Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il Papa: sono preoccupato per i poveri

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

(fonte Il Messaggero del 1° gen. 2011) Il pontefice dimentica o trascura di ricordare che il cristianesimo attuale si coniuga con l’Occidente e, quindi, con il capitalismo; l’affermazione pontificia circa le “Radici cristiane dell’Europa”, condivisa da Pera, ne è la documentata prova,  riduce il cristianesimo a supporto del capitalismo e lo pone come una categoria antropologica distintiva di una razza, appunto la “razza occidentale” Cristianesimo quindi sta all’Occidente e insieme stimolano il capitalismo. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è  diventato il pilastro portante  dell’ordine costituito, e non si leva nessuna voce a difesa dei più deboli, perché non basta “essere preoccupati”  se non viene data voce a chi non ha più fiato.
La globalizzazione dei mercati, intesa come momento culminante del capitalismo spinto, per essere accettata, richiede d’essere imposta; il consumismo a cui porta non può essere accettato passivamente dai popoli, che non vogliono privilegiare i consumi fittizi, ma le necessità reali.
Tra l’altro proprio la globalizzazione provoca l’acuirsi dello sfruttamento del lavoro minorile, del lavoro femminile sottopagato, nonché contratti di lavoro atipici, diretti a tutelare i diritti dei datori di lavoro a danno dei diritti dei prestatori d’opera, utilizzando la vile arma del ricatto, perché produce esigenze di manovalanza a basso costo, tutto a discapito dei livelli di istruzione, perché gli stessi genitori inseriscono i figli nel panorama sordido dello sfruttamento prima possibile; lo impone la legge della sopravvivenza. Dopo avere usato tutte le leve del marketing avanzato, la politica della globalizzazione deve imporsi con altri mezzi, anche con i mezzi della violenza, sia pure morale.
Questo capitalismo avanzato e spinto alle estreme conseguenze, promosso indiscriminatamente dall’opulento mondo occidentale, conduce a diverse forme di consumo; oggi non si produce più per soddisfare i bisogni del consumatore, o per migliorare la qualità della vita, oggi si produce e basta, quindi, attraverso l’uso indiscriminato delle leve di marketing, si creano falsi bisogni; il consumatore è solamente un’entità da sfruttare attraverso l’imposizione di falsi bisogni. Alla base delle guerre, in questo esordio cruento del 3° millennio, c’è l’interesse economico, sia di singole multinazionali, che di Stati i cui vertici sono assoggettati a quelle stesse multinazionali che ne hanno sponsorizzato la formazione; questo interesse trova nella globalizzazione dei mercati la sua attualità.
Possiamo affermare che l’economia capitalistica genera la globalizzazione dei mercati, la loro fusione consequenziale, per affermarsi sempre più, genera le politiche aggressive. Esiste l’alternativa della quale dovrebbe parlare il pontefice, facendo seguito a quanto sviluppato dai suoi predecessori, che, al contrario vengono smentiti. Di segno opposto è l’indicazione operativa del cooperativismo, che si realizza nella integrazione fra i popoli, l’integrazione fra i popoli non è altro che la internazionalizzazione del concetto portante del cooperativismo, che a sua volta è l’aggiornamento dell’originario concetto di ‘corporativismo cattolico’. Con il concetto di integrazione fra i popoli viene recuperato il ruolo etico dell’economia, che ritorna ad essere una funzione al servizio dell’uomo, e non, come accade nel sistema capitalistico, un modo per asservirlo alle esigenze dell’economia, fino alle estreme conseguenze, con lo sfruttamento, con una nuova schiavitù, con l’aggressività camuffata da nobili ideali, ma in realtà finalizzata alla rapina delle materie prime e delle fonti energetiche che servono al capitalismo in maniera sempre più esponenziale, mentre intere popolazioni, che, peraltro, costituiscono la grande maggioranza della popolazione mondiale, covano la ribellione motivata e giustificata dall’indigenza.  Rimane ancora valida l’architettura sociale impostata da Giuseppe Toniolo nel clima di vivace apertura sociale negli anni della RN, riconosciuta universalmente come la risposta cattolica al marxismo rivoluzionario, che proseguirà la sua strada culminando nella rivoluzione di ottobre del 1917, quando realizzerà una ulteriore forma di capitalismo, quello di Stato, anch’esso distante dalle reali necessità delle classi intermedie e di quelle operaie. Qualunque forma di capitalismo, vuoi che sia in senso marxista di Stato o in senso neo-liberista dei singoli capitalisti, necessita di una politica forte, in grado di agevolare i programmi di penetrazione nei mercati degli altri paesi. Per questo sostengo che il capitalismo in sé genera la violenza, che si realizza nelle attività belliche.
La posizione intermedia di Toniolo apparve subito come la grande risposta, in campo economico-sociale, sia all’ideologia liberale con il suo capitalismo individuale, sia al sistema socialista, con il suo capitalismo di Stato. Nel mondo del capitalismo spinto emerge una figura anomala, quella dell’ imprenditore, praticamente un capitalista senza capitali, che usufruisce di prestiti da parte dei capitalisti o delle banche da questi ultimi create (senza disdegnare l’apporto di capitali mafiosi), assume manodopera e produce, accollandosi i rischi. Questa è una figura tipica del capitalismo d’assalto, perché l’imprenditore, in effetti, pur se teoricamente assume i rischi dell’impresa, in pratica non rischia molto, se non un fallimento con conseguente insolvenza, che andrà a pesare su quanti gli hanno prestato fiducia, dalle banche, ai privati, ai fornitori. A sostegno del capitalismo puro deve intervenire anche l’autorità pubblica, spesso sollecitata dagli stessi capitalisti e/o imprenditori, con leggi protettive, imposte doganali sui prodotti concorrenti, cambi internazionali controllati, permessi di importazione, facilitazioni nella delocalizzazione produttiva. Inoltre, per ottenere il credito necessario per incrementare le imprese, servono i servizi delle banche, che spesso non sono trasparenti. L’imprenditore d’assalto, infatti, crea una serie di scatole cinesi vuote o semi-vuote, ognuna di queste scatole fornisce garanzie bancarie alle consociate; basta superare il primo livello dei fidi perché il meccanismo venga a trovarsi nella condizione ottimale di ottenere i prestiti necessari allo sviluppo, in un crescendo esponenziale di volume monetario. L’itinerario prosegue fino a quando il ritmo imposto alla dinamica di crescita risulta credibile; ma quando arriva il tonfo, la voragine che si apre è direttamente proporzionale al tempo che è stato concesso per operare impunemente. (Rosario Amico Roxas)

