Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 26 dicembre 2010

Politica: gli “inciuci” in salsa italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Editoriale. L’anno che si chiude, dal punto di vista degli eventi politici, segna il divorzio tra Fini e i finiani e Berlusconi e il Pdl. Un evento che avrebbe dovuto portare alla sfiducia del governo e aprire la strada ad una nuova stagione senza la presenza ritenuta “ingombrante” dell’attuale premier. Ciò non è stato sebbene la vittoria fosse stata risicata. Ma è accaduto che all’interno dell’area dei “moderati” di centro-destra e con qualche defezione del centro-sinistra, si è formata una nuova coalizione (circa ottanta deputati) che si definisce “terzo polo”. Con questa mossa Fini è uscito, in pratica, sconfitto, mentre Casini di colpo è diventato la figura di maggiore richiamo e persino, per taluni, l’erede naturale del Presidente del Consiglio. Così il nostro Pierferdinando con un colpo solo ha messo in ombra il suo diretto rivale Fini e lo ha costretto, per salvare la faccia, ad entrare in una coalizione dove la leadership non potrà più essere sua. Fini, a sua volta, ha sprecato quasi tutti gli spazi di manovra anche in conseguenza della sua carica istituzionale che ora gli pesa come un enorme macigno. E stranamente a dirsi, a tutti conviene che resti a fare il Presidente della Camera. Per il centro destra questo terzo polo è diventato, secondo la legge dei vasi comunicanti, la stampella che ci vuole per un governo che sembrava più leghista che altro. Bossi lo ha intuito e non si fida tanto che preferirebbe andare a votare subito. Con questa manovra il centro destra si è, in pratica, allargato e tende ad isolare i leghisti e tra circa tre anni, quando scadrà il mandato naturale di questa maggioranza, c’è da giurare che anche il voto del nord farà segnare un passo indietro alla Lega. Ma c’è di più. Potremmo dire, parodiando un vecchio detto, che i pifferi del centro sinistra andarono per suonare e furono suonati pensando a grandi alleanze per un governo di “salvezza pubblica”. Ora se qualcuno ancora si chiede dove stia l’inciucio lo rimando a quella ripresa televisiva all’interno della Camera dei deputati dove Berlusconi e Casini s’incontrano dopo il voto di fiducia del 14 dicembre scorso. Entrambi sorridevano con aria soddisfatta. Si sono stretti la mano e si sono abbracciati felici come tante pasque. Eppure Casini aveva votato la sfiducia… e aveva perso. A buon intenditor… (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Fumo. Smettendo la vita si allunga

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Oltre 55 anni di osservazione del fenomeno hanno documentato una relazione causale tra il fumo e molti tipi di morte. Quello che invece non è documentato è quanto si riduca il tasso di mortalità da fumo, quando si smette rispetto a chi continua a fumare. O meglio i dati sulla questione sono incerti. Così come resta ambiguo il ruolo causale del fumo di sigaretta in tumori come quello ovarico o quello colorettale. Un nuovo studio, pubblicato su Jama, cerca di ovviare a queste lacune in particolare definendo quanto lo smettere di fumare incida sulla mortalità totale e su quella causa-specifica nelle donne. I risultati riconfermano che smettere di fumare è essenziale per garantirsi una salute migliore. Lo studio prende lo spunto dai dodici anni di follow-up del Nurses Health Study, dodici anni che hanno permesso di definire il grado di mortalità da fumo a confronto con chi non ha mai fumato, per cause come la malattia vascolare o i tumori in una popolazione femminile. Ma anche quanto lo smettere di fumare abbia ridotto il rischio.

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Una strategia europea per le malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

In Europa oltre 100 milioni di persone sono colpite da sintomi di disturbi muscolo-scheletrici. Il Parlamento chiede quindi di attribuire maggiore rilievo alle malattie reumatiche nella nuova strategia comunitaria in materia di salute e incoraggia gli Stati membri ad attuare piani nazionali per lottare contro tali malattie. L’adozione di politiche sociali e sanitarie a favore di persone che soffrono di malattie reumatiche ridurrebbe i costi socioeconomici correlati a tali patologie.  All’apertura della seduta il Presidente ha annunciato all’Aula l’iscrizione al processo verbale – e quindi l’adozione formale da parte del Parlamento – di una dichiarazione sottoscritta dalla maggioranza dei deputati che invita il Consiglio e la Commissione a  attribuire «maggiore rilievo» alle malattie reumatiche nella nuova strategia comunitaria in materia di salute, considerando anche i notevoli costi socioeconomici che esse comportano. Incoraggia poi gli Stati membri a «istituire e promuovere» l’attuazione di piani nazionali per lottare contro tali malattie.  D’altra parte, secondo il Parlamento, l’adozione di politiche sociali e sanitarie basate sull’analisi delle esigenze delle persone che soffrono di queste malattie «ridurrebbe i costi socioeconomici correlati a tali patologie», pari all’1-1,5% del RNL nei paesi sviluppati. Infine il Parlamento suggerisce di elaborare una raccomandazione del Consiglio sulla diagnosi precoce e il trattamento delle patologie reumatiche e di sviluppare una strategia intesa a migliorare l’accesso alle informazioni e alle cure mediche.  Le malattie reumatiche sono patologie croniche «dolorose e invalidanti». Rilevando che una percentuale della popolazione compresa tra il 30 e il 40% presenta sintomi di disturbi muscolo-scheletrici, il Parlamento sottolinea che in Europa ne sono affette oltre 100 milioni di persone.   I deputati osservano poi che le malattie reumatiche rappresentano la principale causa di invalidità e di pensionamento anticipato dei lavoratori. Ricordano anche che la maggioranza delle persone con più di 70 anni presenta sintomi reumatici cronici o ricorrenti e che, in base alle stime, nel 2030 le persone con più di 65 anni rappresenteranno un quarto della popolazione europea.

