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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Differenza tra Crocefisso e crocefisso

Posted by fidest press agency su sabato, 18 dicembre 2010

Lettera al direttore. Benedetto XVI ha ringraziato il governo italiano “per quanto ha fatto contro il “tentativo di eliminare il crocifisso dai luoghi pubblici”. Giusto che il Papa prenda posizione a favore del crocifisso nei luoghi pubblici. Che altro dovrebbe fare? Eppure qualcos’altro da fare ci sarebbe. Ad esempio si dovrebbe far notare ai fedeli la differenza tra il termine con la lettera maiuscola (Crocifisso) e quello con la lettera minuscola (crocifisso). E’ importante. Il primo si porta nel cuore, il secondo sul cuore, vale a dire sul petto. Il primo si trova in Chiesa, e quando i fedeli lo vedono lì, pensano al sacrificio del Cristo e lo ringraziano e lo pregano. Il secondo si appende alle pareti delle aule, dove si studia, ma dove alle volte si bestemmia, dove spesso (non alle volte) si maltratta il più debole; e si appende alle pareti dei tribunali, dove spesso entrano peccatori mai pentiti. La presenza del primo nelle Chiese non dà fastidio a nessuno (almeno nel nostro Paese), la presenza del secondo nei luoghi pubblici può dare fastidio a qualcuno. L’assenza del primo nelle Chiese, significherebbe l’assenza del cristianesimo. L’assenza del secondo sul petto o nei luoghi pubblici non significherebbe nella maniera più assoluta l’assenza del cristianesimo. E’ importante. (Francesca Ribeiro)

2 Risposte to “Differenza tra Crocefisso e crocefisso”

  1. Aldo Cannavò said

    Il cristiano lo è sia in Chiesa che fuori,compresi i locali pubblici.Quindi ama vedere il crocifisso,suo simbolo,ovunque. Hanno amato il crocifisso nei luoghi pubblici i nostri bisnonni,i nostri nonni, i nostri genitori,non capisco perchè oggi non debba essere così anche per noi.Non capisco nemmeno perchè la sua presenza debba disturbare chi non è credente, a meno che ad esso susciti qualche rimorso di coscienza.In questo caso il crocifisso sarebbe ancora più benefico.

  2. Francesca Ribeiro said

    Forse, gentile Cannavò, potrebbe capire meglio, leggendo questa lettera dello scrittore, ex docente di religione cattolica, Renato Pierri.
    …………………………………..
    Liberazione 5 novembre 2009

    «Figli miei, quella croce non mi fa piacere». Meglio il pane spezzato e distribuito

    Questo il discorso che a un dipresso potrebbe fare il Signore, riguardo ai crocifissi nei locali pubblici: “Figli miei carissimi, vi stupirete, ma a me non fa per niente piacere stare nelle aule scolastiche e tanto meno nelle aule dei vostri tribunali. Nelle scuole i ragazzi neppure si accorgono della mia presenza, e spesso dicono parole scurrili, si offendono a vicenda, si picchiano, e non di rado alle mie orecchie giungono bestemmie, alle volte inconsapevoli, ma pur sempre pungenti come spine. Non parliamo delle aule dei tribunali, dove mi tocca ascoltare squallide vicende, insopportabili, che vana mi fanno apparire la mia predicazione sulla terra. Io sto bene nel mio tempio, specialmente quando non c’è messa, e c’è poca luce, e silenzio, e poche persone che pregano col cuore. Una cosa però voglio raccomandarvi: quando portate nelle chiese i vostri bimbetti, fate che non posino lo sguardo su di me, giacché un povero cristo in croce, con quegli aculei conficcati nel capo, e i chiodi nelle mani e nei piedi, e il sangue che sembra vero, può recare turbamento ai piccoli innocenti. Voi ci avete fatto l’abitudine, purtroppo, e non ve ne rendete conto. Ma ditemi: chi di voi terrebbe in casa, appesa alla parete, l’immagine di una persona cara suppliziata ed uccisa, ritratta nei momenti terribili dell’agonia e della morte? Assai lontano da voi è il pensiero che io avrei preferito essere ricordato nel momento più bello e commovente della mia vita fra gli uomini, quando ad Emmaus due cari discepoli mi riconobbero allo spezzare del pane. Questo sarebbe dovuto essere il simbolo della mia religione, il pane spezzato e distribuito, e non l’atroce momento dell’agonia. Avete dimenticato, figli carissimi, che dopo il buio del venerdì, è venuta la luce della domenica”.

    Renato Pierri

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