4 Risposte a “Il Papa: sono preoccupato per i poveri”

  1. Aldo Cannavò said

    Penso che l’articolo sulla stampa si riferisse ad eterosessuali ed omosessuali.Anch’io considero una smania il figlio ad ogni costo,pur considerando leggittimo che ognuno desideri generare.Bisogna considerare se chi è generato sarà contento dello stato di normalità della sua famiglia.Non possiamo nemmeno imporre a chiunque dei genitori troppo vecchi,specie con l’attuale generazione particolarmente critica nei confronti dei suoi genitori,che spesso si vergogna di averli troppo grassi od ignoranti.

  2. Aldo Cannavò said

    Non capisco come il mio commento precedente,che riguarda altro argomento,risulti sull’attuale argomento.
    Per quanto riguarda il far vedere il Papa dalla parte dei potenti,debbo far notare che il Santo Padre nelle varie situazioni deve stare equidistante. Debbo pure far notare che in una sua enciclica ha scritto: ” In un paese giusto non debbono esistere persone bisognose”.La sua preoccupazione per i poveri è dimostrabile dall’impegno che la Caritas svolge alacremente nei riguardi dei più poveri,che posso testimoniare come vecchio volontario dell’Auxilium.

  3. Rosario Amico Roxas said

    x Aldo Cannavò

    Non si può estrapolare una frase ad effetto e trascurare tutto il resto.
    Per sua comodità allego la lettera di presentazione, firmata Benedetto XVI, al libro di Pera “Perchè dobbiamo dirci cristiani”; si evidenziano i punti più significativi che contrastano con un secolo di sviluppo del Magistero sociale della chiesa.
    ******

    Caro Senatore Pera,
    in questi giorni ho potuto leggere il Suo nuovo libro “Perché dobbiamo dirci cristiani”. Era per me una lettura affascinante. Con una conoscenza stupenda delle fonti e con una logica cogente Ella analizza l’essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti, mostrando che all’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà. Con una logica inconfutabile Ella fa vedere che il liberalismo perde la sua base e distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento. Non meno impressionato sono stato dalla Sua analisi della libertà e dall’analisi della multiculturalità in cui Ella mostra la contraddittorietà interna di questo concetto e quindi la sua impossibilità politica e culturale. Di importanza fondamentale è la Sua analisi di ciò che possono essere l’Europa e una Costituzione europea in cui l’Europa non si trasformi in una realtà cosmopolita, ma trovi, a partire dal suo fondamento cristiano-liberale, la sua propria identità. Particolarmente significativa è per me anche la Sua analisi dei concetti di dialogo interreligioso e interculturale.

    Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest’ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari. Del contributo circa il significato di tutto questo per la crisi contemporanea dell’etica trovo importante ciò che Ella dice sulla parabola dell’etica liberale. Ella mostra che il liberalismo, senza cessare di essere liberalismo ma, al contrario, per essere fedele a se stesso, può collegarsi con una dottrina del bene, in particolare quella cristiana che gli è congenere, offrendo così veramente un contributo al superamento della crisi. Con la sua sobria razionalità, la sua ampia informazione filosofica e la forza della sua argomentazione, il presente libro è, a mio parere, di fondamentale importanza in quest’ora dell’Europa e del mondo. Spero che trovi larga accoglienza e aiuti a dare al dibattito politico, al di là dei problemi urgenti, quella profondità senza la quale non possiamo superare la sfida del nostro momento storico. Grato per la Sua opera Le auguro di cuore la benedizione di Dio.

    Benedetto XVI

  4. Egr: Dott.Roxas
    la prego di considerare nella lettera del Papa al Sen.Pera la frase: “Ella fà vedere che il liberalismo perde la sua base e distrugge sè stesso se abbandona questo suo fondamento” riferendosi chiaramente ai concetti evangelici. Da essa capirà che si parla di ben altro liberalismo che intendono le varie lobbies economiche che manovrano il mondo attuale. Io sono dell’idea che qualunque sistema applicato da persone oneste è onesto e contribuisce al buon sviluppo sociale,mentre qualunque sistema applicato da persone disoneste diventa disonesto e danneggia tutta la società.Si tratta quindi solo diquestioni morali e ben conosciamo il grande apporto morale che la Chiesa dà al nostro pianeta,a meno che vogliamo chiudere gli occhi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: