Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 13 dicembre 2010

Anna Maria Rossi: Percorsi di volo

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Roma 14 – 21 dicembre 2010 Via Margutta, 53 ABIS Apertura: 11,00- 13.00 / 16.30- 19.30 Inaugurazione: lunedì 13 dicembre 2010, ore 18.00 Mostra d’esordio della pittrice e scultrice Anna Maria Rossi negli spazi della Galerie de Paris, una delle più antiche gallerie di Via Margutta. Da quest’anno lo spazio espositivo, specializzato nella pittura post impressionista, si propone il lancio di nuove figure artistiche nel panorama attuale con le quali ripercorrere le forme dell’arte contemporanea, ma soprattutto, evidenziare la necessità di un’arte autentica.
L’esposizione intitolata “Percorsi di Volo”, presenta una trentina di opere tra pitture e sculture, ma anche una serie molto affascinante di incisioni. Un percorso con il quale rivivere le atmosfere primo Novecento, ritrovare lo slancio e lo spirito che indusse i cubisti e i futuristi a spingersi oltre la prospettiva tradizionale per liberare le figure e le forme, il gesto pittorico e le linee di fuga e giungere nelle loro composizioni a quella sensazione illimitata del dinamismo e del movimento.
L’interesse verso l’arte ha portato Anna Maria Rossi a sperimentare negli anni differenti modalità e tecniche di espressione artistiche: dagli esordi nella decorazione della porcellana alla scoperta della creta nella cornice della Scuola delle Mura di Via Campania, per proseguire nel mondo della scultura, della pittura e dell’incisione. Frequenta i corsi della scuola del S. Giacomo con la prof. Iva Nardi e con il prof. Luigi Bruno e diversi corsi dell’École des Beaux Arts di Parigi. Sotto la guida della prof. Carla Maria Fibbi affina la sua sensibilità nel cogliere luci e ombre dell’essenza della materia; mentre dal 2007, grazie all’amica pittrice Anna Maria Polidori, scopre il fascino della pietra bianca leccese. Anna Maria Rossi è sempre alla ricerca di nuovi mezzi espressivi per saziare la sua curiosità, slancio vitale che le consente un legame più profondo con le realtà e la spinta a volare oltre.

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Sant’Agostino di Mattia Preti alla GNC

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Cosenza 15 dicembre – ore 11.00  Palazzo Arnone Ancora un dipinto di Mattia Preti nella Galleria Nazionale di Cosenza. La pregevole raccolta si arricchisce di una nuova, importante acquisizione portata a felice compimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, su proposta avanzata fin dal 2008 dal Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, Fabio De Chirico.  Il dipinto arriverà a Cosenza nei prossimi giorni e sarà presentato in anteprima a Palazzo Arnone, nella conferenza stampa indetta per mercoledì 15 dicembre 2010, alle ore 11.00. Interverranno Fabio De Chirico, soprintendente; Francesco Prosperetti, direttore regionale Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria; Mario Caligiuri, assessore regionale alla cultura e  Salvatore Perugini, sindaco di Cosenza. La tela raffigura Sant’Agostino, assorto nello studio, mentre interrompe la scrittura per volgere lo sguardo attento verso l’osservatore. L’immagine, isolata nel buio dello sfondo, è illuminata con rapidi tocchi. L’analisi introspettiva del volto e l’accurata descrizione dell’abito vescovile conferiscono all’anziana figura l’autorevole dignità di dottore della Chiesa. Il dipinto potrebbe risalire al primo periodo maltese, fase artistica che vide il Cavalier Calabrese meditare attorno a suoi precedenti lavori, per sperimentare, con l’ausilio della bottega, inedite sintesi stilistiche. L’opera sarà sottoposta ad indagini diagnostiche e delicati interventi conservativi al termine dei quali andrà ad aggiungersi alla prestigiosa quadreria di Palazzo Arnone, trovando definitiva collocazione negli spazi espositivi dedicati al Maestro calabrese.  Nel corso della conferenza stampa saranno illustrate le modalità di allestimento ed apertura al pubblico del cantiere didattico di restauro.

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Grano, semine a picco causa maltempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Il maltempo autunnale, con piogge e alluvioni che hanno colpito vaste aree a nord e a sud dell’Italia, nelle nostre campagne ha fortemente limitato la semina dei cereali autunnali. Secondo stime di SIS – Società Italiana Sementi, impresa sementiera leader nella produzione e commercializzazione di seme di frumento tenero e duro, la riduzione delle semine va da un meno  10-15% delle aree più precoci come Bologna e la Romagna, a meno 30-40% di Veneto, bassa Lombardia e alta Emilia nonché centro Italia. Per quanto riguarda i frumenti duri, SIS ricorda che le sue  varietà, tra le quali spicca per diffusione il ‘Claudio’, sono tutte perfettamente alternative e quindi seminabili tranquillamente anche in periodo ‘primaverile’, e cioè fino a tutto febbraio. Naturalmente più la semina è posticipata, più è opportuno rivolgersi a varietà precoci. SIS è impegnata ad evitare il rischio di una forte contrazione delle semine e quindi di un ulteriore calo della produzione di frumenti. “Si tratta – commenta Cristofori – di forniture strategiche per la qualità del made in Italy (pane e pasta). Nell’attuale scenario di volatilità dei mercati, non si deve disincentivare la produzione nazionale e quindi la capacità di auto-approvvigionamento del nostro Paese, rendendo l’industria di trasformazione ancor più dipendente dalle importazioni”.
SIS è la prima società sementiera tutta italiana, leader nei cereali e nel riso. Ha sede a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna ed è controllata dal sistema dei Consorzi agrari italiani. Negli anni ha concentrato risorse umane e finanziarie nella ricerca, per mettere a disposizione dei produttori i migliori prodotti.(grano)

