Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Liberismo berlusconiano e anarchia capitalista

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Rosario Amico Roxas in risposta ad un commento su Il Secolo d’Italia del  10.12.2010 si chiede: “Chi mi da una chiave liberale alle due scottanti affermazioni di Fini?? 1) Fini disse : “Chi crede che da qui alla fine della legislatura si potranno tagliare le imposte per le famiglie e per le imprese evidentemente crede a Babbo Natale”. Forse invece del Tea Party è stato al De Pretis Party. Poi ha parlato di tassare i risparmi: “La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è né di destra né di sinistra”. Io aggiungerei, non è neanche liberale!!!” “Io non sono berlusconiano – precisa Rosario –  e non intendo difenderlo,voglio solo analizzare le frasi che ha detto Fini (Bocchino ha detto che si definiscono liberali). Bisogna riuscire a capire la profonda differenza esistente tra liberalismo ( da cui “liberale”) e l’attuale liberismo berlusconiano che sfocia nell’anarchia capitalista. In atto esiste un vero e proprio muro di gomma a difesa dei grandi patrimoni finanziari, proprio quelli che producono ricchezza finanziaria ma improduttiva e parassitaria, non generano nessun posto di lavoro, non promuovono il progresso e lo sviluppo, non sostengono la ricerca, non garantiscono la sicurezza nel posto di lavoro. Secondo le nuove teorie degli economisti il «neoliberismo» si distinguerebbe dal capitalismo «liberale» di ieri dal fatto che, mentre rivendica, oggi come ieri, l’utilizzo dello Stato come «capitalista collettivo» al servizio dell’economia nazionale, ripudia lo stato interventista nell’economia privata. Ciò ha come primo risultato lo smantellamento dello stato sociale e la svendita dei servizi pubblici alle imprese private con lo scopo di trasformare, quelli che erano considerati costi sociali, in occasione di sfruttamento e realizzazione di profitti. La privatizzazione neo-liberista non guarda in faccia nessuno: i servizi fondamentali, i trasporti, l’istruzione, la salute l’energia e le telecomunicazioni, tutto ciò che fino a poco tempo fa era considerato, pur se demagogicamente, bene collettivo, viene sottomesso alla logica del mercato. La proposta liberista 3montiana attualmente monopolizzatrice degli intendimenti di questo governo, ha origini remote, attuali quando nacquero ma oggi dichiarate obsolete dall’andamento economico delle nazioni occidentali. Il periodo liberista, iniziato dopo la crisi strutturale degli anni ‘70 e inizio degli ‘80 si caratterizza per la ritornata egemonia della proprietà del capitale sulla sua gestione. Il periodo precedente, entrato in crisi e chiamato “compromesso keynesiano”, è durato pochi decenni. La fase attuale del capitalismo, di ripresa della egemonia di quello che chiamano “finanza” (la finanziarizzazione), presuppone modifiche alla forma della proprietà sul capitale, con il suo trasferimento nelle grandi istituzioni finanziarie, gestite della professionisti specializzati. Con il liberismo 3montiano è in corso la grande operazione del capitalismo: esige la libertà del mercato e nel mercato; sostiene che il mercato si regolamenta da solo; impone le sue regole, le sue alleanza, impone i suoi cartelli per oscurare la concorrenza, provoca la svalutazione della moneta e la rivalutazione dei beni di consumo che vengono “spinti” da compiacenti campagne pubblicitarie, gode della depenalizzazione del falso in bilancio, evade il fisco senza nessun rischio di essere perseguito…..poi arriva la crisi che il capitalismo stesso ha generato…allora si rivolge allo Stato, alle sovvenzioni, agli aiuti e aiutini, finanziamenti, utilizzando il più turpe dei ricatti: i posti di lavoro. O ci date i quattrini oppure licenziamo. Potrebbe fare lo stesso anche la mafia: “interrompete la lotta alla mafia oppure licenziamo gli esattori del pizzo, i killer, i capibastone, i picciotti”. Il paragone è provocatorio ma non blasfemo. Se una azienda come la FIAT, che distribuisce dividenti e, nello stesso tempo, si rivolge alla Cassa integrazione, venisse “socializzata” (non nazionalizzata) e affidata per reparti a cooperative degli stessi operai e impiegati, consorziati fra di loro, con una programmazione produttiva elaborata da tecnici con stipendi “normali”, con partecipazione a parte di utili e incremento di posti di lavoro con il resto, si raggiungerebbero gli scopi qualitativi che l’interesse parassitario degli investitori azionari non hanno. Si tratterebbe di un “capitalismo sociale” incomprensibile in questa italietta, che marcia rapidamente verso l’argentinizzazione dell’economia: grandi capitali in mano a pochissime persone, Stato autoritario, limitazioni delle garanzie costituzionali, mediocrità al governo (così non creano problemi)”. (Rosario Amico Roxas)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: