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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Riforma universitaria: lettera aperta ai senatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2010

(fonte:Sun – Universitas News Foglio Indipendente on Line, Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7 Nino Luciani, Direttore responsabile http://www.universitas.bo.it) On.li Senatori, con il ritorno a voi del DDL in oggetto, mi parrebbe giusto dirvi tre cose:
1) Dire del Papa, circa l’università. Incontrando i giovani universitari romani, per i Vespri il 16 dic. 2010, il papa ha sostenuto il “ruolo insostituibile dell’universita’” di soddisfare “il bisogno di una nuova classe di intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali e culturali offrendo soluzioni non astratte, ma concrete e realistiche”. Il papa ha concluso con un appello, agli studenti, “alla pazienza e alla costanza, virtù da non confondere con l’apatia”. Il papa non ignorava sicuramente le manifestazioni dei ricercatori e studenti nelle scorse settimane su DDL Gelmini. E voi non le sottovaluterete certamente. Forse, vi interessa anche la lettera di una “casalinga” (in verita’ una prof.ssa di scuola media in pensione, sensibilizzata dai mass media, sui recenti fatti studenteschi), che mi ha scritto (in relazione al Foglio On Line, da me diretto): “L’Universita’ e’ un mondo che non conosco. Mi sono laureata il 26 giugno 1976. Credo di appartenere di piu’ alla categoria delle “casalinghe”, forse con un maggior senso critico.” “Mi domando se anche la Ministra Gelmini non appartenga al mondo delle casalinghe e non abbia capito neppure lei fino in fondo la sua riforma.”.
2) Nel merito di possibili emendamenti al DDL, preso atto che la sua maggiore pericolosita’, per l’universita’ pubblica, sta nel non avere dotazione finanziaria, e che è coerente col blocco del turnover (5-10.000 professori), e con l’abolizione del ruolo dei Ricercatori a tempo indeterminato (26.000 persone), proporre di prendere in considerazione la riforma del sistema finanziario delle università, posto che oggi l’ostacolo maggiore sia la crisi attuale del bilancio statale.
C’e’, poi, la considerazione che l’attuale sistema ha i difetti tipici dei paesi a pianificazione centralizzata, e dunque:
a) la cifra totale da finanziare e’ soggetta alle bizzarrie annuali dei Ministri del Tesoro.
b) fa ricadere sugli studenti bisognosi e meritevoli il mancato sostegno del diritto allo studio, dovendo le universita’ filtrare i fondi statali per salvare, prima, se stesse. Questa e’ invece la nostra proposta di nuovo sistema finanziario:
a) Il finanziamento delle universita’ pubbliche avviene mediante un fondo statale, quantificato in base al costo standard per studente, moltiplicato per il numero degli studenti iscritti.
La quota finanziata e’ determinata dai Ministeri del Tesoro e della Universita’, e comunque non inferiore al 70% del costo totale stimato, ed e’ ripartita tra le universita’ in proporzione agli studenti iscritti.
b) E’ istituito presso il Miur un Fondo per gli studenti bisognosi e meritevoli, ex-art.34 della Costituzione.
b) Le universita’ determinano i contributi studenteschi, per il pareggio del bilancio, per la parte non coperta dal Fondo statale. E’ obbligatorio per le universita’ il pareggio del bilancio ed e’ istituito il controllo della Corte dei Conti sul bilancio preventivo;
c) I finanziamenti privati alle Universita’ sono fiscalmente deducibili dal reddito imponibile;
d) In prima attuazione e’ garantito a ciascun Ateneo un FFO – Fondo di Finanziamento Ordinario, non inferiore all’attuale.
3) Dire cosa ho pensato quando ho seguito il dibattito del Senato, sul DDL via satellite TV, il 29 luglio 2010. Ho provato disappunto per alcuni concetti, risuonati di continuo (da parte di molti), ma non sorretti da adeguata conoscenza dell’universita’, quali: “i professori hanno dilapidato il denaro pubblico, e’ venuto il momento di pagarli in base ai risultati”; “i concorsi universitari sono diventati parentopoli, e questo ha declassato l’universita. Basta con gli scandali”.  Non Vi confuto, perche’ da anni i sindacati combattono contro queste “deviazioni”. Vi contesto, invece, che il DDL li usi strumentalmente contro l’universita’ pubblica…, non per risolverli; e vi faccio i seguenti rilievi:
a) quanto alle proliferazione delle sedi, la Ministra farebbe bene a parlarne con gli enti locali, prima che con noi;
b) quanto alla moltiplicazione dei corsi di laurea, il fatto e’ avvenuto in periodo di sperimentazione, in cui le lauree quinquennali dovevano, per legge, essere spezzate in due (ossia 3+2), e quindi anche ogni insegnamento andava, di norma, spezzato in due; e che le lauree quadriennali (che erano la quasi totalita’), andavano aumentate di un anno, oltre che spezzate in (3+2).
Comunque sia chiaro che questo spezzettamento ha determinato un aumento del carico di docenza e di amministrazione, ma non maggiori oneri per lo Stato. Il maggior carico di docenza e’ andato sui preesistenti docenti di ruolo (con pochissime nuove assunzioni, rispetto agli studenti, divenuti 1.800.000), e prevalentemente sui docenti precari (55.000 persone, tra cui ci sono delle vere menti), ai quali oggi il DDL sputa in faccia (dimenticando che gli studenti rimarranno 1.800.000);
c) quanto a parentopoli, il DDL ne amplifica di fatto le “deviazioni” perche’ esse, divenendo “buie”, saranno senza limiti. Infatti il DDL abolisce il concorso locale tra gli “abilitati alla ricerca”. Invece andava mantenuto il concorso locale, ma con commissioni giudicatrici, scelte per sorteggio (non per votazione). (Nino Luciani)

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