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Fiducia: la sirena berlusconiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Roma Palazzo Madama. Il canto della sirena berlusconiana stamani si è fatto sentire per una buona mezz’ora all’assemblea dei senatori e attraverso le reti televisive che si sono collegate in contemporanea per rilanciare attraverso l’etere e amplificarne il messaggio. Cosa ha detto  di nuovo? In pratica niente. Deve, ha commentato qualcuno, aver letto nella notte il Gattopardo dove la rivoluzione garibaldina è stata liquidata con “un tutto cambiare per nulla cambiare”. E’ un discorso non fatto al popolo sovrano, non fatto ai parlamentari da statista ma di un uomo che cerca disperatamente il potere come scudo e non come servizio per l’interesse generale del paese. Si parla di un salto nel buio. E’ vero. Berlusconi ha costruito un potere intorno a sé e ha tarpato le ali ai suoi possibili concorrenti interni compresi Fini e Casini. Ma è anche vero che se lo consideriamo un tumore maligno prima lo eliminiamo e più facile sarà per il paziente sopravvivere e guarire. E’ un’operazione difficile ma necessaria. Per un’Italia ingessata e ripiegata su se stessa forse è il momento che diventi l’occasione per quella rivoluzione culturale che tutti noi attendiamo da tempo. E’ l’unico modo per ridare alla politica una pausa di riflessione, per ridare il ruolo che le spetta senza clamori, annunci, provocazioni, scandali. Ma soprattutto per un serio rimescolamento delle carte dove non c’è posto per gli arrampicatori senza scrupoli che bivaccano in Parlamento e sono trasversali a tutti gli schieramenti politici. E’ questa la rivoluzione che attendiamo e forse oggi non siamo ancora preparati a scatenarla. Ci manca l’uomo giusto per vanificare il fascino delle parole fatte non per la ragione ma per la seduzione. Questi sono i tempi, purtroppo. (A.R.)

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Campagna sicurezza del web

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Roma 14 dicembre 2010 alle ore 10 Presso l’Hotel Boscolo Exedra – Sala Diocleziano Piazza della Repubblica, 47 conferenza stampa Per la presentazione della campagna sulla sicurezza del web Via della Sicurezza Interverranno: Dott. Antonio Apruzzese – Direttore Polizia Postale e delle Comunicazioni Ing. Carlo Giordano – Amministratore Delegato Gruppo Immobiliare.it

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Occupato il palazzo di Finmeccanica a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Roma ‘’L’Italia non è in vendita’’. Questo il maxistriscione che sventola dal tetto del palazzo di  Finmeccanica, in piazza Montegrappa a Roma, occupato questa mattina dai militanti di CasaPound Italia. Al momento un centinaio di militanti di Cpi staziona sul tetto dello stabile, mentre dentro e sotto l’edificio circa trecento persone sono schierate a difesa dell’’occupazione’, simbolico presidio per tutelare l’italianità delle grandi aziende pubbliche.  In contemporanea con l’azione della Capitale, centinaia di militanti di Cpi stanno ‘assediando’ con striscioni, bandiere italiane e fumogeni tricolore la Oto Melara di La Spezia, l’Agusta di Varese, l’Ansaldo Breda di Napoli e la Fincantieri di Palermo,  mentre striscioni ‘L’Italia non è in vendita’ e volantini a sostegno del ‘blitz’ di CasaPound contro le privatizzazioni sono comparsi in circa cinquanta città italiane.  ‘’Non ci interessa sapere chi governa – recita il volantino – Non ci interessano i giochi di palazzo. Non ci interessano i cambi di poltrona. Ci interessa solo far sapere ai tecnici che l’Italia non è in vendita, e che c’è qualcuno pronto a combattere. Le aziende di Stato creano occupazione per centinaia di migliaia di lavoratori, fanno incassare miliardi di euro alla comunità nazionale e soprattutto garantiscono la sovranità dell’Italia. Tanti politici e tanti ‘tecnici’ le stanno cucinando per farle ‘mangiare’ agli amici (privatizzandole). Senza queste aziende l’Italia muore. Sostieni CasaPound, è in gioco anche il tuo futuro’’. ‘’Con questa azione coordinata in tutta Italia vogliamo dire ‘no’ a qualunque ipotesi di privatizzazione delle aziende di Stato, da Finmeccanica a Fincantieri fino all’Eni – spiega il presidente di Cpi Gianluca Iannone – in un momento in cui è fortissimo il rischio di trovarsi di fronte a un esecutivo ‘tecnico’ che, nella confusione, possa dare ascolto alla pressione di lobby internazionali, sacrificando ad altri interessi il bene del Paese’’, conclude Iannone.   (fonte http://www.casapounditalia.org)

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Rai: 24mila voci

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Parte sabato 25 dicembre in diretta dall’Auditorium della RAI di Napoli “24 mila Voci “, il nuovo talent show di prima serata di RaiUno condotto da Milly Carlucci. Il 25 dicembre e il 1 gennaio, per due puntate, sette gruppi canori provenienti da tutta Italia si sfideranno interpretando ciascuno un diverso stile musicale, dal pop, italiano e straniero, al rock, dal cross over al gospel e al rap melodico italiano. “24mila Voci” non è solo una fucina di talenti ma una vera e propria sfida canora a eliminazione tra gruppi di canto e spettacolo dai 17 ai 60 anni, selezionati in maniera capillare con casting in tutte le regioni d’Italia. Obiettivo, rappresentare tutti gli stili canori grazie ad artisti professionisti non interessati alla carriera musicale ma non per questo meno preparati o appassionati. Artisti che si sono specializzati negli anni esibendosi in locali, pub, serate, festivals, ma che nella vita si occupano di altro: dall’ingegnere al medico, dal gondoliere al maestro di scuola.   Questa è l’Italia scoperta da “24mila Voci”, un mondo di passione e professionalità composto da gente comune di enorme talento. Un’Italia che non è stata ancora raccontata, dove l’artista non è individualista ma si realizza nel gruppo. Un’Italia che non fa cronaca, ma la storia dei nostri paesi e delle nostre città. “24mila Voci” è un programma giovane, innovativo, ma nel solco della tradizione di RaiUno. Musica e sentimenti, talenti e spettacolo, eleganza ed emozioni….e grandi ospiti a impreziosire le loro esibizioni. Questo nuovo programma, che Milly Carlucci propone assieme al suo gruppo (lo stesso di Ballando con le Stelle e Miss Italia) si ispira  ai fenomeni televisivi mondiali del momento che stanno spopolando soprattutto negli Stati Uniti, e strizzano l’occhio ai Feel Good Show mutuati dalla televisione statunitense. Il suo scopo è  quello di riportare l’entusiasmo, l’energia e la gioia di vivere nel canto in gruppo, come pratica terapeutica che fa star bene e stimola l’ottimismo e la vitalità.  Giudicheranno le esibizioni tre esperti, specializzati rispettivamente in canto, ballo e spettacolo. Ogni puntata, articolata in più prove, vedrà la partecipazione straordinaria di un grande cantante. Nella  prima ogni gruppo si esibisce in un classico del proprio stile e nella seconda duetta con una star della musica. Assieme a Milly Carlucci ci sarà Miss Italia 2010 Francesca Testasecca che si esibirà in alcuni momenti di spettacolo e porterà sul palco le voci e le impressioni del pubblico.
“24mila Voci” e’ una produzione RaiUno e Ballandi Entertainment SpA. Un programma di Milly Carlucci e di Giancarlo De Andreis, Claudio Fasulo, Maddalena De Panfilis, Giovanni Giuliani, Simone Pippo, Gilda Saetti e Svevo Tognalini. Firma la Regia Danilo Di Santo. (milly carlucci)

