Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

I cattolici e l’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 gennaio 2011

Nel mentre ci apprestiamo a festeggiare i 150 anni dall’Unità d’Italia è d’obbligo, a mio avviso, pensare al ruolo svolto non tanto dai cattolici quanto dalla chiesa di Roma. La prima impressione è che essa ha affrontato con un certo ritardo i nuovi problemi posti dalla trasformazione della società al momento dell’unità. Ma va poi, doverosamente, aggiunto che alla vecchia querelle risorgimentale si pose rimedio da ambo le parti allorchè il gruppo finanziario del Vaticano trovò modo d’allearsi con i gruppi di “aristocrazia finanziaria” del triangolo ligure-toscano-piemontese, con cui iniziò un lungo e cordiale confronto. Fu il tempo del Galliera, del Bomprini, della Società generale di credito mobiliare, ecc. Parliamo di un gruppo che dominerà la finanza italiana fino al 1893. E’ il tempo in cui furono costruite ferrovie, imprese siderurgiche, ci fu il controllo delle compagnie di navigazione, l’appalto delle imposte, l’attività edilizia e mineraria e anche la “aristocrazia nera” delle banche romane e della campagna laziale. Fu anche il tempo in cui il capitalismo italiano, ammantato di provincialismo, indirizzò il suo principale interesse alla speculazione edilizia e al monopolio industriale. Un periodo di discutibili manovre creditizie e di conseguenti scandali bancari. Nel frattempo esplodeva la questione sociale che vide come maggiore attore proprio il Sud mentre la borghesia stava alla finestra non riuscendo a rendere stabile la propria egemonia. In questa serie di eventi balzò palese la questione contadina che fu in un certo senso monopolizzata dalla Chiesa e che si poneva come contro altare all’insorgenza della questione operaia e al pericolo del socialismo “urbano” anche se quest’ultimo seppe poi infiltrarsi abilmente nel mondo contadino attraverso l’anello più debole, quello dei braccianti. (il tema è stato approfondito dal libro di Riccardo Alfonso e Raffaele Ferraris dal titolo “Gli umili figli della terra” dove si parla ampiamente della lotta dei braccianti agricoli e delle mondine nel vercellese a cavallo dei due secoli) Il clero, in questa fase commise, a mio avviso, un primo grosso errore cercando di costituire una sorta di “cordone sanitario” nel mondo agricolo ma senza aprirsi al nuovo che avanzava sia in agricoltura sia nella classe operaia delle città. Ma il movimento operaio, pur rafforzandosi, fu incapace, essendo mal guidato, di sprigionare una iniziativa che sapesse esercitare una sorta di egemonia o di attrazione nei confronti dei gruppi sociali intermedi, o altrimenti detti piccola e media borghesia. Per fortuna dei cattolici ci fu l’iniziativa di Luigi Sturzo che preparò un programma di rinnovamento della società italiana mediante quello che fu definito il “pluralismo” cattolico attraverso una serie infinita di “corpi intermedi”: comuni, banche, scuole cattoliche, parrocchie, associazioni di categoria, ecc. Un programma che fu definito ardito e tradizionale poichè si collegava ad un certo indirizzo di stampo liberistico e autonomistico. Sturzo ebbe il merito di coniugare la tradizione risorgimentale liberale con il mondo cattolico, ma perse la possibilità di una “fuga in avanti” in chiave riformista per evitare di chiudersi a riccio nei confronti delle masse socialiste e marxiste. Il massimo di concessione sturziana venne con la dottrina del “dualismo” per non confondere le sue posizioni con i “clerico-fascisti” e per rivendicare una concezione laica dello Stato. Queste sono le premesse di una costruzione politica che nel periodo fascista lo condusse all’esilio e per la Chiesa l’accettazione più completa del capitalismo e dei suoi effetti distorsivi. (prima parte del saggio di Riccardo Alfonso “I cattolici e l’Unità d’Italia” edito dalla Fidest per conto dei suoi centri studi)

Una Risposta a “I cattolici e l’unità d’Italia”

  1. Aldo Cannavò said

    Bisogna considerare che con l’unità d’Italia, Casa Savoia si è appropriata del regno del Vaticano,lasciando alla Chiesa il piccolo territorio che oggi conosciamo come Stato Vaticano.Il clero è stato espropriato di tutti i suoi beni e molti religiosi per sopravvivere hanno dovuto accettare l’elemosina di buoni fedeli.Si è ristabilito l’equilibrio fra Stato Italiano e Chiesa,con i Patti Lateranensi.Perchè nelle lezioni di storia,queste cose non si insegnano nelle scuole italiane?

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