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Parole mai pronunciate dal Papa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Lettera al direttore. Il 25 dicembre, leggo su diversi noti quotidiani on line:  «Benedetto XVI: “Dio è dove regnano giustizia, pace, amore”». L’affermazione, pronunciata da questo Papa, mi suona un po’ strana. Infatti, si potrebbe pensare che Dio è ovunque ci siano giustizia e amore, a prescindere dalla fede. E sarebbe giusto. Però Joseph Ratzinger ha sempre sostenuto che “chi esclude Dio dal suo orizzonte, falsifica il concetto di ‘realtà’ e, in conseguenza, può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive” (discorso in Brasile nel maggio del 2007); concetto che si ripete come un ritornello nel libro “Gesù di Nazaret”: il mondo va in rovina là dove non c’è fede in Dio, e va invece bene dove c’è la fede. Il che è confutato dalla storia e dalla nostra esperienza. Mi sorprendo dunque, e vado a leggermi l’omelia pronunciata dal Papa. E vedo che i giornali hanno messo tra virgolette e quindi attribuito al Pontefice parole che non ha pronunciato. Infatti, ha detto precisamente, rivolgendosi al Signore:  «Ti ringraziamo per la tua bontà, ma ti preghiamo anche: mostra la tua potenza. Erigi nel mondo il dominio della tua verità, del tuo amore – il “regno della giustizia, dell’amore e della pace”». Una semplice invocazione. In altre parole, il Pater Noster: “Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Come mai quindi nei titoli quelle parole tra virgolette? (Francesca Ribeiro)

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Parma: conferenza rettore

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Parma 11 gennaio 2011, alle ore 11, presso la Sala del Senato del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università 12), nel corso della quale verranno presentati i dati relativi alle immatricolazioni al corso di laurea triennale in Scienze Politiche e delle relazioni internazionali e il piano dell’offerta formativa del corso di laurea magistrale in Relazioni internazionali ed europee della Facoltà di Scienze Politiche per l’A.A. 2010-11.  Verrà inoltre presentato il piano di incontri per l’orientamento post laurea organizzato dalle Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche. Alla conferenza stampa interverranno il Rettore Gino Ferretti, Rettore dell’Ateneo, il Prof. Alessandro Duce, Presidente del Comitato ordinatore della Facoltà, e gli altri componenti del Comitato ordinatore: il Prof. Nicola Antonetti, del Dipartimento di Studi Politici e Sociali, il Prof. Francesco Basini, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, il Prof. Franco Mosconi, del Dipartimento di Economia e la Prof.ssa Laura Pineschi, del Dipartimento di Diritto, Economia e Finanza Internazionale, nonché Preside della Facoltà di Giurisprudenza.

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Scenari internazionali: crisi e ruolo religioni

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Nei giorni in cui i lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non nascondono i limiti dell’azione diplomatica internazionale e acuiscono l’esigenza che l’O.N.U. trovi una sua più efficace collocazione rispetto ai mutati contesti socio-politici ed economici, i Vescovi hanno espresso preoccupazione per uno scenario mondiale che si presenta incerto e conflittuale. La perdurante tensione in Iraq, la precaria situazione in Afganistan, in Palestina e le tragedie dimenticate di molti Paesi africani chiedono un coerente impegno di tutta la comunità internazionale per dare concreta applicazione ai diritti dell’uomo e dei popoli. Il nuovo blocco imposto al processo di pacificazione in Terra Santa rafforza la convinzione che si potrà avere qualche probabilità di un dialogo costruttivo tra palestinesi e israeliani solo nell’impegno “concorde, coordinato e determinato” delle maggiori potenze e istanze internazionali. La stessa spirale del terrorismo, con una sequenza crescente di attentati e di massacri, che determina un clima di instabilità e di incertezza, non sembra possa essere sconfitta con il solo ricorso al contrasto armato, quanto piuttosto con il “dare soluzione ai problemi da cui essa trae alimento”. Occorre, quindi, intraprendere un cammino di vera equità, di forte solidarietà, di matura libertà, di pieno rispetto dei popoli e di autentica civiltà, che veda in prima linea i Paesi democraticamente avanzati ed economicamente più forti, evitando anacronistiche chiusure e ingiustificate contrapposizioni di interessi.

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Università e sviluppo economie territoriali

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

E’ un tema da sempre, possiamo dire, dibattuto ma soprattutto a livello accademico sia nell’ambito universitario che politico e culturale. Un argomento, ovviamente, che procede di pari passo con le scelte politiche generali che da una parte si spostano sempre di più in sede Ue e, quindi, a Bruxelles e Strasburgo e, dall’altra fanno assumere sempre maggiore vigore alle dinamiche devolutive a favore delle regioni. Questa trasformazione si lega a doppio filo con l’internazionalizzazione e globalizzazione degli itinerari sociali ed economici, con l’apertura verso nuovi soggetti e realtà locali. Se queste sono le grandi linee interpretative, con cui individuare le coordinate dello sviluppo presente ed inquadrare quello futuro, emerge chiaro il ruolo delle amministrazioni locali per riuscire a disporre di strumenti in grado di supportare la comprensione del fenomeno in atto, sostenere le azioni di emergenza occupazionale aziendale e territoriale, mettere in rete le differenti esperienze sul territorio locale e nazionale e facilitare l’accompagnamento dello sviluppo locale. A questo punto diventa, a nostro avviso, vitale far entrare nelle realtà economiche, imprenditoriali e sociali della Regione il ruolo guida dei poli universitari per meglio analizzare i processi dello sviluppo delle economie territoriali, mediante produzione di studi di tipo geo-economico di dimensione locale regionale e subregionale. Tali azioni fanno parte, quindi, di quel laboratorio dinamico di progettualità per le aree di ritardo di sviluppo, nello specifico, che possono essere ben individuate con il concorso di tutte le realtà locali che vi operano e diventare una guida innovativa per le politiche finalizzate allo sviluppo e alla creazione di occupazione.

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Le riforme strutturali in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Da decenni, oramai, questa parola “magica” che si annette alle riforme accompagnata dal termine aggiunto di “strutturale” sta diventando un tutt’uno nel nostro codice genetico. Per essa si fanno compiere sacrifici che alla prova dei fatti restano tali senza che delle riforme strutturali si veda in realtà nemmeno l’ombra. Ora l’attuale Governo ha ripreso il termine per aprire una nuova stagione di dibattiti tra le forze politiche e sociali del Paese. Diventerà un’altra cortina fumogena per far pagare a chi ha poco tanto e poco a chi ha tanto. E’ questo quanto emerge dall’esperienza dei fatti sin qui verificatesi. Sarebbe, invece, il momento per dare consistenza a questo richiamo alle riforme strutturali affrontandole con coraggio e senza lasciarsi prendere la mano dalle spinte partigiane dei lobbisti. Vogliamo veramente la riforma del welfare? Bene! Aboliamo le pensioni. Ciò non significa, ovviamente, non pagarle, ma più semplicemente, lasciare aperto il mercato del lavoro senza condizionarlo da scadenze fisse legate all’anagrafe più che all’età biologica. Nessuno si è chiesto in Italia perché è nato l’istituto della pensione d’anzianità? La verità è che essa è scaturita dalla “stanchezza” del lavoratore nell’essere intrappolato in un sistema lavorativo dal quale si sentiva oppresso o meglio prigioniero. Come sarebbe stato possibile ad un cinquantenne o un sessantenne dire: cambio lavoro. La prospettiva sarebbe stata quella della disoccupazione. Chi avrebbe assunto un “vecchio” cinquantenne? Se noi individuassimo nuove forme di lavoro adatte per una certa età, e da effettuare a richiesta in part-time, ci troveremmo a impiegare di nuovo una unità che per molti versi resta efficiente e capace di disporre risorse preziose. Questo è, ovviamente, solo il titolo di un tema che gli esperti potrebbero sviluppare a loro piacimento e trovarvi indubbi elementi d’interesse e preziose indicazioni per una vera ed efficace riforma strutturale del settore.

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Inflazione percepita dalle famiglie e statistica

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Per meglio comprendere la differenza tra le due valutazioni è opportuno richiamarci al metodo di calcolo di tali indici. Gli indicatori dei prezzi al consumo, che utilizzano metodologie armonizzate sotto l’egida dell’Eurostat, misurano le variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e servizi acquistabili sul mercato e destinati al consumo finale delle famiglie presenti sul territorio di ogni paese; sono calcolati con riferimento alla struttura di consumi dell’intera popolazione. In Italia, nello specifico, si riferiscono ai consumi di una famiglia “tipo” rappresentativa in “media” del complesso delle famiglie italiane. Gli indici sono determinati sulla base di centinaia di rilevazioni per centinaia di voci effettuate da centinaia di rilevatori. Periodicamente si provvede a modificare l’insieme dei prodotti di riferimento per determinare gli indici stessi. Da un punto di vista tecnico, il calcolo di tali indici presenterebbe difficoltà operative di rilievo, che no riguardano tanto l’individuazione dei panieri di spesa, per i quali si potrebbero utilizzare le indagini sui consumi delle famiglie disponibili in molti paesi, quanto l’enorme quantità di quotazioni elementari che andrebbero rilevate in ciascun mese. E’ presumibile, infatti, che le scelte di acquisto differiscano tra tipologie di consumatori in relazione a molti fattori, quali, ad esempio, il canale distributivo (hard discount, supermercati, negozi tradizionali, ecc.), l’ubicazione dell’esercizio commerciale (centro, periferia, comuni limitrofi), le caratteristiche del prodotto (marchi commerciali, primi prezzi, ecc.). Fattori questi che possono causare differenze tanto nei livelli quanto nella dinamica dei prezzi. Le stime relative alle varie tipologie di prodotto indicano che l’impatto sui prezzi dei servizi è lievemente superiore rispetto a quello sui beni. Le stime disponibili con riguardo agli altri paesi dell’area rispetto all’Italia indicano che l’impatto del cash changeover sui prezzi al consumo sarebbe stato inferiore a quello riscontrato da noi. Si pensa che il la maggiore incidenza dipenda in primo luogo, anche se non è la sola, ovviamente, dalla diversa struttura della distribuzione commerciale, ovvero dai molti passaggi esistenti tra il produttore ed il consumatore finale e dalla prevalenza di piccoli esercizi tradizionali che allungano di fatto la catena distributiva.

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I debiti finanziari dell’area dell’euro

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Appare oramai chiaro come le principali fonti di instabilità  che possono innescare una crisi includono non solo gli squilibri macroeconomici, ma anche le carenze nei bilanci delle imprese e delle istituzioni finanziarie. In relazione al coinvolgimento del settore privato, infine, sono state avanzate diverse nuove proposte per ovviare ai problemi di coordinamento e informazione e al loro impatto, potenzialmente dirompente, sugli andamenti di mercato. Nessuna delle proposte avanzate, tuttavia, può offrire da sola una soluzione a tutti i problemi che hanno complicato la risoluzione della crisi nel passato più recente. Malgrado i recenti progressi nella risoluzione delle crisi, saranno probabilmente necessari ulteriori sforzi da parte della comunità internazionale per affrontare le problematiche di policy che rimangono irrisolte. Sappiamo a tale riguardo che una delle principali problematiche di policy connesse con le crisi riguarda la difficoltà di trovare il giusto equilibrio fra le tre componenti principali del processo di risoluzione delle crisi stesse. La prima componente è il risanamento interno. La seconda è il coinvolgimento del settore privato (private sector involvement), ovvero i flussi finanziari attinenti ai creditori privati. La terza riguarda i finanziamenti ufficiali, ovvero quelli erogati soprattutto dall’Ifm, dalla Banca Mondiale, dalle banche regionali di sviluppo e, in alcuni casi, dai creditori ufficiali bilaterali. In risposta a tali sfide, la comunità ufficiale internazionale, e soprattutto l’Ifm, sottopone ad un continuo riesame la propria esperienza nella gestione delle crisi, sulla base di rapporti sia interni che esterni. L’independent evolution office, istituito dall’Fmi perr favorire valutazioni  obiettive e indipendenti sulle questioni attinenti la propria attività, potrà essere chiamato a svolgere un ruolo sempre più importante in questo processo di revisione.

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L’attività economica dell’Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Essa si conferma debole. I dati più recenti confermato che la crescita in questo settore è diminuita in misura inferiore rispetto agli altri comparti, a riprova della natura meno ciclica del settore dei servizi nel suo complesso. Per quanto riguarda il settore dell’industria emerge che, al netto delle costruzioni, la produzione è diminuita. In termini di comportamento settoriali il calo è riconducibile a una contrazione nella produzione di beni di investimento e beni di consumo. La produzione di energia ha segnato un recupero. Secondo la più recente indagine della Commissione europea presso le imprese il grado di utilizzo della capacità produttiva mostra un certo aumento negli ultimi mesi di quest’anno. Se questo mi dà tanto dovremmo ritenere un buon avvio per essere più ottimisti per il prossimo anno. Prova ne è che l’indice dei responsabili degli acquisiti (PMI) è aumentato tra ottobre-novembre, segnalando il miglioramento bimestrale più marcato delle condizioni di mercato nel settore manifatturiero.

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Mediazione culturale per i detenuti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Casa Circondariale di Bologna Due mediatori culturali di lingua araba, con conoscenza anche delle lingue inglese e francese, operano da alcune settimane presso la Casa Circondariale di Bologna per facilitare l’assistenza sanitaria offerta dall’Azienda USL di Bologna ai detenuti immigrati, la cui presenza è circa il 72% del totale. I due mediatori culturali, una donna algerina e un uomo palestinese, assistono il personale sanitario in tutte le diverse occasioni cliniche e assistenziali a favore dei detenuti, svolgendo anche azioni di promozione sui programmi di screening. In collaborazione con il medico della Casa Circondariale, inoltre, coordinano gruppi di educazione alla salute su temi quali la trasmissione delle malattie infettive, igiene, prevenzione, educazione alimentare. La consulenza del mediatore viene richiesta anche su casi a rischio di autolesionismo. I mediatori presenti in carcere hanno già avuto esperienze formative rilevanti. In particolare, il mediatore di origine palestinese ha operato dal 2004 presso il Tribunale di Bologna Sezione penale, la Corte d’Appello, il Tribunale di Porretta Terme, il Tribunale di Imola. La mediatrice di origine algerina ha, invece, svolto la propria attività presso il Servizio Immigrazione del Comune di Bologna e nelle strutture sanitarie dell’Azienda USL di Bologna e del Policlinico S.Orsola Malpighi.  L’attività nella Casa Circondariale si aggiunge ai servizi di mediazione culturale che l’Azienda USL di Bologna mette a disposizione, da circa 10 anni, delle persone straniere. In particolare all’Ospedale Maggiore e in quello di Bentivoglio, nell’area materno–infantile, e in alcuni servizi territoriali come il Centro per la salute delle donne straniere e dei loro bambini, presso il Poliambulatorio Zanolini a Bologna, e nei diversi consultori familiari presenti in tutti i distretti sanitari dell’Azienda. I mediatori svolgono un ruolo importante anche all’interno delle strutture psichiatriche.
Il mediatore è una figura professionale che possiede competenze specifiche legate alla lingua, alla cultura e al contesto di provenienza del cittadino straniero. In ambito sanitario, il mediatore culturale rivolge le proprie competenze tanto ai cittadini stranieri, destinatari di servizi sanitari, che ai professionisti, medici e infermieri che seguono l’iter sanitario del paziente, svolgendo un ruolo di collegamento tra i rispettivi sistemi culturali e facilitando la reciproca comprensione.

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Sacchetti di plastica: addio

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Per legge dal 1° gennaio 2011 sarà vietato commercializzare i sacchetti di plastica usa e getta. Anche l’Italia si affiancherà così ad altre nazioni del mondo, abolendo questo tipo di sacchetti come richiesto anche dal direttore del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) nell’anno dedicato alla biodiversità. Nel frattempo quasi tutte le catene della grande distribuzione, compresi gli hard discount, hanno anticipato la legge e ben 150 comuni hanno già vietato i vecchi sacchetti o hanno attivato iniziative di disincentivo al sacchetto di plastica a perdere. Per capire se un sacchetto è veramente  “amico dell’ambiente”, l’UNI -Ente Nazionale Italiano di Unificazione – ricorda che possiamo affidarci alla norma europea EN 13432 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione – Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi” pubblicata in Italia come norma  UNI EN 13432.
Questa norma, il cui numero si può trovare stampato sul sacchetto stesso, è stata riconosciuta dalla Commissione europea come strumento per garantire la conformità ai requisiti stabiliti dalla direttiva 94/62/CE (e sua modifica 2004/12/CE) sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio. La norma UNI EN 13432 permette di determinare se un materiale può essere definito “compostabile”, ossia biodegradabile e disintegrabile in tempi brevi, o se può essere trattato in condizioni anaerobiche. La norma è un punto di riferimento per i consumatori, i produttori di materiali, le autorità pubbliche e i compostatori.
La UNI EN 13432 considera in particolare quattro caratteristiche:
1)     la biodegradabilità (per essere considerato biodegradabile ogni imballaggio deve essere intrinsecamente e definitivamente biodegradabile)
2)     la disintegrazione durante il trattamento biologico (per essere designato come organicamente recuperabile, ogni imballaggio deve disintegrarsi in un processo di trattamento biologico dei rifiuti senza alcun effetto negativo osservabile sul processo)
3)     l’effetto sul processo di trattamento biologico
4)     l’effetto sulla qualità del composto risultante (per essere designato come organicamente recuperabile, l’imballaggio sottoposto a un processo di trattamento biologico dei rifiuti non deve avere un effetto negativo sulla qualità del composto risultante)
I sacchetti prodotti secondo la norma UNI EN 12432 si decompongono in biossido di carbonio, biomassa e acqua e rispondono pertanto ai requisiti richiesti a livello europeo.

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Scoprire la storia del tango

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Sinalunga (Siena) 29 dicembre alle ore 21 al teatro Ciro Pinsuti per scoprire la storia del tango da Gardel a Piazzolla  tra musica e danza. L’appuntamento è al teatro Ciro Pinsuti, quando i ballerini e i musicisti del trio d’archi di Luciano Fancelli accompagnati dalla fisarmonica del maestro Massimo Santostefano accompagneranno il pubblico alla scoperta della storia del tango, da Gardel a Piazzolla. Il programma della serata comprende infatti El Titere (A. Piazzolla), Tango pour Claude ( R. Galliano), Rio Sena (A. Piazzolla), Jalousie (J. Gade), Esqualo (A. Piazzolla), Oblivion (A. Piazzolla), Primavera Portena (A. Piazzolla), Tzigane tango (A. Piazzolla), Meditango (A. Piazzolla), Por una cabeza (C. Gardel), Calambre (A. Piazzolla), Canaro en Paris (J. Scarpino), Adios Nonino (A. Piazzolla), Libertango (A. Piazzolla). Due ballerini interpreteranno i brani proposti dal trio d’archi “Luciano Fancelli”, nato con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la musica di Luciano Fancelli, compositore umbro e fisarmonicista di grande spessore nato nel 1928 e deceduto giovanissimo all’età di venticinque anni, di cui il gruppo ha elaborato le composizioni, per esaltarne polifonia e fraseggio. I componenti del trio vantano collaborazioni con prestigiose orchestre, tra cui I Solisti Aquilani, l’Orchestra da Camera Italiana di Salvatore Accardo, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese e la Camerata del Titano della Repubblica di San Marino. Fin dai suoi primi concerti, l’ensemble si è fatta apprezzare per la brillantezza e il trasporto delle esecuzioni. L’incontro con il fisarmonicista Massimo Santostefano ha generato immediatamente un entusiasmo e una comunione di intenti che ha portato i quattro a suonare in prestigiose sale da concerto e in importanti festival.
Fisarmonicista e contrabbassista, Massimo Santostefano ha vinto il primo concorso internazionale all’età di otto anni e successivamente si è piazzato al primo posto in undici importanti competizioni internazionali. Completati gli studi in Conservatorio e perfezionatosi con grandi maestri, ha iniziato un’intensa attività concertistica sia in Italia che all’estero come
solista e in formazioni cameristiche e orchestrali. Invitato sia come fisarmonicista che come contrabbassista da diverse orchestre sinfoniche, ha collaborato con Michele Placido, Davide Riondino, Elio Pandolfi, Franco Petracchi e Luis Bacalov. Fa parte stabilmente del quintetto Corazon, gruppo con il quale ripercorre la storia del tango dalle origini ad oggi, ed è anche componente del Namaste Trio e del Namaste duo, con i quali affronta un repertorio che spazia tra i compositori più interessanti del Novecento come Arvo Part, Astor Piazzolla e Sofija Gubajdulina. Sue esecuzioni sono state trasmesse da Rai Uno e da Sky Classica.

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Risposta: Il bilancio ballerino delle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Lettera al direttore. Rita Manzani Di Goro risponde a Filisetti. Il problema è proprio quello: le scuole non hanno l’autorizzazione a incassare in conto residui i cospicui finanziamenti. Anzi si trovano in grossa difficoltà a incassarli anche in conto competenza, visto che la causale è parte essenziale di una reversale d’incasso. Non è ignoto a nessuno il fatto che determinati finanziamenti, evidentemente utilizzati dalle scuole in modo difforme dal pensiero di chi li ha erogati (che per altro non era stato adeguatamente esplicitato) sono stati ritirati. Una delle principali fonti di incertezza deriva dal fatto che le cifre che sono state assegnate al di fuori dal budget annuale (funzioni strumentali, ditta di pulizie, ore eccedenti ecc.) sono state determinate nell’importo e parzialmente finanziate sia nel 2009 che nel 2010 (la ditta di pulizie solo per il terzo quadrimestre 2010), senza che sia mai giunta l’esplicita autorizzazione a incassare i finanziamenti a saldo di quelle voci. Come interpretare allora i recenti finanziamenti? Come interpretare certune causali sibilline? Cosa si deve andare a coprire? Perché i finanziamenti vincolati seguono strade diverse e parallele rispetto al budget annuale di cui alla nota Prot. n. 9537 del 14.12.2009 e segg. Le scuole operano secondo esperienza e buon senso, ma non sempre questo basta. Spesso occorre procedere a variazioni di bilancio a sanatoria e poi tornarci sopra ancora e poi ancora.Quello che Lei rileva è il senso di allarme che si è diffuso fra le scuole, un feedback che riteniamo utilissimo per chi deve decidere e che è il valore aggiunto che possiamo dare come Associazione. Questo allarme si è poi concretato in scelte di chiusura da parte delle singole istituzioni scolastiche, le quali si sono arroccate, limitandosi a gestire i fondi di cui avevano certezza, fra i quali il contributo dei genitori. In sede di consulenza ai genitori abbiamo assistito in questi mesi a una gestione ‘al ribasso’ dell’offerta formativa, con una canalizzazione della gran parte delle risorse disponibili in direzione delle spese obbligatorie. Non c’è niente di peggio per l’autonomia delle scuole, a nostro avviso, del senso di insicurezza e della sfiducia.  Dottor Biondi e il Dottor Pellecchia, che ben conoscono la scuola fiorentina e toscana, Le potranno senz’altro confermare che quanto affermato corrisponde a verità e che nelle scuole è diffuso un senso di profonda incertezza. Situazione che Lei, sono certa, saprà risolvere a breve. (Rita Manzani Di Goro)

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Il bilancio ballerino delle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Lettera al direttore. Marco Filisetti M.I.U.R. D.G. Bilancio Direttore Generale scrive alla sig.ra Rita Manzani Di Goro e a noi per conoscenza: Le sue affermazioni in merito alle modalità per l’incasso delle risorse erogate alle scuole sono contraddette dal vigente regolamento concernente le istruzioni generali sulla gestione amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche.  Infatti le risorse finanziarie assegnate dallo Stato, costituenti la dotazione finanziaria di Istituto, sono prive di vincolo di destinazione all’infuori di quello prioritario per lo svolgimento delle attività d’istruzione, di formazione e di orientamento proprie dell’istituzione interessata (art. 1 comma 2 del D.I. 44/2001).La risorsa finanziaria assegnata in competenza (con apposite note esplicative, cfr circolare programma 2011) , è erogata in più rate, anche di entità diversa, ciascuna delle quali è un acconto calcolato in percentuale della complessiva assegnazione. Pertanto, dette erogazioni non possono essere accompagnate dall’indicazione di come le medesime vadano suddivise tra le singole voci di spesa. Infatti, spetta alla scuola decidere  secondo quali priorità  gestire la propria cassa e quindi quale  pagamento debba essere affrontato per primo. Ciò anche in funzione della programmazione temporale delle spese, che può essere fatta solo da ciascuna scuola in autonomia,  in rapporto alle esigenze legate alla specifica situazione, non conoscibili da altri. Ciò premesso e nella consapevolezza che le disquisizioni tecnico contabili sulle modalità di gestione della cassa e dei bilanci non siano di prioritario interesse dei genitori, posso rassicurare Lei e, tramite lei e la sua Associazione, che sono certo vorrà adoperarsi a tal fine, i genitori  da voi rappresentati, che anche  le scuole della Toscana possono incassare le risorse finanziarie che questa D.G. eroga alle stesse, come a tutte le altre scuole d’Italia. Pertanto, il senso di allarme da Voi rilevato, credo possa essere reinterpretato alla luce di quanto sopra. Colgo infine l’occasione per osservare che non risulta il “ritiro di determinati finanziamenti” come da lei, in verità, genericamente, affermato, nè che le somme assegnate per importi determinati siano state erogate alle scuole con diniego al loro incasso, anche perchè ciò risulterebbe una contraddizione in termini.

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Che papà eccezionale

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Lettera al direttore. Vede, gentile Cavaliere, se fossi io a dirle che lei ha delle debolezze, io che, lo confesso, non ho mai nutrito simpatia per lei sin da quando è entrato  in politica, lei avrebbe mille ragioni nel rispondere: “Non c’è stata nessuna debolezza”, ma se a dirglielo è sua figlia, persona adulta e responsabile che le vuole bene, come può non rifletterci? Come può rispondere che Barbara ha subito l’influenza della madre? Si rende conto che la figlia glielo dice esclusivamente per il suo bene, magari affinché debolezze non ne commetta per l’avvenire? Si rende conto che così fa passare sua figlia per una bambina ancora incapace di giudicare i fatti, di ragionare con la propria testa? Ha premesso, con sufficienza: “Voglio bene a Barbara, è brava”. Che papà eccezionale! (Miriam Della Croce)

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La moneta tra leggenda e realtà

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

(Parte quarta 2nda sezione) dal saggio: “Il più grande crimine” di Paolo Barnard). Oggi le maggiori monete non sono convertibili in oro. Ok, ma allora che valore hanno in realtà? Nessuno, è la risposta. E questo anche per altri motivi. La moneta moderna è emessa in varie forme, chiamate dai tecnici M1…M2…3…4 ecc., ma tutte queste forme sono o pezzi di carta stampata che valgono solo il prezzo della carta, o monetine che valgono il misero metallo con cui sono fatte, oppure altri pezzi di carta da nulla (es. titoli di Stato) o ancora impulsi elettronici emessi da banche e BC, cioè aria fritta. Sappiate che oggi oltre l’80%-90% in media di tutto il denaro circolante al mondo è solo impulsi elettronici che compaiono sui computer, basta, è nulla di concreto. Dobbiamo fare un salto di coscienza contro natura per capire cosa sia veramente il denaro, perché non esiste idea al mondo più cementata nella mente delle persone del fatto che i soldi siano un valore*. Non sono mai in sé. I soldi, la moneta, sono solo un mezzo, che, in rigoroso ordine di tempo, lo Stato s’inventa per primo, poi se lo inventano le banche e infine tutti lo usano. Il denaro è come un codice di apertura di serrature, che permette di avere accesso a cose e sevizi, proprio come il codice del telecomando del vostro cancello automatico. Il denaro, come quel codice, non esiste nella realtà materiale, esso è impulsi elettronici che viaggiano per banche e computer, oppure è scritto come codice su dei pezzi di carta (banconote e titoli di Stato), e ha valore solo se ad esso si associa qualcos’altro, come chiarisco fra un attimo. Ma si badi bene che quanto ho appena affermato non è un giochetto filosofico sui termini, è immensamente rilevante per capire poi come lo Stato spende, cosa sono veramente le banche, come gira l’economia. Vi faccio un paio di esempi per rendere evidente ciò che avete appena letto, e cioè che il denaro di per sé è solo un codice astratto. Voi andate in banca, e chiedete un prestito di 10.000 euro. La banca vi dice ok, e vi apre un conto corrente (di seguito c/c) con 10.000 euro. Cosa ha fatto la banca? Ha premuto un tasto e ha creato un numero elettronico, 10.000, cioè nulla di valore, solo un numero – la banca si inventa letteralmente quel prestito. Voi a quel punto decidete di prendere quei 10.000 euro e di restituirli il giorno stesso alla banca. La banca cancellerà con un altro tasto il vostro debito. Nulla ha guadagnato, nulla avete perso, nulla è mai esistito, anche se c’erano ben 10.000 euro in un c/c a un certo punto, che a chiunque sembrano una notevole ricchezza. Era aria fritta, in sé, nulla di materiale e nulla di proprietà della banca, né del cittadino, come invece potrebbe essere una casa o un gioiello che non si annullano scambiandoseli. Secondo esempio: immaginate le banche come un sistema unico, che in effetti è ciò che le banche sono. Il Sig. A va in banca e ottiene un prestito di 10.000 euro. La banca si inventa dal nulla quella cifra, e apre un c/c per il Sig. A. Il c/c rappresenta il debito della banca verso A (gli dovrà mettere a  quei soldi). La banca riceve da A una carta con su scritto “devo restituirvi questi soldi”, che rappresenta il bene che la banca ha in mano in cambio del c/c di A. Situazione: la banca ha dato al Sig. dei numeri elettronici creati dal nulla = zero valore, e lui le ha dato un pezzo di carta = zero valore. Poi A spende quel denaro per comprare un’auto, che invece è un valore concreto, che lui possiede non la banca. Il concessionario verserà i 10.000 euro del Sig. A creati dal nulla, cioè aria fritta, nella sua banca, ed essa è costretta ad accettare come validi quei soldi aria fritta inventati da un’altra banca.Situazione a livello di banche come sistema unico: c’è una banca, quella del Sig. A che è a credito di 10.000 euro (A glieli deve ridare), e ce n’è un’altra che è a debito di 10.000 euro (li deve al concessionario che li ha versati). Esiste quindi a livello di sistema bancario un credito che è annullato da un debito. Pari, nessun profitto per le banche finora, infatti quei 10.000 euro per le banche non sono nulla, solo impulsi elettronici inventati da una banca e accettati come buoni da un’altra banca. A dovrà lavorare per restituire quei soldi, ma non lavorerà per pagare la banca, bensì per pagare la sua auto. Allabanca, attraverso le rate pagate da A, ritorneranno indietro gli impulsi elettronici aria fritta che si è inventata. Ovviamente, col meccanismo degli interessi si generano altri codici sia per la banca che per i c/c di A e del concessionario, ma questo di nuovo non è una ricchezza reale, sono solo codici astratti che possono o non possono essere un bene al netto (se la banca è in passivo anche gli interessi scompaiono). Ma allora cosa diavolo dà alla moneta di Stato il suo valore? Cosa la rende così necessaria al punto che (quasi) tutti lavoriamo come muli per ottenerla? Due sono le risposte:
1) Il fatto che lo Stato accetta solamente la sua stessa moneta come pagamento valido delle tasse e delle obbligazioni che i cittadini gli devono corrispondere.
2) Il fatto che le BC e le banche commerciali che hanno emesso la moneta di Stato creata dal nulla, sempre la riconoscono come valida quando gli torna indietro sotto forma di pagamenti dei cittadini. Ecco cosa oggi dà valore al denaro degli Stati, che altrimenti sarebbe solo cartaccia o impulsi elettronicida nulla, facilmente sostituibile con altro.