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Virginie Connan conquista Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

La stilista Virginie Connan, parigina di nascita, ma bustocca per amore, ha scelto Milano per il lancio in Italia del suo marchio, Le Lièvre e et la Tortue. Apre proprio in questi giorni un temporary store in corso Garibaldi 117, nello spazio Senza tempo. “Ho voluto Milano per il lancio della mia collezione in Italia, – spiega – perché è una città civettuola, ma anche pragmatica, proprio come le mie creazioni. Milano ha fatto del suo stile, della sua moda, uno dei suoi marchi riconoscibili in tutto il mondo e da qui voglio partire per farmi conoscere in Italia. Inoltre è vicino a dove vivo, così posso essere facilmente raggiungibile, da tutte quelle persone, che mi conoscono e che mi hanno incoraggiata in questi anni a seguire il mio sogno di tornare nella moda per creare un mio marchio. Dopo il successo della sfilata parigina in autunno, dove per la prima volta ho presentato la mia linea di moda, adesso ho deciso di puntare sull’Italia, il Paese, che mi ha accolto e dove ho costruito una casa, una famiglia, una vita intera”. Le Lièvre et la Tortue, marchio di moda della stilista Virginie Connan, si caratterizza per uno stile che si pone tra l’Haute Couture e il Prêt-à-Porter, con capi unici realizzati tutti in materiali diversi, perché ogni singolo capo sia esclusivo, ma con prezzi accessibili. Il temporary store di Le Lièvre et la Tortue è una bella alternativa alle boutique tradizionali, ma senza rinunciare al fashion e al servizio di avere accanto nella scelta dell’abito o dell’accessorio una personal shopper in grado di consigliarvi e darvi suggerimenti per un look raffinato, ma allo stesso tempo portabile, caldo e pratico, o per scegliere un accessorio per un regalo originale ed esclusivo da mettere sotto l’albero.
Degni di nota le sciarpe e le stole caratterizzati dalla classica rosa della stilista Virgine Connan, l’abito adatto a capodanno o alle serate mondane che mette in evidenza piccole porzioni di pelle, normalmente coperte, i cappotti realizzati in materiali sempre differenti, le originali camice, caste davanti, ma che nascondono una scollatura che si chiude con un fiocco sulle spalle. Uno stile, che veste sia le taglie 42 che le più morbide over 46, grazie agli accostamenti che Virginie Connan sa creare, mix che superano le barriere del tempo, di epoche e stili, di tradizione e avanguardie, confermando una tendenza che ama accostare tra loro categorie diverse, il moderno con l’antico, l’opulento con l’essenziale, le forme di sculture figurative alle linee avveniristiche del pezzo unico di design.
Virginie Connan è nata in un piccolo paese nella campagna francese non molto lontano da Parigi. Dopo il diploma a Esmod, la scuola di moda più prestigiosa di Parigi, e uno stage da Dior, ha lavorato per anni a New York nel mondo della moda. (virginie, sera, sciarpa, nero, camicia)

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Mostra Padre Marella

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Bologna 14 dicembre 2010, alle ore 17.00 (Via Nazario Sauro, 22) presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale presentazione del libro e inaugurazione della mostra Padre Marella (Ed. B.U.P. nella collana “Sotto i portici” a cura di Tiziana Roversi e Claudia Alvisi) Testo di Alberto Sebastiani Disegni di Gianluigi Toccafondo Introduce Virginiangelo Marabini Intervengono Marco Antonio Bazzocchi e gli autori La mostra dei disegni resta aperta al pubblico fino al 22 gennaio 2011. (padre marella)

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Uto Ughi in Concerto

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Luxembourg 14 dicembre 2010 alle ore 20, presso il conservatorio di Musica (33, rue Martem) L’evento è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura del Lussemburgo in collaborazione con il Conservatorio di Musica della città del Lussemburgo. Un programma d’eccezione per questo storico concerto dove il celebre violinista darà spettacolo con il suo consueto virtuosismo, spaziando da Tartini (Il Trillo del diavolo) a Beethoven (Sonata n. 5 op. 24 “La Primavera”), da Wieniawski (Légende op. 17 e Polonaise op. 4) a Paganini (Paganiniana), per finire con Saint Saens (Introduzione e Rondo’ capriccioso).
Il Maestro Uto Ughi è uno dei più grandi violinisti del nostro tempo, impegnato da sempre nella salvaguardia del patrimonio musicale italiano e alla valorizzazione dei giovani talenti.
Straordinariamente dotato, ha cominciato prestissimo gli studi di violino e ha suonato in pubblico per la prima volta a sette anni, eseguendo la Ciaccona della Partita n.2 di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Si esibisce con le orchestre sinfoniche più prestigiose e sotto la direzione di alcuni tra i più grandi maestri. Intensa anche la sua attivià discografica. Uto Ughi suona con un Guarnieri del Gesù, detto Grumiaux, del 1744 dal suono caldo e cupo, e con uno Stradivari del 1701, detto Kreutzer, perchè appartenuto a questo musicista al quale Beethoven dedico’ la famosa Sonata.
Alessandro Specchi si è diplomato al conservatorio Cherubini di Fienze e inizia subito un’intensa attività concertistica che lo porta in giro per il mondo, collaborando con famosi musicisti.

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Liberismo berlusconiano e anarchia capitalista

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Rosario Amico Roxas in risposta ad un commento su Il Secolo d’Italia del  10.12.2010 si chiede: “Chi mi da una chiave liberale alle due scottanti affermazioni di Fini?? 1) Fini disse : “Chi crede che da qui alla fine della legislatura si potranno tagliare le imposte per le famiglie e per le imprese evidentemente crede a Babbo Natale”. Forse invece del Tea Party è stato al De Pretis Party. Poi ha parlato di tassare i risparmi: “La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è né di destra né di sinistra”. Io aggiungerei, non è neanche liberale!!!” “Io non sono berlusconiano – precisa Rosario –  e non intendo difenderlo,voglio solo analizzare le frasi che ha detto Fini (Bocchino ha detto che si definiscono liberali). Bisogna riuscire a capire la profonda differenza esistente tra liberalismo ( da cui “liberale”) e l’attuale liberismo berlusconiano che sfocia nell’anarchia capitalista. In atto esiste un vero e proprio muro di gomma a difesa dei grandi patrimoni finanziari, proprio quelli che producono ricchezza finanziaria ma improduttiva e parassitaria, non generano nessun posto di lavoro, non promuovono il progresso e lo sviluppo, non sostengono la ricerca, non garantiscono la sicurezza nel posto di lavoro. Secondo le nuove teorie degli economisti il «neoliberismo» si distinguerebbe dal capitalismo «liberale» di ieri dal fatto che, mentre rivendica, oggi come ieri, l’utilizzo dello Stato come «capitalista collettivo» al servizio dell’economia nazionale, ripudia lo stato interventista nell’economia privata. Ciò ha come primo risultato lo smantellamento dello stato sociale e la svendita dei servizi pubblici alle imprese private con lo scopo di trasformare, quelli che erano considerati costi sociali, in occasione di sfruttamento e realizzazione di profitti. La privatizzazione neo-liberista non guarda in faccia nessuno: i servizi fondamentali, i trasporti, l’istruzione, la salute l’energia e le telecomunicazioni, tutto ciò che fino a poco tempo fa era considerato, pur se demagogicamente, bene collettivo, viene sottomesso alla logica del mercato. La proposta liberista 3montiana attualmente monopolizzatrice degli intendimenti di questo governo, ha origini remote, attuali quando nacquero ma oggi dichiarate obsolete dall’andamento economico delle nazioni occidentali. Il periodo liberista, iniziato dopo la crisi strutturale degli anni ‘70 e inizio degli ‘80 si caratterizza per la ritornata egemonia della proprietà del capitale sulla sua gestione. Il periodo precedente, entrato in crisi e chiamato “compromesso keynesiano”, è durato pochi decenni. La fase attuale del capitalismo, di ripresa della egemonia di quello che chiamano “finanza” (la finanziarizzazione), presuppone modifiche alla forma della proprietà sul capitale, con il suo trasferimento nelle grandi istituzioni finanziarie, gestite della professionisti specializzati. Con il liberismo 3montiano è in corso la grande operazione del capitalismo: esige la libertà del mercato e nel mercato; sostiene che il mercato si regolamenta da solo; impone le sue regole, le sue alleanza, impone i suoi cartelli per oscurare la concorrenza, provoca la svalutazione della moneta e la rivalutazione dei beni di consumo che vengono “spinti” da compiacenti campagne pubblicitarie, gode della depenalizzazione del falso in bilancio, evade il fisco senza nessun rischio di essere perseguito…..poi arriva la crisi che il capitalismo stesso ha generato…allora si rivolge allo Stato, alle sovvenzioni, agli aiuti e aiutini, finanziamenti, utilizzando il più turpe dei ricatti: i posti di lavoro. O ci date i quattrini oppure licenziamo. Potrebbe fare lo stesso anche la mafia: “interrompete la lotta alla mafia oppure licenziamo gli esattori del pizzo, i killer, i capibastone, i picciotti”. Il paragone è provocatorio ma non blasfemo. Se una azienda come la FIAT, che distribuisce dividenti e, nello stesso tempo, si rivolge alla Cassa integrazione, venisse “socializzata” (non nazionalizzata) e affidata per reparti a cooperative degli stessi operai e impiegati, consorziati fra di loro, con una programmazione produttiva elaborata da tecnici con stipendi “normali”, con partecipazione a parte di utili e incremento di posti di lavoro con il resto, si raggiungerebbero gli scopi qualitativi che l’interesse parassitario degli investitori azionari non hanno. Si tratterebbe di un “capitalismo sociale” incomprensibile in questa italietta, che marcia rapidamente verso l’argentinizzazione dell’economia: grandi capitali in mano a pochissime persone, Stato autoritario, limitazioni delle garanzie costituzionali, mediocrità al governo (così non creano problemi)”. (Rosario Amico Roxas)

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Fiducia: Gli scrupoli dell’ultima ora

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Editoriale. La circostanza più sorprendente di queste ore è data dai tanti scrupoli che si fanno taluni parlamentari che pur militando da anni in formazioni politiche avverse all’attuale maggioranza, o ne hanno ravvisata la pericolosità per una conduzione fallimentare della vita pubblica, sentono ora il bisogno di mettere da parte il giudizio critico in nome di un supposto interesse nazionale. Perché non sono stati coerenti sino in fondo e non hanno rassegnato le dimissioni da parlamentare? Lo dovevano per coerenza ed onestà intellettuale. Per tutti, ovviamente, vi può essere un ripensamento ma non si può, per questo, coinvolgere gli elettori che votandolo a suo tempo hanno con lui sentito forte il richiamo del dissenso da lui espresso per una certa causa e per certe leadership. Diverso ci appare il giudizio dei parlamentari che hanno creato una nuova formazione denominata Fli e che è guidata da Gianfranco Fini. Costoro non negano la loro appartenenza all’area di centro-destra ma dicono, semplicemente, che chi li guida non è più il garante di una linea politica da loro sottoscritta. In effetti il Pdl è il partito che ha inteso aggregare due movimenti: Forza Italia di Berlusconi e Destra Nazionale di Fini. I due sono poi diventati i cofondatori del nascente Pdl. Si disse allora con pari dignità e ruolo politico. A questo punto se uno dei due afferma che l’altro ha tradito le attese è giusto e corretto che rompa il patto di unità e riprenda il cammino autonomamente. Lo deve per rispettare il mandato ricevuto che non esclude la vigilanza e la coerenza ai valori per i quali hanno professato il loro impegno parlamentare. Se il tam tam mediatico vuole confondere le idee cercando di alzare la voce e creare confusioni tutto questo dovrebbe forse lasciare interdetto l’uomo della strada ma non chi per anni ha militato in un partito, ha una preparazione specifica e conosce la politica dal di dentro. E allora non meravigliamoci se taluni parlamentari per il loro volta gabbana sono stati messi alla berlina o difesi ad oltranza. Per loro, per quanto si voglia difenderli, resta un giudizio severo perché le scelte fatte all’ultima ora non sono credibili. Questo è quanto ed è giusto che sia detto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Fiducia: Santa Lucia aiutaci tu

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Dicembre è mese di tradizioni e ricorrenze e una di queste è oggi la festa di Santa Lucia che, come dice un vecchio adagio è il giorno più breve che ci sia e questo perché attorno al 13 dicembre si ha effettivamente un “accorciamento” delle giornate, nel senso che questo è il periodo dell’anno in cui il sole tramonta più presto. Ma Santa Lucia è anche la protettrice della vista. Il Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, pur non volendo risultare blasfemo, pur non volendo scomodare i Santi e pur non intendendo mischiare sacro e profano, vuol però far in qualche modo coincidere questa ricorrenza con alcune considerazioni.  “Ci si passi l’accostamento – dice Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – ma visto che in terra non troviamo nessun interlocutore capace di ascoltarci ci sono rimasti solo i Santi e in questa giornata particolare sono due le cose che ci vengono in mente. La prima – dice Maccari – è quella di augurarci che l’inizio del solstizio d’inverno, che accorcia le giornate, faccia definitivamente scendere il buio su un Governo bugiardo e pericoloso che in tema di sicurezza e legalità si è vantato di risultati raggiunti solo con i sacrifici delle Forze di Polizia e della Magistratura. La seconda è che Santa Lucia possa far guarire i rappresentanti dell’Esecutivo Berlusconi da una cecità che gli ha impedito di guardare allo sfascio in cui questo Paese è stato portato da operazioni di sciacallaggio della democrazia. Una cecità che impedisce anche al Ministro Maroni di vedere cosa accade nelle Questure e in tutti gli Uffici di Polizia che sono allo stremo di risorse umane, finanziarie e logistiche”.  “Per chiunque creda ancora nell’importanza della libertà come valore da difendere da ogni tipo di attacco esterno e soprattutto per chi crede che le Forze dell’Ordine debbano essere gli unici preposti al mantenimento della tenuta democratica del Paese – conclude il leader del Sindacato Indipendente di Polizia – può esserci una sola soluzione alla fine di questo scempio. Votare la sfiducia a questo Governo che ha tradito tutti gli italiani raccontando bugie, millantando successi e lasciando dietro di sé solo le macerie di un Paese più povero e oggi meno sicuro perché il Comparto Sicurezza è indebolito come non mai dalle scelte operative dell’Esecutivo nazionale. Speriamo che questa volta almeno i Santi vengano in nostro soccorso!”

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Cadini Group: prima rottamazione poi abbandono

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

E’ l’idea contro la crisi del gruppo di moda fiorentino per questo Natale. Nell’Outlet aziendale di via Pepe 47, Firenze, porti un vestito vecchio, che andrà in beneficenza alla Caritas fiorentina, e lo cambi con uno nuovo ricevendo un significativo sconto sull’acquisto. “Aiutare la moda non ci ha pensato nessuno eppure dà da lavorare a migliaia di cittadini. Con il mercato Italiano abbiamo chiuso, da ora in poi lavoriamo solo con l’estero. Il sistema non tutela gli investitori e la burocrazia ci uccide. Il progetto Moda della Regione Toscana presentato lo scorso marzo per le PMI è una barzelletta”.
I numeri parlano chiaro. Negli ultimi due anni il settore moda ha prodotto, tra il 2008 ed il 2009 una riduzione del fatturato, del saldo commerciale e degli ordinativi di circa il 30-40%, provocato un forte ricorso alla cassa integrazione e ha costretto alla chiusura di 1900 imprese. “
L’operazione rottamazione è già attiva da qualche giorno nell’outlet aziendale di via Pepe 47, a Firenze. Tutti gli altri negozi di Cadini Group presenti in Italia sono stati chiusi “perchè il sistema Italia – precisa polemicamente Raschid – non offre le giuste garanzie per continuare ad investire qui. La burocrazia ci uccide forse più della crisi. In Italia continueremo ad investire sempre sul marchio perchè il nostro prodotto è comunque esclusivamente Made in Italy. Ma non commerceremo più nel nostro paese. Continueremo a commercializzare il nostro prodotto esclusivamente all’estero. Ci sono infatti paesi, come la Cina, l’India e gli Stati Uniti, in cui Cadini ha un mercato fiorente. Il retail del sistema total look è in crisi, si vende poco e la gente non paga: per incassare un credito ci vuole talvolta un anno e mezzo, arriva il momento di riscuotere e poi magari scopri che l’azienda è già morta. Non c’è tutela, il sistema non dà garanzie e tempi certi. Il progetto Moda della Regione presentato lo scorso marzo è insufficiente e limitato. Le PMI sono l’ossatura di questo paese e vanno tutelate ed aiutate. Invece si continua a pensare solo alle grandi aziende”.
Cadini è nato con una grande passione per lo stile, la moda e la creatività. Ha mosso i suoi primi passi nel 1970 come semplice laboratorio artigianale di Firenze. La forza di CADINI sta nella produzione di prodotti solo della migliore qualità esclusivamente con tessuti e creatività del miglior ‘made in Italy’. Cadini Group è presente con i suoi shop in Bahrain, Brasile, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, India, Iraq, Giordania, Lettonia, Messico, Nigeria, Russia e Regno Unito. Ha un fatturato di oltre venti milioni di euro. La sua produzione si basa esclusivamente sul ‘made in Italy’, utilizzando esclusivamente tessuti pregiati di aziende italiane come Ermenegildo Zegna, Cerruti 1891, Vitale Barberis Canonico Zignone.

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Uccisioni di eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Rafah (Egitto), I trafficanti di Abu Khaled hanno ucciso ancora nel Sinai. Oggi nel pomeriggio due diaconi ortodossi sono stati assassinati dai mercanti di carne umana. Gli assassini li sospettavano di aver chiesto aiuto al mondo civile. Le autorità locali non agiscono e sono complici dei criminali. Gli altri migranti sono stati pestati e torturati. Gli aguzzini non danno più loro acqua e sono costretti a bere la propria urina. Altri migranti, non sappiamo il loro numero, vengono portati in laboratori clandestini per la vendita dei loro reni. Le donne incinte sono state sottoposte ad aborto. Molti giovani sono in fin di vita. L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e le ong della rete umanitaria chiedono alle Nazioni Unite e all’Unione europea di agire in modo più efficace, per evitare che la serie di orribili crimini contro l’umanità continui. La sola diplomazia e l’indifferenza non salveranno queste persone innocenti dai carnefici del Sinai.

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Il presidente risponde

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Mi sento mortificato… da qualche tempo invio i miei articoli anche al sito della presidenza del Consiglio (il cui contenuto dovrebbe risultare ben noto ai miei oltre 800 lettori); lo faccio per correttezza; non è mio costume inveire contro chicchessia senza che l’interessato ne sia da me stesso informato. Pochi secondi dopo l’invio dell’articolo, spesso quotidiano, mi arriva la seguente risposta di ringraziamento: Il Presidente del Consiglio  la ringrazia per l’invio del suo messaggio al quale risponderemo al più presto. Ho provato un senso di disagio, pur comprendendo che si tratta di una risposta automatica, ma potrebbe essere  più anonima, priva di ringraziamenti, anche perché non si conosce il contenuto dei messaggi. Poi ho riflettuto e, finalmente, ho capito…  questa tipologia di convenevoli è data dalla sicumera che anima le convinzioni del cavaliere  che gli suggeriscono di ringraziare,  in quanto chiunque si prende la briga di scrivergli non potrebbe  farlo se non per blandirlo, lodarlo,  corteggiarlo, esaltarlo; chi dissente non dovrebbe avere l’onestà culturale di informarlo, anche in regime di autodifesa. E’ inimmaginabile sia per il cavaliere che per i suoi fedelissimi, che qualcuno si prenda la briga di sottolineare le manchevolezze, che spesso, invadono le attività sia presidenziali che  cavalleresche. Così arriva il ringraziamento a-priori…. Che mai mi abbiano risposto  è più che evidente. (Rosario Amico Roxas)  (n.r. quella del presidente Berlusconi, ci verrebbe la voglia di dire, è una sorta di risposta “evangelica”: se ti danno uno schiaffo porgi l’altra guancia. La verità è, invece, che nessuno legge le missive che vengono inviate perché il popolo deve stare fuori dalla politica, deve servire solo per fare da claque e applaudire a comando)

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L’italiano “green” che vuole bene all’Africa

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Quasi 900mila ettari di aree coltivabili, un posto di lavoro fisso per circa 600 persone che diverranno 150mila quando la produzione entrerà a pieno regime tra Senegal, Guinea, Etiopia e Kenya. E poi ancora pozzi d’acqua potabile, scuole, case, presidi sanitari, ospedali. E un futuro in cui credere. Basterebbe questo per fare di Luciano Orlandi, classe 1946, il nuovo Enrico Mattei. Uomo attaccato ai valori di una volta, si direbbe: quelli del lavoro, ma anche del futuro. Perché, per usare una frase del fondatore dell’Eni, «mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare, e senza studiare non si può fare strada». Come Mattei, anche Orlandi -originario di Turbigo (Novara)- s’interessa di energia. Energia pulita, quella prodotta con l’olio vegetale. Ma ancora più etica. Perché lui, quando ha scoperto «per caso» che in Africa spuntava autoctona la jatropha, una pianta non commestibile dall’uomo, ha aguzzato l’ingegno: produrre biocarburanti aiutando i paesi più poveri e rispettando la direttiva della Fao “no food for fuel”, ossia nessuna coltura alimentare per produrre energia. La storia di Orlandi inizia nei primi anni ’80. S’interessa all’emergente settore delle energie rinnovabili. Fonda, assieme alla Jenbacher (oggi del gruppo General Electric), una società che produce impianti di cogenerazione e si mette a realizzarli un po’ in tutta Italia. Poi, la società viene venduta alla Asea Brown Boveri, più nota come ABB. Poi l’esperienza politica lo assorbe totalmente. Nel 1992/1993, sotto il mantello delle inchieste di Tangentopoli ci finisce anche lui, all’epoca sindaco di Galliate (Novara). Ne esce assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste), ma preferisce ritirarsi a vita privata. Poi, nel 1999, proprio non ce la fa a stare con le mani in mano: «Sono fatto così. Non ci riesco a non fare nulla. Anche se ne avevo le possibilità». Uomo dell’energia, uomo di energia. Alla fine degli anni ’90 fonda la Nuove Iniziative Industriali, con sede a Galliate e inizia a produrre energia idroelettrica. La svolta arriva nel 2005 quando si reca in Senegal assieme a una delegazione del Comune di Galliate. Il piccolo Comune piemontese, infatti, nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale aveva donato circa 400mila euro per una serie di interventi. Tra questi fondi, 25mila furono donati da Orlandi per la realizzazione di un pozzo d’acqua. «Quando siamo arrivati abbiamo visto che alcuni mezzi che erano stati donati erano completamente inutilizzati. Chiedemmo il perché. Ci risposero che non potevano usarli in quanto da loro la benzina e il gasolio costano uno stipendio mensile di un lavoratore». Da qui la domanda: a cosa serve dare una mano a qualcuno se poi non si hanno gli strumenti perché questa mano funzioni? Orlandi nota che nonostante il caldo e la siccità, una pianticella cresce rigogliosa. È la jatropha, un arbusto perenne che necessita di pochissimi litri d’acqua ad ettaro per poter crescere. Non è commestibile e, dunque, in Senegal nessuno si sogna di coltivarla. Ma il biocombustibile sta facendo passi da gigante.
Orlandi prima vola in India, a Jaipur, dove all’università studia nel dettaglio le proprietà di questa pianticella. Poi apre canali preferenziali con le istituzioni senegalesi, parla con le comunità, si reca nei villaggi. Spiega e illustra il progetto: coltivare jatropha, aiutare le popolazioni. Nel 2006, l’idea si è concretizzata e in Senegal iniziano a essere seminati i primi 100mila ettari di coltivazioni. Intanto il mercato si allarga. E, assieme ad alcuni soci, la Nuove Iniziative Industriali acquisisce terreni anche in Guinea, Etiopia, Kenya. «Oggi abbiamo circa 900mila ettari di terreni coltivati. Non siamo ancora a regime, ma ci arriveremo tra tre/quattro anni. Oggi lavorano nelle piantagioni circa 600 persone che, tra tre anni, quando si passerà anche alla spremitura dei semi, diventeranno circa 150mila». Già, perché il nuovo Enrico Mattei non si è accaparrato dei terreni e basta. Gli altri lo fanno, i cinesi, i giapponesi. Lui no. Ha messo in campo quelli che si chiamano “progetti di compensazione”. Non solo strutture essenziali per una vita meno difficile (acqua potabile, pozzi, case, ospedali), ma anche professionalità: «Tra i filari della jatropha insegniamo ai contadini locali come si piantano le patate e il mais. Le patate del Senegal sono gustosissime». E poi competenze agrarie e industriali perché il processo di produzione porterà alla realizzazione anche degli impianti di spremitura (oggi avviene in Italia) in modo da avere il totale processo di produzione dell’olio combustibile in loco. Intanto, però, dall’olio prodotto dalle piante dell’Africa si generano elettricità e calore per aziende del calibro di Cerruti, Ermenegildo Zegna, per le cliniche del gruppo San Rossore di Pisa, per gli stabilimenti della Sinterama, leader mondiale del filato sintetico. E tutto grazie a una pianta. E ad un uomo. (Stefano Morelli)

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Roma: i controlli della polizia municipale

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Più di 960 contravvenzioni per violazione del Codice della strada; oltre 160 sanzioni per sosta in aree pedonali; costante monitoraggio e controllo etilometrico, 94 automobilisti fermati e nessuno risultato positivo al test alcolemico. Sono questi i risultati portati a termine dai vigili urbani di via di Montecatini durante la movida notturna del fine settimana a cui si aggiungono i controlli a tappeto,  nelle zone di Trastevere, Sallustiano, Trevi, Colonna, Campo Marzio, Pigna, Esquilino/Termini, Parione e Sant’Angelo per contrastare l’abusivismo commerciale con il sequestro di 645 pezzi contraffatti. Durante il week end, il gruppo della municipale ha comminato due multe anche a due giovani turisti spagnoli che si sono immersi nella Fontana di Trevi.

