Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La Binetti del catechismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

Lettera al direttore. La giornalista Rosa Ana De Santis, su Altrenotizie (internet) scrive:  “Il suicidio di Monicelli poteva sembrare un gesto di disperazione e solitudine soltanto agli occhi di un’integralista prigioniera del catechismo come lei e disinteressata al valore altissimo della spiritualità”. Vale la pena ricordare che la Binetti, del Catechismo, così come del Vangelo, non è che abbia capito molto. La cattolica Binetti, infatti, porta il cilicio. Questa pratica appartiene ad un aspetto aberrante della cultura cristiana, che contrasta con la ragione, col Vangelo  e, guarda un po’, anche col Catechismo della Chiesa cattolica. Secondo questo, “il corpo dell’uomo partecipa alla dignità di “immagine di Dio”, e quindi non deve essere maltrattato, ma considerato “buono e degno di onore” (cf n. 364 Catechismo, e Gaudium et spes, 14). Se il suicidio è “contrario al giusto amore di sé…all’amore del Dio vivente” ( Catechismo, n. 2281), lo è parimenti tormentare il proprio corpo. La differenza tra chi si procura tormenti e chi si uccide è quantitativa non qualitativa. Alcuni santi si sono tormentati a tal punto da abbreviare la loro esistenza. Un lento suicidio, anche se non voluto. Vorrei permettermi di suggerire alla senatrice di esser più cauta e soprattutto più cristiana nei giudizi sul suo prossimo.  (Attilio Doni)

Una Risposta to “La Binetti del catechismo”

  1. Aldo Cannavò said

    San Francesco chiamava il suo corpo fratello asino.La mortificazione del corpo nel concetto cristiano è considerata come mezzo dello spirito per padroneggiare le tendenze verso il male. Ha quindi una funzione ascetica.Come cattolico ringrazio la Binetti,che ci rappresenta,per la sua difesa dei concetti cristiani.Anch’io,come tanti altri,considero un atto di sconfitta il suicidio di Monicelli.Nel Vangelo Gesù ci insegna il valore della mortificazione del corpo digiunando per quaranta giorni,naturalmente non per disprezzo del corpo ma per la sua purificazione, anche se per Lui non non era necessario. Avrebbe pure potuto redimere l’uomo senza farsi crocefiggere, ma ha scelto la sofferenza come segno d’amore.
    Come si vede,é la giornalista Rosa Ana del Santis a non aver compreso la lezione del Vangelo.

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