Spiego il primo punto: chiedetevi perché mai così tanti cittadini lavorano sodo per guadagnare la moneta di Stato, piuttosto che altre monete che si potrebbero inventare. Chiunque potrebbe creare
denaro, ad esempio immaginiamo gli ‘Itali’. Basterebbe stamparli e decidere che da oggi in poi ce li
riconosciamo validi a vicenda nelle vendite e acquisti di beni e servizi. Ma potremmo poi con gli Itali pagare le tasse, le imposte e tutti gli altri balzelli pubblici e di Stato? No, lo Stato non ce li riconoscerebbe. E allora ci toccherebbe lavorare metà giornata per guadagnarci gli Itali e metà per
intascare gli Euro che lo Stato riconosce. Un caos. Ecco che allora tutti noi siamo costretti a riconoscere la moneta di Stato come valido metodo di pagamento del nostro lavoro, e poi anche come valido metodo di pagamento delle cose che compriamo, poiché chi le vende dovrà anch’egli pagare le sue tasse/imposte con quella moneta, per cui la necessita. Insomma, la moneta di Stato la necessitiamo tutti quella dovremo guadagnarci. Il secondo punto è altrettanto chiaro: siete a cena e pagate con la carta Visa. La Visa riceverà un assegno dalla vostra banca. Ma quell’assegno è nulla, carta straccia, proprio perché come detto il denaro in sé non ha valore. Visa lo depositerà in un’altra banca, e ancora quella somma sarà nulla di valore, solo un numero teorico apparso su un computer. Poi accade che la BC verrà informata dell’esistenza di quell’assegno versato da Visa nella sua banca, e provvederà ad accreditare a quella banca l’importo dovuto coi soldi di Stato prelevati dalle riserve della vostra banca. Solo a quel punto il vostro pagamento sarà ritenuto da Visa valido: è accaduto infatti che il vostro denaro che fu emesso da Stato e poi da banche come aria fritta, è stato però riconosciuto come valido sia dalle medesime banche ma soprattutto dalla stessa BC, e questo e solo questo gli ha conferito il valore finale, perché anche in questo caso la BC non avrebbe riconosciuto come valida alcuna altra moneta. Visa è soddisfatta. Ecco quali sono quegli ingredienti che se aggiunti all’inerte e nullo denaro gli danno finalmente valore. E qui rispondo alla domanda posta all’inizio di questa parte: se è vero che la moneta (banconote, impulsi elettronici, monetine, titoli di Stato ecc.) altro non è che una serie di IO VI DEVO emessi dallo Stato ai cittadini, cosa è esattamente che lo Stato deve ai cittadini in cambio di quella moneta (cioè quando i cittadini gliela restituiscono)? La risposta è conseguente a quanto detto sopra nel punto 1: lo Stato, in cambio della sua moneta, ci deve il nostro diritto di saldare tutto ciò che gli dobbiamo usando quella stessa moneta. Solo questo. Si potrebbe obiettare che in ciò lo Stato è tiranno, perché in effetti si inventa una sua moneta, obbliga i cittadini a lavorare per ottenerla col solo scopo di potersi poi liberare delle imposte che lo stesso Stato gli impone. Cioè lo Stato appioppa a ogni singolo cittadino un ‘peccato originale’ (le tasse da pagare) e lo costringe a usare la sua moneta per liberarsi da quel ‘peccato’. Ma non è solo arbitrarietà. Pensateci bene: se non ci fosse questo sistema, chi mai lavorerebbe per il settore pubblico, cioè statale? Pochissimi. Perché i privati potrebbero inventarsi altre monete in concorrenza con quelle dello Stato, e in virtù dei maggiori profitti promettere poi maggiori vantaggi ai cittadini, per cui quasi nessuno finirebbe a lavorare per il settore pubblico e lo Stato medesimo cesserebbe di esistere. Sarebbe il trionfo dei signorotti locali in stile feudale, cioè nascerebbero veri e propri Stati privati con monete private entro lo Stato. Un caos. Ma si badi bene che in virtù degli stessi principi enunciati, anche le eventuali monete private perderebbero ogni valore se non fossero riconosciute come valide per pagare le inevitabili tasse all’interno di quei mini Stati privati. * Cresciamo con un’idea conficcata in testa: il denaro ha valore in sé (sappiamo ora che non è vero), dunque le banche sono ricchissime. Sbagliato, le banche non sono affatto ricchissime, anzi, nel mondo degli affari non svettano per profittabilità. So che in questo preciso istante state pensando “follia pura”, ma non lo è. Il problema è invece l’habitus mentale che abbiamo cementato nella mente secondo cui il denaro ha valore in sé, ergo chi lo maneggia si arricchisce tanto, e che deriva da una profonda incomprensione di cosa esso sia. Vi offro una prova al volo: il motivo per cui siamo arrivati alla terribile crisi finanziaria del 2008-2010 è che tante banche commerciali hanno cercato di trasformarsi in banche d’investimento e hanno preteso poi di fare giochi speculativi azzardatissimi. Ma perché l’hanno fatto? Precisamente perché i banchieri si resero conto che il business della gestione dei conti correnti, prestiti/mutui e piccolo risparmio, cioè essere banche normali, era roba di poco conto rispetto ai profitti di chi giocava in serie A, ovvero gli istituti d’investimento speculativi. Essere banche commerciali significa infatti gestire il denaro per la vita ordinaria di cittadini e aziende, e siccome quel denaro non è una ricchezza in sé, pochi sono i grandi guadagni.(Paolo Barnard)

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