Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 1 gennaio 2011

Egitto: strage chiesa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

“Il terribile attentato di questa notte di fronte alla Chiesa Copta di Alessandria d’Egitto rappresenta l’ennesimo tentativo del terrorismo integralista e fondamentalista di impedire la sopravvivenza delle comunità cristiane nell’intero Medio Oriente” Ha dichiarato l’on.Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già Sottosegretario agli Affari Esteri. “Non passa giorno che le comunità  cristiane vengano minacciate ed attaccate in molti paesi musulmani: dalla Nigeria all’Iraq, dall’Indonesia all’Egitto, spesso nel silenzio della comunità internazionale”. “La libertà religiosa-ha proseguito l’on.Vernetti- e’ una componente fondamentale dello stato di diritto ed e’ compito di ogni Governo fare in modo che venga pienamente garantita”. “Anche dopo l’odioso attentato di Alessandria d’Egitto e’ fondamentale che l’Unione Europea e gli stati membri facciano sentire con più forza la propria voce, esigendo dai Governi dei paesi nei quali la vita delle comunità cristiane e’quotidianamente minacciata azioni più forti e maggiormente incisive” “In tal senso chiedo al Governo italiano – ha concluso l’on.Vernetti- di esercitare tutte le pressione possibili nei confronti del governo egiziano di Mubarak affinché vengano puniti i colpevoli del terribile attentato e venga garantita in quel paese la possibilità per la minoranza cristiana copta di vivere in pace”

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1° gennaio 2011: giornata della pace

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

In occasione della Giornata Mondiale della Pace, ricorrenza celebrata dalla Chiesa cattolica il 1º gennaio di ogni anno, Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI – coordinamento di 48 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale – ha dichiarato: “Auguriamo al mondo intero che il 2011 sia l’anno della Pace! Lo passiamo costruire a partire dalla testimonianza delle Donne africane nel loro insieme, che candidiamo nel 2011 al primo Nobel collettivo della storia. Questo è il nostro augurio per il nuovo anno. “Lo meritano, continua Barbera, per il loro impegno per la pace in tante zone di guerra. In Liberia, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo le donne sono costruttrici di pace, per la grande dignità e la forte determinazione con cui guardano avanti nonostante le difficoltà che incontrano.  Senza di loro non è concepibile né il presente né il futuro dell’Africa. Vogliamo riaffermare il protagonismo delle donne nelle tante sfide quotidiane che affrontano con pazienza, forza d’animo e determinazione. Con lo sguardo volto alle donne d’Africa. Centinaia di migliaia di donne che ogni giorno percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa”.
E Barbera continua con alcuni esempi concreti di donne per la Pace: “Nel 2010 la marcia internazionale delle donne ha voluto essere presente nella città martire di Bukavu, in Repubblica Democratica del Congo. Per denunciare le violenze sulle donne che hanno caratterizzato la guerra senza fine nell’Est della RDC e che purtroppo continuano ancora oggi. Non si tratta soltanto di denunciare la violenza, bensì di chiedere e pretendere che venga fatta giustizia. Non è possibile immaginare una pace che non sia basata sulla giustizia. A Bukavu non c’è pace senza giustizia: desidero sottolineare il protagonismo delle donne per costruire la pace in questa terra. A Mwenga, nel 1999 14 donne furono sepolte vive. Non chiedono pietà, ma giustizia.
E ancora: in Liberia, Sierra Leone, Costa d’Avorio. Guerre minori oscurate perchè ritenute non sufficientemente strategiche. Milioni di donne ne hanno subito e continuano a subirne le conseguenze. Storie in cui solo l’impegno delle donne hanno acceso la luce della speranza e della pace. Donne che hanno trasformato in vita i diritti troppo spesso scritti solo sulla carta o nelle dichiarazioni. La sfida cruciale del nostro tempo è quella di tradurre in termini concreti e pratici le promesse sui diritti umani. L’uguaglianza di genere è un diritto umano, uno degli obiettivi di sviluppo, la chiave per conseguire tutti gli altri diritti. Dobbiamo imparare a vedere le donne non più come vittime da “salvare”, bensì come una soggettività politica e sociale, che anima e nutre lotte ed esperienze di rete, attiva percorsi di libertà femminile e rivendica diritti.
Rilanciamo il loro protagonismo nella società e la proposta di assegnare alle donne africane nel loro insieme il Premio Nobel per la Pace 2011″. (www.noppaw.org). Non una campagna per l’attribuzione del Nobel ad una singola persona o ad un’associazione, ma un vero Nobel collettivo.

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Omelia cardinale Paolo Romeo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Palermo Palazzo delle Aquile 1 gennaio 2011  Tra le diverse consuetudini palermitane c’è la tradizionale celebrazione eucaristica del primo giorno dell’anno civile, al Palazzo delle Aquile, nel cuore amministrativo della Città. Per l’occasione riprendiamo per sommi capi quanto ha detto il cardinale:
“Proprio il primo giorno dell’anno, la Chiesa celebra la Vergine Maria sotto il titolo di Madre di Dio. Incontriamo ancora, come otto giorni fa, questa “madre”. La Chiesa desidera porre il nuovo anno da un lato sotto la paterna benedizione di Dio, e dall’altro sotto la materna protezione di Maria. Perché? In primo luogo, perché una madre è sempre agli inizi di una novità, e più precisamente è agli inizi della novità della vita. Mentre nel grembo di una donna si intesse una nuova creatura è come se si preparasse un nuovo tempo, una nuova storia. Ecco la prima delle ragioni per cui all’inizio di questo nuovo tempo, il 2011, ci viene proposta la figura di una “madre” che custodisce ogni novità chiamata a crescere giorno per giorno.
Sì! Con Maria e per mezzo della sua maternità verginale, che ha introdotto Cristo nel mondo il tempo che passa è ormai il “tempo di Cristo”, un tempo, che si fa occasione di salvezza, un tempo a nostra disposizione per amare Dio e i fratelli, e per giungere così alla pienezza della gioia e della felicità. Maria ci fa da modello! Ci insegna una lettura della storia fatta con la sapienza della fede. Possiamo leggere questi tempi di crisi nello scoraggiamento e nella sconfitta… Oppure possiamo lasciarci interpellare dalle domande che pongono soprattutto a chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica. Maria è la prima a riconoscere un Dio che, nel Figlio fatto Bambino, ha “sposato” l’umano e i suoi bisogni. Da questo stile ogni buon amministratore della cosa pubblica può imparare attenzione, disponibilità e servizio.
Respiriamo nell’aria, anche nella nostra Palermo, la sfiducia della gente comune che vede un dibattito politico estremamente radicalizzato ad ogni livello, in uno scontro permanente fra le varie parti, come chiuso in se stesso, che giunge spesso a momenti di assoluto stallo e – dunque – si fa poco attento ai problemi concreti, specie quelli delle fasce più deboli della popolazione. Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere all’esplosione della rabbia per le strade che si tinge di violenza: su questo terreno – ne siamo sicuri – Palermo non può far germogliare nulla. Come si fa a non essere seriamente interpellati dal diffuso senso di sfiducia e dalla tensione che si respira attorno a noi?  Concludo con un accenno all’ormai tradizionale Messaggio col quale si celebra la XLIV Giornata Mondiale della Pace. Il tema scelto quest’anno è: “Libertà religiosa, via per la pace”. Nelle parole del Papa sta il ricordo doloroso per i recenti fatti di intolleranza e di violenza nei confronti della comunità cristiana in Iraq, e la conseguente riflessione di sintesi: negare la libertà di professare apertamente la propria fede significa minacciare lo sviluppo e attentare alla pace. Il Santo Padre è esplicito: “Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un’offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale”. Solo un’attenzione al bene dell’uomo come sintesi di tutti gli aspetti che lo caratterizzano e lo costituiscono davanti a Dio e davanti agli altri, può davvero muovere ogni aspettativa di sviluppo e pacifica convivenza.
Riprendo allora la benedizione di Dio per il nuovo anno che inizia, che sta come sullo sfondo di questa celebrazione. E mi piace vederla come affidata anche alle opere dell’uomo. L’atto del “bene-dire” divino, ossia del “dire il bene” è affidato anche al “fare il bene” da parte dell’uomo, e – in questa particolare sede – a quelle scelte e a quelle decisioni di quanti, al servizio dei cittadini, a diverso titolo, si fanno ogni giorno autentici strumenti di Dio”.

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Aumentano i pedaggi autostradali

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Dopo due anni di blocco, dal primo gennaio 2011 aumentano le tariffe anche sulla rete autostradale di Autovie Venete, la Concessionaria che gestisce la  A4 (Venezia-Trieste), la A23 (Palmanova-Udine Sud) e la A28 (Portogruaro-Pordenone-Conegliano), oltre alla A57 (ex tangenziale di Mestre) e al raccordo RA 17 Villesse – Gorizia. I pedaggi della rete autostradale gestita da Autovie sono fra i più bassi e tali resteranno anche dopo gli aumenti. Prendendo come base il “costo a chilometro”, infatti, transitare sulla rete di Autovie fino al 31 dicembre 2010 costava, per un’autovettura, 0,049 euro a chilometro, a fronte di 0,069 di Autostrade per l’Italia e di 0,099 di Cav la società che gestisce il Passante di Mestre.
Da due anni (2008 e 2009) la Concessionaria non ha applicato alcun tipo di aumento, in attesa dell’approvazione dell’atto aggiuntivo al rinnovo della Convenzione con Anas, all’interno del quale è contenuto il nuovo piano finanziario che servirà alla realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4. La formula utilizzata per il calcolo dei pedaggi, è quella del “price cap” che comprende il recupero dell’inflazione programmata più una serie di variabili legate alla qualità del servizio, alla pavimentazione e al tasso di incidentalità, alle quali oggi si aggiunge quella correlata al livello degli investimenti che, per Autovie Venete, sono estremamente significativi: 2 miliardi e 300 milioni di euro, nei prossimi anni, per realizzare la terza corsia della A4. L’incremento, pari al 13,58 per cento, servirà anche per finanziare la costruzione della Terza corsia sulla A4, un’opera il cui investimento è di 2 miliardi e 300 milioni di euro. Tradotto in cifre, l’incremento (variabile a seconda delle tratte, per effetto degli arrotondamenti) significa che, per un’autovettura, il tratto Trieste-Udine Sud passa da 2 euro e 50 a 2 euro e 90 ; il tratto Trieste-Venezia Est da 7 euro e 20 passa a 8 euro 30; mentre il tratto Udine Sud-Venezia Est da 6 euro e 60 passa a 7 euro e 60.
Non tutto ciò che Autovie Venete incassa, però, resta alla Concessionaria. Una parte, pari al 2,5% circa va ad Anas, l’ Iva (20%) va allo Stato, un’ulteriore quota viene utilizzata a copertura degli investimenti e un’altra, non di poco conto, è destinata alle spese di manutenzione: dalla gestione degli impianti tecnologici agli interventi più vari (riasfaltature, sostituzione di barriere di protezione, azioni di prevenzione del ghiaccio o di ripulitura dalla neve; potatura delle siepi, sfalcio del verde, rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale). Un lavoro costante e impegnativo anche dal punto di vista economico, ma indispensabile per garantire la sicurezza della circolazione, tant’è che la manutenzione è una delle poche voci di bilancio che difficilmente subisce ridimensionamenti.

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Il Papa: sono preoccupato per i poveri

