Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Fiat: i diritti dei lavoratori vanno in pensione

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

Editoriale. L’accordo siglato giorni fa tra la dirigenza della Fiat e i sindacati ad eccezione della Fiom della Cgil la dice lunga sullo stato di salute del sindacalismo e sulla politica italiana. Ma è anche un discorso che potremmo affrontare nel cercare di capire il prezzo che i lavoratori italiani e la società tutta pagano per una produzione che è in declino ma, nonostante ciò, tende a trascinare nella sua avventura quanto è stato conquistato con anni di lotte sindacali per riuscire ad avere una classe lavoratrice meno suddita delle pretese padronali che affondavano le radici negli anni bui a cavallo tra il XIX e il XX secolo. In questo frangente ci pare illuminante quanto è stato scritto da un’associazione dei consumatori, l’Aduc, per la quale “La fabbrica automobilistica era sicuramente emblema del sistema produttivo del secolo scorso, industria innovativa che spingeva la ricerca in altri ambiti. Ma oggi è così? No, la centralità è in altri settori, ed ha al centro Internet, e tutto ciò che ne deriva. Si pensi solo alle società a maggior capitalizzazione in borsa: una volta dominavano i costruttori di automobili, oggi in quella statunitense Google, Apple e Microsoft la fanno da padroni.” Dovremmo, quindi, supporre che stiamo pagando un prezzo altissimo per un qualcosa che è superata da logiche tecnologiche più avanzate e più capaci di rappresentare il futuro. Ma va anche detto che noi paghiamo questo prezzo per l’incapacità della politica di proporsi innovativa. E’ come dire che “L’improduttività non dipende dai ‘fannulloni’, ma dalla politica che ha più interesse a piazzare lavoratori (per catturare consensi), piuttosto che erogare servizi di qualità ai cittadini: giustizia, istruzione, sicurezza, ecc.. Una propensione ideologica, non solo in malafede. Tale pratica continua anche in regime di blocco delle assunzioni nel pubblico: basta creare società municipalizzate che sfuggono a questo blocco (vedi il recente caso che ha coinvolto diverse società del Comune di Roma)”. Il cambiamento non si fa di certo pontificando sul sesso degli angeli ma costruendo mattone dopo mattone una società che sappia guardare avanti in concreto e non sulle parole: come dire verba volant…  D’altra parte come ben ci ricorda Domenico Murrone dell’Aduc oggi i sindacati che hanno siglato un improvvido accordo sono “La Cisl che ha la sua roccaforte di iscritti (oltre che tra i pensionati) tra i dipendenti pubblici, e in quest’ambito è sicuramente più conservatrice e meno propensa all’innovazione. Per quanto riguarda la Uil, basti ricordare come ha contribuito a devastare la società statale Tirrenia, compagnia navale dove Uiltrasporti è dominante e detta legge, in barba a tutti i soldi buttati a mare dai contribuenti”. Ora i lavoratori della Fiat sono alle corde e giustamente, osserva l’on.le Fassino, non resta altro che firmare l’accordo perché sono stati abbandonati al loro destino non da oggi ma da una politica che da anni è senza idee e costrutto e preferisce navigare a vista. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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