

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