Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

La torta dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Torta co' bischeri

Image via Wikipedia

Editoriale. Da anni ci ripetono che le entrate del bilancio statale sono modeste mentre le uscite continuano a crescere. E’ una sorta di goccia che instillata di continuo è capace di scavare una roccia: gutta cavat lapidem. Così nell’immaginario collettivo ci facciamo una ragione del’alta imposizione fiscale e del continuo ridursi dell’assistenza e della previdenza pubblica oltre alla contrazione di molti altri servizi che da pubblici si trasformano in privati, con le conseguenti maggiori spese per le famiglie. Ma siamo certi che la situazione è proprio questa? Se trasponiamo il ragionamento figurandoci una torta, di modeste dimensioni, che deve essere affettata in modo tale da distribuirla equamente a tantissime persone, tanto per cominciare, ci accorgiamo che è tagliata con un coltello poco affilato e ciò significa che una volta fatto il suo lavoro ci ritroviamo con tante briciole sul piatto. E’ il primo spreco. Il secondo deriva dal fatto che non è esatto tagliare le fette con lo stesso spessore. L’invitato può essere un adulto ma anche un bambino e, quindi, al primo spetterebbe di più e meno all’altro. Queste sono, ritornando al bilancio pubblico, le prime cose da evitare: gli sprechi e una ripartizione delle risorse in termini di priorità. Una priorità è la salute, una priorità è l’istruzione, una priorità è il lavoro, una priorità è la tutela delle categorie sociali meno abbienti. Poi dobbiamo passare ad un’altra considerazione. Chi ci dice che la torta debba essere così modesta? Sappiamo che l’area dell’evasione fiscale ha raggiunto cifre record e anche se è vero che azzerarla è impossibile, diciamo pure che contraendola al 50% ci troveremmo in cassa per lo meno 50 miliardi di euro. Un’altra attenzione dovremmo riservarla al lavoro in nero che riduce i contributi previdenziali e assistenziali che datori e lavoratori devono versare alle casse statali. Si calcola che non siano meno di 20 miliardi di euro annui. Dobbiamo poi aggiungere l’abolizione degli enti inutili (leggasi province e non solo) e ne ricaveremmo altri 4-5 miliardi di euro. E per finire in bellezza dovremmo saper valorizzare meglio le risorse umane, favorire una maggiore presenza dello Stato per il rispetto delle regole di convivenza civile. Ora se da tutto questo ne ricavassimo un 90 miliardi di euro in più, su base annua, di certo potremmo guardare con meno affanno al nostro futuro soprattutto per i nostri figli e nipoti e dare a… Cesare quel che è di Cesare e… agli italiani una giusta ragione per vivere con minori affanni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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