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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Teatro: Buongiorno contessa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Roma 4-5 gennaio 2011 ore 21.00  al Teatro Tor Bella Monaca (via Tor Bella Monaca) è di scena “Buongiorno contessa”, uno spettacolo su testi di Palazzeschi, Diderot, Prevert, Lerici, Montale, Benni, Dante, Lorca, De Filippo, che Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini proporranno per accompagnare gli spettatori in un viaggio nei sentimenti, nella natura, nella fantasia, nella quotidianità.
L’ouverture per pianoforte e violino introduce in un aristocratico salotto anni trenta per presentare l’incontro tra la contessa Pizzardini Ba e il suo amico-(amante)  Aldo (Palazzeschi), che discutono  animatamente per tentare di sconfiggere la mortale noia da cui la nobildonna è afflitta in maniera ossessiva. L’incontro lascia malinconicamente aperto il tema della vita e dell’amore,  scherzosamente proseguito dalle figure di Pulcinella e Colombina e le parole di Eduardo de Filippo (“L’ammore ched’è?”). Il pianoforte e il violino eseguono il primo movimento (allegro – tema dell’amore) della sonata appositamente composta dal maestro Paolo Coletta  e portano sulla scena la donna sesso/gioiello di Dènis Diderot (da “I gioielli indiscreti”) che lascerà il suo testimone a Iacques Prèvèrt in dialogo con Roberto Lerici  (“Questo amore”). Il secondo movimento (adagio – tema di mari e di viaggi)  accompagna ai versi di Eugenio Montale (“Riviere”) e alla prosa  arcaica e affascinante di Stefano d’Arrigo e della sua “Ciccina Circè” (da “Horcinus Orca”), e attraverso la grandiosità dei versi di Dante (“Ulisse”) si chiude con le immagini dei mari di Federico Garcìa Lorca e di Eduardo de Filippo. L’andante che segue (tema dei giorni) esalta l’eros racchiuso in una seicento multipla con l’ironica descrizione di un amplesso (da “Il serpente”di Luigi Malerba) e la straordinaria avventura di “De Pretore Vincenzo”, “ladruncolo edoardiano”, portato da una barella d’ospedale ad un immaginario e personale Paradiso grazie all’ignaro San Giuseppe  da lui devotamente scelto come autorevole protettore.
Stefano Benni ci racconta in pochi e scherzosi versi la trasformazione dell’amore di coppia (“Le piccole cose”). In uno scompartimento di treno, con garbo e  distaccato dolore si congeda da noi il viaggiatore cerimonioso  e consapevole di Giorgio Caproni. Ed un corale concluderà  la sonata  e lo spettacolo, riportandoci alle riflessioni sull’oggi, con due brani tratti da “Le luci d Algeri” (Premio Flaiano 2000) di Gianni Guardagli.

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