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

(fonte Il Messaggero del 1° gen. 2011) Il pontefice dimentica o trascura di ricordare che il cristianesimo attuale si coniuga con l’Occidente e, quindi, con il capitalismo; l’affermazione pontificia circa le “Radici cristiane dell’Europa”, condivisa da Pera, ne è la documentata prova,  riduce il cristianesimo a supporto del capitalismo e lo pone come una categoria antropologica distintiva di una razza, appunto la “razza occidentale” Cristianesimo quindi sta all’Occidente e insieme stimolano il capitalismo. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è  diventato il pilastro portante  dell’ordine costituito, e non si leva nessuna voce a difesa dei più deboli, perché non basta “essere preoccupati”  se non viene data voce a chi non ha più fiato.
La globalizzazione dei mercati, intesa come momento culminante del capitalismo spinto, per essere accettata, richiede d’essere imposta; il consumismo a cui porta non può essere accettato passivamente dai popoli, che non vogliono privilegiare i consumi fittizi, ma le necessità reali.
Tra l’altro proprio la globalizzazione provoca l’acuirsi dello sfruttamento del lavoro minorile, del lavoro femminile sottopagato, nonché contratti di lavoro atipici, diretti a tutelare i diritti dei datori di lavoro a danno dei diritti dei prestatori d’opera, utilizzando la vile arma del ricatto, perché produce esigenze di manovalanza a basso costo, tutto a discapito dei livelli di istruzione, perché gli stessi genitori inseriscono i figli nel panorama sordido dello sfruttamento prima possibile; lo impone la legge della sopravvivenza. Dopo avere usato tutte le leve del marketing avanzato, la politica della globalizzazione deve imporsi con altri mezzi, anche con i mezzi della violenza, sia pure morale.
Questo capitalismo avanzato e spinto alle estreme conseguenze, promosso indiscriminatamente dall’opulento mondo occidentale, conduce a diverse forme di consumo; oggi non si produce più per soddisfare i bisogni del consumatore, o per migliorare la qualità della vita, oggi si produce e basta, quindi, attraverso l’uso indiscriminato delle leve di marketing, si creano falsi bisogni; il consumatore è solamente un’entità da sfruttare attraverso l’imposizione di falsi bisogni. Alla base delle guerre, in questo esordio cruento del 3° millennio, c’è l’interesse economico, sia di singole multinazionali, che di Stati i cui vertici sono assoggettati a quelle stesse multinazionali che ne hanno sponsorizzato la formazione; questo interesse trova nella globalizzazione dei mercati la sua attualità.
Possiamo affermare che l’economia capitalistica genera la globalizzazione dei mercati, la loro fusione consequenziale, per affermarsi sempre più, genera le politiche aggressive. Esiste l’alternativa della quale dovrebbe parlare il pontefice, facendo seguito a quanto sviluppato dai suoi predecessori, che, al contrario vengono smentiti. Di segno opposto è l’indicazione operativa del cooperativismo, che si realizza nella integrazione fra i popoli, l’integrazione fra i popoli non è altro che la internazionalizzazione del concetto portante del cooperativismo, che a sua volta è l’aggiornamento dell’originario concetto di ‘corporativismo cattolico’. Con il concetto di integrazione fra i popoli viene recuperato il ruolo etico dell’economia, che ritorna ad essere una funzione al servizio dell’uomo, e non, come accade nel sistema capitalistico, un modo per asservirlo alle esigenze dell’economia, fino alle estreme conseguenze, con lo sfruttamento, con una nuova schiavitù, con l’aggressività camuffata da nobili ideali, ma in realtà finalizzata alla rapina delle materie prime e delle fonti energetiche che servono al capitalismo in maniera sempre più esponenziale, mentre intere popolazioni, che, peraltro, costituiscono la grande maggioranza della popolazione mondiale, covano la ribellione motivata e giustificata dall’indigenza.  Rimane ancora valida l’architettura sociale impostata da Giuseppe Toniolo nel clima di vivace apertura sociale negli anni della RN, riconosciuta universalmente come la risposta cattolica al marxismo rivoluzionario, che proseguirà la sua strada culminando nella rivoluzione di ottobre del 1917, quando realizzerà una ulteriore forma di capitalismo, quello di Stato, anch’esso distante dalle reali necessità delle classi intermedie e di quelle operaie. Qualunque forma di capitalismo, vuoi che sia in senso marxista di Stato o in senso neo-liberista dei singoli capitalisti, necessita di una politica forte, in grado di agevolare i programmi di penetrazione nei mercati degli altri paesi. Per questo sostengo che il capitalismo in sé genera la violenza, che si realizza nelle attività belliche.
La posizione intermedia di Toniolo apparve subito come la grande risposta, in campo economico-sociale, sia all’ideologia liberale con il suo capitalismo individuale, sia al sistema socialista, con il suo capitalismo di Stato. Nel mondo del capitalismo spinto emerge una figura anomala, quella dell’ imprenditore, praticamente un capitalista senza capitali, che usufruisce di prestiti da parte dei capitalisti o delle banche da questi ultimi create (senza disdegnare l’apporto di capitali mafiosi), assume manodopera e produce, accollandosi i rischi. Questa è una figura tipica del capitalismo d’assalto, perché l’imprenditore, in effetti, pur se teoricamente assume i rischi dell’impresa, in pratica non rischia molto, se non un fallimento con conseguente insolvenza, che andrà a pesare su quanti gli hanno prestato fiducia, dalle banche, ai privati, ai fornitori. A sostegno del capitalismo puro deve intervenire anche l’autorità pubblica, spesso sollecitata dagli stessi capitalisti e/o imprenditori, con leggi protettive, imposte doganali sui prodotti concorrenti, cambi internazionali controllati, permessi di importazione, facilitazioni nella delocalizzazione produttiva. Inoltre, per ottenere il credito necessario per incrementare le imprese, servono i servizi delle banche, che spesso non sono trasparenti. L’imprenditore d’assalto, infatti, crea una serie di scatole cinesi vuote o semi-vuote, ognuna di queste scatole fornisce garanzie bancarie alle consociate; basta superare il primo livello dei fidi perché il meccanismo venga a trovarsi nella condizione ottimale di ottenere i prestiti necessari allo sviluppo, in un crescendo esponenziale di volume monetario. L’itinerario prosegue fino a quando il ritmo imposto alla dinamica di crescita risulta credibile; ma quando arriva il tonfo, la voragine che si apre è direttamente proporzionale al tempo che è stato concesso per operare impunemente. (Rosario Amico Roxas)

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Cattolici e politica

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Editoriale. Molto è stato scritto in proposito. Se partiamo dall’unità d’Italia ad oggi ci rendiamo conto che è stato fatto di tutto per cercare di salvaguardare i valori cristiani al confronto, spesso duramente critico, con lo stato liberale unitario. Questa ricerca di compromesso passava dalle posizioni dei conservatori a quella dei progressisti e vice versa. Fu solo dopo l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII che i cattolici si resero consapevoli dell’importanza della politica quale naturale mediatore delle scelte sociali del Paese. Da qui emerse il convincimento che occorreva formare un’idea cristiana della società capace di confrontarsi con quella laica e per trovarvi una sintesi nell’azione politica nella giustizia e dignità della persona e confortati, nel percorso, da un’autentica dialettica democratica. Aldo Moro affermava in proposito che “lo scopo che il cristiano si propone non è di fare del mondo il regno di Dio, ma un luogo di vita pienamente umana, le cui strutture sociali abbiano come misura la giustizia e la dignità della persona”. Tutto questo oggi ci appare distante anni luce, soffocati da una politica che privilegia i tatticismi, soffoca la dignità della persona e si ancora dietro logiche consumistiche avulse sul piano etico, morale e sociale dalla dottrina della Chiesa. E’ una linea di pensiero che oggi si scontra proprio con il Risorgimento, inteso come movimento di idee, e nel cui crogiolo il pensiero politico cattolico ne fa parte integrante. Pensiamo a Mazzini e a Cavour ma anche a Rosmini e Gioberti. E in tempi più recenti Sturzo, De Gasperi e Moro. Questo declino del pensiero politico dei cattolici ha segnato il punto più basso proprio a ridosso della caduta del muro di Berlino e della stagione di Mani pulite. Un pensiero che è stato travolto dalla corruzione, dalla cultura del pressapochismo, dell’avventurismo, dalla perdita dei valori. E’ mancata una guida illuminata. Una continuità storica che sapesse riprendere il filo interrotto dai suoi grandi e ultimi maestri della cultura laica e cattolica: De Gasperi e Moro, così come lo furono su una sponda più laicista Pietro Nenni, Almirante, Berlinguer. Siamo entrati nel cono d’ombra dell’oscurantismo politico ma anche religioso che tende a sospingerci sempre più in basso per mancanza di un pensiero forte, per la nostra incapacità di rispondere alle nuove sfide con la forza di convincimenti che nel tempo si sono diluiti sino a mescolarsi con i frutti avvelenati della nostra contemporaneità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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The U.S./China market

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Washington, D.C., December 31, 2010 – “The U.S. Grains Council has a 25 year history of market development and capacity building programs in China and values the U.S./China market and trade relationship.  China is a critical partner in trade and an important market for the United States.  “China’s investigation of U.S. DDGS imports is surprising and could be disruptive to trade. China’s unusual  market and supply volatility over the last two years has resulted in new global trade flows. As trade flows  change, it should perhaps not be surprising there would be an adjustment period in response to unprecedented demand.  “The United States takes pride in being a reliable supplier of high-quality feed and food grains and its ability to rapidly respond to global market demands.  “The mission of the U.S. Grains Council is to help keep markets open and support the free flow of goods. The  Council looks forward to continuing the strong trade relationship with buyers and end-users of U.S. goods in  China and encourages a positive resolution to the investigation.”
The U.S. Grains Council is a private, non-profit partnership of farmers and agribusinesses committed to building and expanding international markets for U.S. barley, corn, grain sorghum and their products. The Council is headquartered in Washington, D.C., and has 10 international offices that oversee programs in more than 50 countries. Financial support from our private industry members, including state checkoffs, agribusinesses, state entities and others, triggers federal matching funds from the USDA resulting in a combined program value of more than $28.3 million.  The U.S. Grains Council does not discriminate on the basis of race, color, national origin, sex, religion, age, disability, political beliefs, sexual orientation or marital/family status. Persons with disabilities, who require alternative means for communication of program information, should contact the U.S. Grains Council.

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Teatro: Buongiorno contessa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Roma 4-5 gennaio 2011 ore 21.00  al Teatro Tor Bella Monaca (via Tor Bella Monaca) è di scena “Buongiorno contessa”, uno spettacolo su testi di Palazzeschi, Diderot, Prevert, Lerici, Montale, Benni, Dante, Lorca, De Filippo, che Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini proporranno per accompagnare gli spettatori in un viaggio nei sentimenti, nella natura, nella fantasia, nella quotidianità.
L’ouverture per pianoforte e violino introduce in un aristocratico salotto anni trenta per presentare l’incontro tra la contessa Pizzardini Ba e il suo amico-(amante)  Aldo (Palazzeschi), che discutono  animatamente per tentare di sconfiggere la mortale noia da cui la nobildonna è afflitta in maniera ossessiva. L’incontro lascia malinconicamente aperto il tema della vita e dell’amore,  scherzosamente proseguito dalle figure di Pulcinella e Colombina e le parole di Eduardo de Filippo (“L’ammore ched’è?”). Il pianoforte e il violino eseguono il primo movimento (allegro – tema dell’amore) della sonata appositamente composta dal maestro Paolo Coletta  e portano sulla scena la donna sesso/gioiello di Dènis Diderot (da “I gioielli indiscreti”) che lascerà il suo testimone a Iacques Prèvèrt in dialogo con Roberto Lerici  (“Questo amore”). Il secondo movimento (adagio – tema di mari e di viaggi)  accompagna ai versi di Eugenio Montale (“Riviere”) e alla prosa  arcaica e affascinante di Stefano d’Arrigo e della sua “Ciccina Circè” (da “Horcinus Orca”), e attraverso la grandiosità dei versi di Dante (“Ulisse”) si chiude con le immagini dei mari di Federico Garcìa Lorca e di Eduardo de Filippo. L’andante che segue (tema dei giorni) esalta l’eros racchiuso in una seicento multipla con l’ironica descrizione di un amplesso (da “Il serpente”di Luigi Malerba) e la straordinaria avventura di “De Pretore Vincenzo”, “ladruncolo edoardiano”, portato da una barella d’ospedale ad un immaginario e personale Paradiso grazie all’ignaro San Giuseppe  da lui devotamente scelto come autorevole protettore.
Stefano Benni ci racconta in pochi e scherzosi versi la trasformazione dell’amore di coppia (“Le piccole cose”). In uno scompartimento di treno, con garbo e  distaccato dolore si congeda da noi il viaggiatore cerimonioso  e consapevole di Giorgio Caproni. Ed un corale concluderà  la sonata  e lo spettacolo, riportandoci alle riflessioni sull’oggi, con due brani tratti da “Le luci d Algeri” (Premio Flaiano 2000) di Gianni Guardagli.

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Rete Natura 2000 spiegata agli insegnanti

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Parco del Taro e WWF Parma   Parte a breve, il prossimo febbraio, il corso di formazione per insegnanti “Educare all’ambiente nei Siti Natura 2000”. Organizzato dal Parco Fluviale del Taro, con la collaborazione del WWF Parma, il corso intende far conoscere il significato della presenza sul territorio parmense di Rete Natura 2000, il sistema di aree di particolare pregio naturalistico (Siti) tutelate dall’Unione Europea. Vuole offrire ai docenti strumenti e metodi per trasmettere agli studenti il valore e le opportunità di sviluppo legati a questi Siti (SIC e ZPS) oltre che il senso di orgoglio nell’appartenere ad una Rete di valore europeo. Allo stesso tempo, il corso offre ai docenti strumenti didattici e metodologici per affrontare studi e analisi quantitative, sia nell’ambiente naturale dei Siti, che  nel contesto urbano.  Spiega Michele Zanelli, direttore del Parco: “Il corso si inserisce in un progetto di più ampio respiro, GenerAzioni biodiverse, teso a promuovere Rete Natura 2000. Ha già riscosso molto successo, e ripongo molte aspettative anche in questo corso, augurandomi che i temi della biodiversità, della vita sulla terra possano essere fatti propri anche dagli insegnati del territorio”.
Esperti naturalisti e comunicatori ambientali saranno i relatori che si avvicenderanno nelle lezioni: a partire da una panoramica sui Sic e ZPS nel Parmense, focalizzeranno poi l’attenzione su caratteristiche geografiche, habitat e specie dei Siti in particolare Medio Taro e Basso Taro. Saranno quindi affrontati la complessità di relazioni e i delicati equilibri dell’ecosistema fiume, le conseguenze sulla biodiversità delle barriere ecologiche e della frammentazione ambientale, l’importanza del suolo e le sue componenti fisiche e biologiche.Uscite sul campo permetteranno di mettere a frutto gli insegnamenti acquisiti. Il programma completo può essere scaricato dal sito http://www.parcotaro.it

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Fiat: una vicenda epocale

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

La vicenda aperta dagli accordi Fiat è assai complessa. Nessuna delle parti in causa ha solo torti o solo ragioni. Non c’è dubbio che le vicende di Mirafiori e Pomigliano abbiano dimostrato l’importanza delle proposte di Italia dei Valori in materia di nuove regole per la rappresentanza sindacale. Ma da qui a sposare indistintamente le ragioni della Fiom e di avviare forme di resistenza comune e duratura ne passa. Io credo sia necessario, per la portata storica di questa vicenda avviare, piuttosto, un serio e approfondito dibattito anche nel nostro partito per addivenire ad una soluzione comune e condivisa. Perchè, in questo caso, più voci distinte e diverse che si confrontano sono una straordinaria risorsa. Solo i partiti tetragoni, su questioni tanto dirimenti, non nutrono dubbi e procedono come falangi macedoni. Non bisogna, dunque, gridare allo scandalo se, anche all’interno del nostro partito, come in tutti gli altri, vivano posizioni diverse ed il dibattito è aperto e vivace. In una fase così rivoluzionaria, è normale che proprio a sinistra, che da sempre ha a cuore i diritti e la tutela del lavoro, si accendano discussioni a più voci. A mio parere, se da una parte è vero che gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, nell’ottica di un recupero di efficienza e di competitività dell’azienda, richiedono ai lavoratori sacrifici significativi, dall’altra sono oggettivamente in linea con gli standard dei principali stabilimenti europei. E’ chiaro che l’azienda dovrà metterci del suo, proprio in virtù dei sacrifici richiesti ai lavoratori. Quello che l’azienda dovrà fare sarà avviare investimenti straordinari ma soprattutto mettere in atto una chiara e lungimirante politica industriale e finanziaria dell’azienda. La sfida della globalizzazione, che ha profondamente cambiato il mercato del lavoro, soprattutto quello automobilistico, impone la necessità di aprire una fase nuova, dove ciascuna parte in causa e per quanto di sua competenza, deve compiere lo sforzo epocale per ricercare una nuova forma di dialogo, rinunciando a posizioni preconcette o a sterili arroccamenti su posizioni precostituite e ormai obsolete. I sindacati, in un quadro che ogni giorno cambia, devono immaginare e reinventare basi nuove, più complesse ed articolate, per mettere in atto la tutela dei diritti dei lavoratori. Un conto è la tutela dei diritti dei lavoratori in settori nuovi ed in crescita come la robotica, un conto sono quei settori asfittici e in crisi come quello automobilistico, a maggior ragione se si producono utilitarie e non suv. Le imprese, dal canto loro, non possono solo chiedere sacrifici in tempi di vacche magre, ma sapere immaginare nuove forme di partecipazione dei lavoratori al piano industriale, agli utili, al futuro e allo sviluppo di nuove realtà e percorsi aziendali in tempo di vacche grasse. Schiacciarsi sulle posizioni della Fiom, come qualcuno a sinistra sta facendo, o su quelle di Marchionne, come qualcuno a destra sta facendo, non aiutano a mio avviso di certo il lavoratore a conservare il suo posto di lavoro. Chi, a maggior ragione a sinistra, non si interroga su cosa si può e si deve fare, mostra solo di voler conservare uno status quo che di fatto non esiste più da un pezzo. Quanto all’esclusione della Fiom dalla rappresentanza sindacale è sicuramente incostituzionale ma ancor di piu’ è una scelta miope, in quanto rischierà di vanificare il contenuto degli accordi, dando vita ad una permanente conflittualità interna all’azienda. Ma anche dalle parti della Fiom, delle riflessioni andranno aperte perchè non è pensabile che un sindacato, così largamente rappresentativo dei metalmeccanici, si arrocchi pregiudizialmente sul fronte del no, rifiutando addirittura di partecipare al tavolo delle trattative e di prendere atto che la globalizzazione dell’impresa e del lavoro non può vedere lavoratori ed imprese come nemici su fronti contrapposti ma richiede necessariamente nuove e straordinarie capacità di confronto. In questo senso, non mi sento di sbagliare quando dico che la Fiom sta mancando l’occasione di diventare quello straordinario sindacato, capace di rappresentare i diritti di tutti i lavoratori. Per quanto riguarda il settore specifico dell’auto, doveva farsi carico di una battaglia per la rivendicazione di un contratto nuovo, che tenesse conto di un mercato con problematiche evidenti rispetto ad altri settori metalmeccanici, che va da quello minerario alla robotica. La Fiom doveva avere il coraggio di sfidare la Fiat su questo, di immaginare una compartecipazione dei lavoratori alla gestione degli utili aziendali, invece di buttare via tutto in nome di una conservazione tout court. Detto questo, credo è tempo per tutti di abbassare i toni, perchè il rischio di una politicizzazione della vicenda Fiat potrebbe far perdere di vista la questione più importante, ovvero quella contrattuale. La parola, dunque, ai lavoratori che si esprimeranno presto attraverso il referendum. (on.le Massimo Donadi idv)

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La grande (e comoda) confusione sul “comunismo”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

L’anticomunismo è rimasta l’ultima ideologia idonea a coprire il vuoto mentale del nuovo potere che impone l’apparenza per nascondere la verità;  In questo periodo di anti-politica programmata e strutturata,  quando l’anticomunismo ha ripreso vigore per cercare di dare un contenuto alla mancanza totale di ideologie, diventa sempre più difficile sperare in una rilettura della Populorum Progressio per trarne ispirazioni programmatiche. Non avendo assolutamente nulla da offrire, in termini di contenuti ideologici e concettuali, ecco pronta  la ripresa delle ammuffite tematiche anticomuniste.  E’ un ritorno alla guerra fredda quello che si sta cercando di riproporre, ma senza un avversario che contrasti e da contrastare; non è più una partita a due, ma, molto più miseramente, un solitario che si gioca davanti ad attoniti spettatori con la pretesa anche di barare; non c’è nulla di più stupido e di più inconsistente che barare al solitario! L’Enciclica PP non entra in discussione con il marxismo, rappresenta, invece, una esposizione positiva della dottrina cattolica più avanzata, in aderenza ai tempi, in questo modo rispondeva alle istanze puntualizzate dal marxismo, di cui superava le soluzioni, intuendo, con grande lucidità, che la dottrina sociale marxista aveva fatto il suo tempo e non avrebbe più avuto ragione di porsi come alternativa. Alla luce del materialismo storico la dottrina sociale marxista ha sostenuto che la proprietà privata dei mezzi di produzione era la causa dell’esistenza delle classi antagoniste e la ragione profonda di tutti i mali sociali. Il progresso tecnico, cominciando con il passaggio dagli strumenti di pietra a quelli di metallo fino a giungere alla raffinata tecnologia moderna, con la creazione del ‘plus prodotto’ ha reso possibile la sua appropriazione da parte degli uni con l’esclusione degli altri. E’ questo lo sfruttamento, in questo modo ha avuto inizio la proprietà privata che ha dato origine all’esistenza delle classi antagoniste. L’interesse della classe sfruttatrice è l’accumulazione del capitale mediante l’appropriazione del ‘plus-valore’, cioè di quella parte del lavoro che non viene restituita all’operaio sotto forma di salario, in una parola lo sfruttamento, inteso come un illecito arricchimento. E’ questo un concetto che appartiene alle religioni a vocazione cattolica (universale) come il cristianesimo e l’islamismo; in merito allo sfruttamento c’è un termine arabo che normalmente viene tradotto nelle lingue occidentali con ‘usura’, è la riba, intraducibile negli idiomi occidentali, argomento che abbiamo già dettagliatamente trattato.  Ribadisco che si tratta di un concetto che condanna lo sfruttamento, che appartiene alle religioni con vocazione universale. L’idea dello sfruttamento è condannata nel Corano con 15 secoli di anticipo nei confronti della religione cristiana, a riprova del valore universale e, quindi, cattolico, del pensiero sociale islamico. In entrambe le religioni la condanna dello sfruttamento deriva dalla centralità che l’uomo occupa nel mondo della storia.  Oggi lo sfruttamento ha raggiunto livelli planetari, le nazioni ricche e potenti, esercitano lo sfruttamento nei confronti delle nazioni povere e deboli, con la sottrazione delle materie prime, facendo anche ricorso all’uso della forza, all’applicazione delle normative internazionali inerenti l’embargo, scatenando legittime reazioni che servono solamente al potente per giustificare interventi bellici: è la globalizzazione dello sfruttamento, che si coniuga con la globalizzazione della violenza. La terza religione monoteista, l’ebraismo, non esprime nessuna condanna in merito, anzi, fa della riba, come usura o sfruttamento, uno dei cardini della propria economia, e che l’ebraismo non abbia vocazione universale è dato dal fatto che è l’unica religione, fra tutte le religioni del mondo, assolutamente disinteressata al proselitismo e, quindi, alla divulgazione del proprio credo, anzi impedisce che estranei possano convertirsi all’ebraismo, in una sorta di razzismo di religione, che svuota la religione stessa di ogni valore spirituale.
Non c’è nulla di sconcertante nelle parole di Paolo VI o di rivoluzionario, si tratta di un concetto assimilabile all’esigenza di riconoscere a tutti parità di diritti, perché il ‘plus-valore’, di cui si appropria il capitalista, è un extra a quanto legittimamente gli spetta per l’attività che svolge.
Secondo il marxismo questo stato di cose dipende dalla natura stessa di un regime fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, oggi rappresentato dal capitalismo.  L’interesse della classe sfruttata, al contrario, è l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, delle classi e della società divisa in classi. Dai fondatori agli autori marxisti si è voluto dimostrare l’esistenza dello sfruttamento a tutti i livelli, individuale, sia tra privati, sia tra diverse nazioni; il linguaggio usato insisteva sul capitale, sul capitalista, sul capitalismo, sul colonialismo e, quindi, sull’imperialismo, che si sostiene con il militarismo e con il ricorso alla forza. Il confronto tra gli interessi opposti delle classi antagoniste è lo scontro, la lotta di classe che, necessariamente si intensifica e sfocia nella rivoluzione, il cui scopo è il rovesciamento del potere delle vecchie classi e l’ascesa del proletariato. E’ questo il contenuto reale della lotta di classe e della lotta politica, alla quale non si deve sostituire la lotta economica e sociale per il miglioramento della qualità della vita. L’ideologia e la lotta ideologica devono mettere bene in luce che non è possibile la conciliazione delle classi antagoniste e la composizione dei lori interessi in un solo interesse comune, e che non è possibile tentare alcune via tendente al riformismo.  (Cfr. Osnovj marksistskoj filosofi – Principi della filosofia marxista- del PCUS; sta in Komsomolskaja Pravda, 2 novembre 1961, pag. 3)
L’Enciclica di Paolo VI non entra in polemica con il marxismo. Lo scopo di un documento universale non può essere quello di dimostrare la falsità di una determinata visione del mondo, ma deve presentare, come di fatto presentò, una soluzione positiva della questione sociale, valida per tutti, indistintamente.Si impone la sicurezza e l’autorevolezza con cui il Pontefice presentò la sua ipotesi di lavoro, parlando di problemi così urgenti, che riflettono valori veri, umani e quindi universali e cattolici; da ciò deriva l’indipendenza e la libertà della Lettera di fronte a qualunque ideologia, perché non si pone al di fuori delle ideologie, ma al di sopra, trattando problematiche che non possono essere racchiusi all’interno di una dialettica di parte. (Rosario Amico Roxas)

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Berlusconi indagato dalla Procura di Lecce

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Dopo la notizia del 30 dicembre 2010, la persona offesa avv. Francesco Toto ha confermato che l’on. Silvio Berlusconi sarebbe stato indagato per violazione di leggi in materia finanziaria di cui al T.U.I.F. (Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria) D. Lgs 58 del 1998. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che con un precedente comunicato aveva reso nota la notizia dell’avvio di un’indagine da parte della Procura di Lecce dopo che l’azionista avv. Francesco Toto nell’interesse degli altri azionisti, obbligazionisti e dei creditori ALITALIA aveva depositato presso la Procura della Repubblica di Lecce un dettagliatissimo esposto sulla sciagurata operazione che aveva riguardato l’ex compagnia di Stato e sulla condotta tenuta dall’on. Berlusconi, allora candidato in pectore, e dal Ministro dell’Economia e Finanze. Gli atti sarebbero stati già trasmessi per competenza alla Procura di Roma. L’indagine seguirebbe l’azione civile già avviata presso il Tribunale Civile di Lecce e che vede protagonisti, oltre all’avv. Toto decine di altri azionisti difesi anche dall’avv. Francesco D’Agata.

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Adiconsum: diffida a Mediaset

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Adiconsum ha inviato a Mediaset una diffida per ottenere una modalità condivisa per i rimborsi relativi agli aumenti dell’abbonamento non previsti, come da sentenza Antitrust. Mediaset ha respinto la nostra richiesta, informandoci di non ritenere fondata la condanna dell’Antitrust e di aver fatto, quindi, ricorso al TAR. Attualmente la vicenda è in una fase di stallo. Per ogni singolo utente è sempre possibile avviare la via giudiziaria per ottenere il rimborso, però, con costi elevati. In attesa delle decisioni del Tribunale amministrativo proponiamo di tentare la richiesta di rimborso attraverso le speciale sportello, realizzato in esclusiva per Adiconsum, per la soluzione dei contenziosi. Tale modalità sarà gratuita solo per i rimborsi dell’aumento dell’abbonamento. Se vuole inoltrare tale richiesta deve nuovamente scrivere a questa mail dichiarando:
“Il sottoscritto: nome; cognome; domicilio, recapito telefonico (cellulare) dell’intestatario dell’abbonamento n:., autorizza Adiconsum a richiedere per mio conto il rimborso relativo all’abbonamento easy pay dal… al… con tessera n:.. “ Dopo l’invio della mail i reclamanti saranno contattati per via telefonica e tenuti informati sull’avanzamento della richiesta.

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L’Italia scommetta sui giovani

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

<<Apprezzo sinceramente le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con particolare riferimento all’attenzione che ha inteso rivolgere alle giovani generazioni ed a quello che possono rappresentare per il futuro dell’Italia e della politica di questo Paese>>. Lo ha detto Carmelo Lentino, Consigliere del Forum Nazionale dei Giovani con delega alla Cultura, alle Riforme e all’Attività Legislativa, commentando il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. <<Come ha detto il Presidente, i giovani non chiedono certezze ma possibilità reali. I giovani cercano pari opportunità di partenza e spazi per potersi esprimere. Per attuare quanto auspicato da Napolitano – prosegue Lentino – è necessaria una sinergia tra pubblico e privato, tra politica e parti sociali. Non si può pensare di risanare questo Paese senza il pieno ed auspicabile coinvolgimento di tutti, a partire dalle giovani generazioni. Non si può essere tanto irresponsabili da tagliarci fuori da questo processo di rinnovamento, anche istituzionale>>. <<Difficoltà e malesseri, anche quelle evidenziati da numerosi giovani, devono essere affrontati. Come deve essere affrontata la crisi economica – continua l’esponente del Forum Nazionale dei Giovani – e l’annoso problema della disoccupazione. Tutti possono e devono fare la loro parte>>. <<Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che proprio nel nuovo anno ricorrerà, deve essere occasione anche di rinnovamento culturale.  Dobbiamo trarre giovamento da quello che la storia ci può insegnare – prosegue Lentino – per evitare che vengano commessi tragici errori. L’unità nazionale e l’unità dello Stato non possono e non devono essere messi in discussione, da nulla e da nessuno>>.<<Ci auguriamo – ha concluso il Consigliere del Forum dei Giovani –, come auspicato dal Presidente Napolitano, che veramente questo Paese abbia il coraggio di scommettere sui giovani>>.

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Rc Auto: convocazione

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Paolo Landi, Adiconsum: “Chiediamo al ministro Romani di convocare anche i consumatori il prossimo 4 gennaio” Chiediamo provvedimenti urgenti per bloccare gli aumenti del 10-15% delle tariffe Rc auto. Adiconsum ha contribuito all’elaborazione delle proposte trasmesse dall’Isvap al Ministero. Proposte che, se attuate con tempestività, possono incidere in modo consistente non solo nella riduzione delle tariffe per il futuro, ma anche nel blocco i rilevanti aumenti in corso. Aumenti che sono mediamente 5 volte il tasso di inflazione, ma che arrivano anche a 10 volte per i giovani neopatentati. Apprezziamo, quindi, la tempestività con cui il ministro Romani ha convocato Isvap e Ania per il prossimo martedì 4 gennaio. Chiediamo allo stesso Ministro di convocare anche Adiconsum e quelle associazioni che hanno contribuito ad elaborare le proposte che ha ricevuto. In particolare, per Adiconsum, occorre dare immediata concretezza ai provvedimenti:
•    contro le frodi, i cui costi sono poi scaricati dalle compagnie su chi paga l’assicurazione
•    per un deciso impegno a salvaguardare il servizio di liquidazione nelle aree del Mezzogiorno
•    per una verifica dell’indennizzo diretto volto ad eliminare gli aspetti speculativi che fanno lievitare le tariffe in modo ingiustificato.
Inoltre, per Adiconsum, ulteriori aumenti attendono gli assicurati con l’entrata in vigore della conciliazione obbligatoria che rischia di essere un doppio costo che poi viene scaricato dalle compagnie sul consumatore.
Per Adiconsum esistono tutte le possibilità per ridurre le tariffe del 20% e allo stesso tempo migliorare il servizio agli assicurati, andando a rimuovere tutti quei fenomeni di rendite e di speculazione che oggi gravano sulle tariffe assicurative.

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Il Papa come Gesù. Berlusconi come Zaccheo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Lettera al direttore. Non sono un buon cristiano, anzi, forse non sono neppure un cristiano, però mi piace tenere il vangelo sul comodino e leggerne un passo prima di dormire. L’altra sera ho letto ancora: “Or un uomo di nome Zaccheo, che era capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi fosse Gesù, ma non ci riusciva; c’era, infatti, molta gente, ed egli era troppo piccolo di statura. Allora…si arrampicò sopra un sicomoro perché Gesù doveva passare di là. Gesù, quando arrivò in quel punto, alzò gli occhi e gli disse: « Zaccheo scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua ». Scese subito e lo accolse con gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E’ andato ad alloggiare a casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Signore, io do ai poveri la metà dei miei beni e se ho rubato a qualcuno gli restituisco il quadruplo » (cf Lc 19 ). Mi sono addormentato ed ho fatto un sogno. Ho sognato Silvio. Sì, proprio il Cavaliere, che voleva vedere il Papa, ma essendo piccolo di statura, non ci riusciva. Allora si arrampica su una transenna. Joseph lo vede, alza gli occhi e gli dice: «Silvio scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a Palazzo Grazioli ». Il Cavaliere scende subito e lo accoglie con gioia. Vedendo ciò, tutti mormorano: «Il Papa è andato ad alloggiare in casa di un peccatore!». Ma mentre sono a tavola, Joseph lo guarda negli occhi e gli dice: «Guai a voi che siete ricchi, perché avete già la vostra consolazione » (Lc 6,24); e poi:  « In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli; ancora vi dico: è più facile che una fune entri per la cruna di un ago, che un ricco nel regno di Dio » (Mt 19, 23 -24). E Silvio: «Santità, io do ai poveri la metà dei miei beni e se ho rubato a qualcuno gli restituisco il quadruplo». (Attilio Doni)

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Smaniosa vocazione

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Lettera al direttore. “La Stampa del 31 dicembre 2010, pubblica la seguente lettera: “Ognuno sia libero di fare le sue scelte, per carità, ma quando in un mondo già sovrappopolato si ha la possibilità di non avere preoccupazioni per la propria moltiplicazione non capisco la smaniosa vocazione per «il figlio a ogni costo» che cattura cantanti maturi come Gianna Nannini ed Elton John. Il travaglio nel parto di canzoni non è stato sufficiente?”. Il nome dell’autore è puntato, però c’è da supporre che sia un uomo, giacché di norma sono gli uomini a non capire, e a definire il desiderio di procreare una smania. Forse potrei illuminare coloro che non capiscono, con un’analogia:  la Creazione è il frutto dell’amore divino; la procreazione è il frutto dell’amore umano. Precisazione necessaria per coloro che non capiscono: intendo l’amore verso la creatura desiderata, non l’amore che unisce gli sposi. Così,  se riguarda una coppia omosessuale, la “smaniosa vocazione” si comprende meglio. (Francesca Ribeiro)

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La vita di Gesù e le sciocche critiche

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Lettera al direttore. Gentile direttore, ho ricevuto critiche e complimenti per il mio scritto dal titolo: “Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo”.  Ben vengano le critiche costruttive e intellettualmente oneste, che fino ad ora non ho visto, al contrario di quelle pessime di chi, non avendo argomenti, tenta di screditare l’autore e malevolmente di attribuirgli concetti che non ha mai espresso. Io mi sono limitato ad affermare che Gesù non era povero. Solo, e nient’altro che questo. Gesù non nacque povero, e non visse povero.
Ma chi bisogna contestare, Renato Pierri, oppure gli evangelisti? Renato Pierri, oppure i documenti? In Palestina, al tempo di Gesù, esistevano i poveri, ma Gesù non era fra questi. Henri Daniel – Rops, celebre storico – saggista francese, Accademico di Francia, da me già citato, nel suo libro La vita quotidiana al tempo di Gesù, (Mondadori), testo approvato dalla Chiesa, scrive: “Diventato adulto e avendo certamente imparato il mestiere di suo padre, quello di carpentiere, Gesù, come la maggior parte degli ebrei del suo tempo, lavora con le propri mani, fabbricando aratri e gioghi per i buoi…I suoi contemporanei lo vedono quindi con un truciolo dietro l’orecchio, segno distintivo dei falegnami, spingere il piallone e usare il martello” (pag. 490). Un bravo artigiano in Palestina non era povero.   Ma torniamo ai vangeli e vediamo cosa racconta Luca: “Quando ebbero compiuto tutto quello che riguardava la  legge del Signore, ritornarono in Galilea, nella loro città di Nazaret. Intanto il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia era in lui. I suoi genitori erano soliti andare a Gerusalemme ogni anno, per la festa di Pasqua. Ora, quando egli ebbe dodici anni, i suoi salirono a Gerusalemme, secondo il rito della festa. Trascorsi quei giorni…” (Lc 2, 39 – 43).  Ecco: i “poverissimi”  ogni anno andavano a Gerusalemme per la Pasqua e vi si trattenevano alcuni giorni. E passiamo al Vangelo di Giovanni: “Maria, presa una libbra di profumo di nardo autentico, molto prezioso, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli. La casa fu ripiena della fragranza di quel profumo” (Gv 12, 3). E ancora Giovanni: “Siccome Giuda teneva la borsa, alcuni supponevano che Gesù gli avesse detto: – Compera quanto ci occorre per la festa -, oppure che gli avesse ordinato di dare qualcosa ai poveri -” (Gv 13,29). Gesù e gli apostoli tenevano una borsa di denaro, spendevano per la festa e facevano l’elemosina ai poveri. Non sto ad elencare tutte le volte che troviamo Gesù nelle case di parenti e amici. E mi pare sin troppo ovvio che viveva sobriamente e dignitosamente, così come i primi cristiani. Magari un bicchiere di buon vino a tavola, non di più. Del resto, non lo bevve anche nell’Ultima Cena? (Renato Pierri Ex docente di religione cattolica e autore dei libri: “La Sposa di Gesù crocifisso”- Kaos edizioni; “Il quarto segreto di Fatima” – Kaos edizioni; “Sesso, diavolo e santità” – Coniglio editore). (n.r. in un poscritto Pierri a proposito dei suoi critici precisa: Non mi sono giunte da persone competenti, per il semplice motivo che le persone competenti queste cose le sanno perfettamente. E’ questa un chiarimento che condividiamo poichè di là del caso specifico molte volte siamo costretti ad annotare argomenti “campati in aria” per il semplice e stupido gusto della polemica fine a se stessa. Siamo un po’ tutti lontani dal renderci consapevoli che non basta aprire la bocca per darle fiato ma bisogna fare buon uso della ragione e della riflessione in specie se trattiamo argomenti che presumono una adeguata preparazione e uno studio approfondito delle fonti.)

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I tetti pensionistici significano ancora qualcosa?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Editoriale. Oggi in Italia si va in pensione dai 61 anni in poi. Gli ultimi anagraficamente ad usufruire della pensione di vecchiaia sono i professori universitari e i magistrati che possono restare in servizio sino a 70 anni. E’ uno sbarramento che segna una linea di confine tra il mondo del lavoro e la sua definitiva esclusione. Ma, in pratica, non lo è per tutti e per tutte le professioni. Il giornalista, ad esempio, può continuare a scrivere, sebbene gli sia più difficile guadagnarci, e i capitani d’industria possono scegliere soluzioni più comode nei consigli di amministrazione o la presidenza in società di comodo. Lo stesso capita ai politici che difficilmente dopo i 70 anni appendono lo “scarpino al chiodo”. Con i tempi che ci ritroviamo, con l’allungamento della vita e le migliori condizioni di salute c’è persino da chiedersi se questo istituto possa continuare ad avere una ragione per esistere. Ma un momento. Non pensiamo certo all’abolizione della rendita pensionistica, semmai a renderla “elastica” per adattarla alle proprie esigenze. Ci spieghiamo con un esempio. Un calciatore, si sa, a 35 anni, anno più anno meno, deve lasciare i campi da gioco e cercare di fare qualcosa d’altro. Non possiamo definirlo un pensionato ma semmai uno che non è più in grado di rendere al meglio nella sua professione e pensa bene di adoperarsi altrimenti. Lo stesso potremmo dire per un sessantacinquenne che lavora in fabbrica e che potrebbe trasformarsi in portiere di stabile, in usciere ministeriale, ecc. Ma anche nel corso di una determinata attività questi passaggi potrebbero essere utilizzati utilmente. Se, ad esempio, un poliziotto è assegnato alle volanti e giunto a 50 anni potrebbe non sentirsela più ma non per questo andrebbe pensionato. Potrebbe svolgere un lavoro interno meno usurante. Sarebbe una specie di turn over orizzontale con cambio di attività ma senza perdere il lavoro. A questo punto dovremmo anche mutare i contributi previdenziali e assistenziali che si versano per adeguarli alle diverse logiche lavorative e per renderli più elastici. Immaginiamo contributi che ogni dieci anni producono una rendita ma che potrebbero essere utilizzabili o riconvertiti per i successivi dieci anni e così via. Quale potrebbe essere il vantaggio? E’ che il tutto è volto ad assicurare che a fronte di condizioni particolari (disoccupazione, malattie, infortuni gravi, ecc.) si possa avere dopo i primi 10 anni la possibilità di percepire una sia pur modesta rendita dalla quale partire per ricercare con meno affanno nuove opportunità d’impiego. Per chi invece va tutto liscio può cumulare quattro rendite decennali e anche oltre con la sola variante di un cambiamento del lavoro. Faceva, ad esempio, il carabiniere e poi fare il dattilografo, l’usciere, ecc. Questa idea è stata concretizzata dai centri studi della Fidest e illustrata a degli esperti alcuni dei quali si sono fatta premura di aggiungere o togliere alcuni passaggi e tutti insieme hanno convenuto che è praticabile ma vi è un solo ostacolo: manca la volontà politica per realizzare questa piccola rivoluzione che andrebbe a mutare l’attuale andazzo perché il sistema non è fatto per risolvere i problemi ma per complicarli. Solo in questo modo generano dipendenza e dalla dipendenza la ragione d’esistere per i politicanti. E’ questo il solo vero e insolubile problema. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mancata estradizione di Battisti

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

“La mancata estradizione di Battisti è una grave offesa per l’Italia e la sua democrazia ed un oltraggio per le famiglie delle vittime. Bene ha fatto il Ministro Frattini a richiamare  il nostro Ambasciatore a Brasilia per concordare immediati passi volti ad ottenere in ogni modo la sacrosanta estradizione. Non averla concessa è sconcertante ed inspiegabile in se ma ancor più lo è per le assurde motivazioni addotte”. Lo ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

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