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Cancun: ignorati i popoli, vince il mercato

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Se il pianeta ha la febbre a Cancun non è stata curata, anzi. Nulla di vincolante è stato deciso nell’accordo uscito all’alba di ieri, nonostante l’enfasi data dai governi riuniti e dalla stampa al testo conclusivo emerso dalle due settimane di lavori. Cancun conferma sostanzialmente il consolidamento della logica emersa a Copenaghen, ampliando i meccanismi attraverso cui la gestione della crisi ambientale e climatica passa attraverso la finanziarizzazione e nuove speculazioni economiche. Il fondo verde, i mercati di carbonio e il meccanismo dei Redd+  non sono altro che false soluzioni che istituiscono una sorta di “diritto di inquinare”, in base al quale i paesi industrializzati continuano con le emissioni pagando “indulgenze” compensative che si risolvono nell’ennesimo ricatto verso i paesi del sud del mondo. Che la logica di Copenaghen sia stata trasferita a Cancun è dimostrato anche dal ruolo centrale affidato qui in Messico alla Banca Mondiale, che paradossalmente, dopo esser stata tra i colpevoli della crisi economica ed ecologica, gestirà per i primi tre anni il Green Fund. Ben lontani da incorporare nel proprio linguaggio espressioni come ‘debito ecologico’ , su cui invece i movimenti per la giustizia ambientale di tutto il mondo insistono, nei documenti si continua a puntare sull’urgenza del trasferimento tecnologico, ribadendo il ruolo centrale del settore privato e dei meccanismi finanziari.  Una “soluzione” palliativa che non risolve le cause principali, che facilita solo la creazione di nuovi mercati per le aziende già pronte a investimenti internazionali su larga scala e al mercato di nuove tecnologie definite ‘appropriate per l’ambiente’. Tutto senza focalizzare l’impatto socio-economico, senza trattare degli effetti sulle popolazioni direttamente colpite e costrette alle migrazioni – che pure interesseranno anche i paesi più sviluppati, messi di fronte alla sfida posta dai nuovi e massicci flussi in entrata. Dopo 5 anni di conferenza delle Parti nulla è stato risolto, anzi. Mentre a Cochabamba in soli tre giorni lo scorso aprile 40.000 delegati di 142 paesi e 40 rappresentanti di altrettanti governi avevano raggiunto un accordo che individuava le cause della crisi sistemica proponendo misure concrete per far fronte alla crisi climatica. Proposte che dopo essere state incluse nelle negoziazioni preliminari, sono rimaste lettera morta a Cancun, decisione che ha causato il no della Bolivia all’accordo finale. La crisi ecologica non è fatta solo di cambiamenti climatici. È anche disastri ambientali, nuovi e massicci flussi migratori, distruzione di economie locali, violazione del diritto al cibo e alla salute e la distruzione di milioni di vite umane. Di fronte a questa consapevolezza nessun adattamento è possibile. Parlare di giustizia climatica significa oggi in realtà parlare di relazioni di potere, di sistemi economici, processi produttivi e modelli di consumo. Per questo siamo più che mai convinti che per affrontare il maniera concreta la crisi sistemica (economica, ecologica, finanziaria, energetica, alimentare e migratoria ) occorra rimettere al centro la giustizia sociale ed ambientale. È questa la scommessa concreta ed urgente che i movimenti e la società civile di tutto il mondo hanno iniziato ad assumere per unire sempre di più le lotte e le alternative in marcia dal nord ad sud del mondo, dalle fabbriche alle campagne, dalle città ai territori con un unico obiettivo comune:cambiare il sistema, non il clima.

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La chiesa cattolica in Sicilia dopo l’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Carlo Ruta. Quando, il 20 settembre 1870, cadde Roma, e con essa l’ultimo tassello dello Stato Pontificio, entrava nel vivo una questione condizionante, in grado di competere, per certi versi almeno, con quella meridionale, che pure andava assumendo caratteri tipicamente militari, e con quella sociale, avvertita già a tutti i livelli. Da allora, i governi sabaudi, che si erano trovati nella necessità di attingere alle risorse della Chiesa per saldare i deficit dei bilanci di Stato, dovettero fare i conti fino in fondo con le tradizioni del paese reale, che, a dispetto del dilagante anticlericalismo, insistevano a trovare punti di forza nell’autorità morale dei campanili, delle parrocchie, delle diocesi, lungo tutto il territorio nazionale. La determinazione non venne meno, beninteso. Da vincitore, e da Stato laico, il regno sabaudo continuò a fare le regole, mentre la Chiesa dei pontefici, non più garantita dalla Francia di Napoleone III, reduce dalla mortificazione inferta da Bismarck a Sedan, si ritrovò confinata in uno spazio ristretto, nei palazzi vaticani, da cui dovette abituarsi a recitare la parte della grande sconfitta. Essa scelse, come è noto, l’ostilità strategica, che Pio IX sintetizzò nella formula del non-expedit, con cui veniva motivata l’inopportunità della partecipazione del clero alla vita politica del paese. Il Tevere divenne allora un fossato profondo, fino ad apparire insuperabile. E tale processo, di scollamenti e discordie, seguì in Sicilia un percorso coerente, legato nondimeno alle tipicità di alcune tradizioni.  Il clero dell’isola non era nuovo alle mortificazioni del potere pubblico, recando dietro un lungo iter di contenziosi, più o meno irrisolti. La nota «controversia liparitana» aveva fatto in qualche modo scuola. Aveva costituito comunque uno shock epocale, negli anni settanta del XVIII secolo, la confisca dei beni ecclesiastici pianificata da Napoli dal primo ministro Tanucci e condotta localmente dal vicerè Fogliari. Era stata, allora, la risposta dei Borboni al debordante potere economico che in Sicilia avevano acquisito in particolare i gesuiti, detentori, con altri ordini religiosi, di un terzo della intera superficie agraria. Nei decenni successivi la Chiesa siciliana aveva recuperato comunque il terreno perduto, per presentarsi negli anni clou dell’unificazione con un patrimonio cospicuo, indisponibile alle esigenze demaniali e dei ceti emergenti. La situazione dopo il 1861, agitata appunto dalle ideologie e dalle culture anticlericali, ma pure da bisogni del Tesoro, progredì quindi nella direzione sperimentata dai Borboni di Napoli. Gli effetti del decreto regio del 1867, che aboliva gli enti morali della Chiesa e ne confiscava i patrimoni, furono nell’isola non da poco. I beni delle diocesi finirono all’asta, per essere assunti infine da un ceto distinto, di estrazione borghese, che aveva partecipato in buona misura all’insurrezione e alle guerre garibaldine. Avrebbe potuto essere l’incipit di una rivoluzione agraria. Ma le cose andarono diversamente. Prevalse il principio della conservazione, mentre progrediva, negli ambiti stessi di quel notabilato, in bilico fra istanze democratiche e vecchie aristocrazie, una leva d’«ordine», di facinorosi, di cui per primo Raimondo Franchetti seguì i movimenti. Ma come reagì la Chiesa siciliana alla nuova umiliazione?  Coordinandosi con le difficoltà del tempo, il clero adottò, in via generale, una linea minimalistica. Ritiratasi dalla politica e dagli affari di Stato, la Chiesa scelse di correlarsi con la vita reale, delle città e delle campagne, occupando gli spazi sociali che, per via delle nuove contingenze, erano ancora preclusi allo Stato sabaudo, che d’altronde, prima da Torino, poi da Firenze, infine da Roma, imponeva la propria autorità con l’attivismo, più o meno truce, dei prefetti. A dispetto di tutto, essa continuò a interessarsi dell’educazione dei ragazzi. La legge Casati del 1859, che laicizzava l’istruzione, se aveva escluso infatti l’insegnamento religioso dalle scuole superiori, lo manteneva in quelle elementari. Per alcuni limiti formali in sede legislativa, la situazione rimaneva tale d’altronde dopo il varo della riforma Coppino del 1877. Come bene avrebbe rilevato Gramsci, la chiesa cattolica, forte del proprio radicamento, tanto più nel Mezzogiorno rurale, era legittimata comunque a rappresentare il mondo contadino, in condominio con il nascente socialismo. Se nella prassi politica le ragioni laiciste rimanevano allora preponderanti, sul terreno sociale, il prete, il vescovo, altre figure del clero, rimanevano essenziali. E soprattutto a quel punto in Sicilia come altrove, il mondo cattolico, fu indotto a coinvolgersi nelle questioni, a dividersi quindi, fino a rivelare due anime, compatibili e tuttavia distanti.  Da una parte si manifestava una Chiesa liturgica, che associava la tradizione al censo, il latinorum alle istanze dei potentati territoriali. Era già in cammino, evidentemente, la Chiesa che avrebbe prevalso nel primo Novecento, dagli anni del fascismo al dopoguerra. Dall’altro lato si poneva in gioco il cattolicesimo sociale, quello della povera gente, che con poche risorse ma con princìpi irrinunciabili avrebbe scortato le emergenze del secolo e di quello successivo. Con l’enciclica Rerum Novarum, Leone XIII cercò di trovare un punto di mediazione tra tali due realtà, riconoscendo legittimità alla questione operaia, mentre in Sicilia, da Caltagirone, il prete Luigi Sturzo maturava l’idea di un movimento politico, che chiamasse in causa la questione meridionale, facendo leva sul mondo contadino, attraverso gli strumenti della cooperazione, delle casse rurali, per combattere l’usura, dell’associazionismo. Negli anni della Destra come in quelli della Sinistra la questione contadina andò giocandosi in ogni caso nelle città, nelle borgate, nelle campagne, talvolta con effetti clamorosi, come quando, sotto il governo Crispi, la crisi economica, accentuata dalla guerra commerciale con la Francia e dalla diffusione della fillossera, che già negli anni ottanta aveva distrutto gran parte dei vigneti siciliani, fece erompere i bubboni del latifondo e delle miniere di zolfo. Le due linee del mondo cattolico emergevano allora con perentorietà.  I Fasci dei lavoratori, che percorsero la Sicilia nei primi anni novanta, non coinvolsero solo contadini ed operai sensibili alle dottrine socialiste. Nelle piazze e nelle campagne, dove si manifestava contro le vessazioni feudali, con naturalezza i ritratti di Garibaldi e Mazzini venivano coniugati con le icone di Cristo e perfino dei santi patroni. Si trattava appunto del cattolicesimo più in basso, che, a dispetto di tutto, cominciava a interloquire con le associazioni socialiste. Altro fu invece l’atteggiamento del clero ufficiale, che in quasi tutte le diocesi censurò in modo emblematico il movimento, prendendo le difese dei latifondisti e dei proprietari di zolfare. In un primo momento il vescovo di Caltanissetta Giovanni Guttadauro dimostrò un qualche riguardo per le rimostranze popolari, ritenendo che non se ne potessero dissimulare le cause. Ma nel 1894, quando la repressione di Crispi chiudeva i conti con i Fasci, con il risultato di oltre 150 morti, precisò la propria opinione, affermando che le plebi erano state illuse «da istigatori malvagi e da ree dottrine». E in modo analogo si espressero altri prelati, dal vescovo di Noto Giovanni Blandini, che definì «stoltizia» l’aspirazione a una distribuzione equa dei beni, al cardinale di Palermo Michelangelo Celesia, che si congratulò di persona con commissario regio Roberto Morra di Lariano, pianificatore delle stragi che posero fine al movimento.   Negli anni successivi il cattolicesimo dal basso continuò a operare in difesa della dignità umana. Nei primi decenni del Novecento ebbe pure i suoi morti, come Giorgio Gennaro, ucciso a Ciaculli nel 1916, Costantino Sella, ucciso a Resuttano nel 1919, Stefano Baronia, ucciso a Gibellina nel 1920. Introdottasi nel nuovo ordine di cose, la Chiesa ufficiale assumeva invece lo status di potere fra i poteri, con la sanzione dei Patti Lateranensi. La continuità di tale status negli anni della repubblica fu poi un esito congiunto del ceto politico guidato da De Gasperi e delle gerarchie di Pio XII. Alla guida dell’arcidiocesi di Palermo finiva a quel punto il cardinale Ernesto Ruffini, secondo cui la mafia era solo un’invenzione per colpire la DC e i siciliani. Con l’avvento di Giovanni Roncalli e con i percorsi della Chiesa post-conciliare pure nell’isola si sarebbe aperto comunque il tempo delle rettifiche. Carlo Ruta. (Fonte: “Left Avvenimenti – L’Isola Possibile”)

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