Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Le guerre non si vincono solo sul fronte

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

Ci riferiamo ai numerosi segnali che ci pervengono dal mondo dell’informazione dove sono ben noti gli effetti dei cosiddetti “messaggi subliminali”. Essi non sono percepibili dalla coscienza dell’individuo cui sono diretti, ma proprio per questo si rivelano molto efficaci. La possibilità di condizionare il comportamento umano attraverso i messaggi subliminali (computer, televisione ecc.) è nota da tempo. Viene di solito utilizzato a scopo pubblicitario anche se per la sua subdola capacità di penetrazione, in alcuni Stati il suo uso è stato proibito per legge. Tale logica trasmissiva individua nel computer il tramite ideale per trasmettere siffatti “messaggi” in quanto costituisce uno strumento capace di favorire un contatto diretto e specifico con il singolo operatore che lavora al “videoterminale”. Le caratteristiche tecniche del mezzo consentono persino una messa a punto graduata e personalizzata a seconda della sensibilità dell’individuo che dovrà essere il bersaglio della stimolazione. Si può in questo modo indurre una persona al suicidio, farla diventare un soggetto pericoloso, spingerla a tradire il proprio Paese e a rivelare un segreto industriale ad una società concorrente e via dicendo. Se poi componiamo questa miscela affidandola a mani e a menti poco raccomandabili ci troviamo nel bel mezzo di una gestione del terrore difficile da controllare in quanto può albergare in chiunque e soprattutto in persone al di sopra di ogni sospetto e che pure ricoprono posti di responsabilità e controllano apparecchiature delicate e capaci di provocare immani stragi.  Tutto ciò può accadere anche in territori tradizionalmente tranquilli. La ragione si spiega nella realtà  dei  paesi industrialmente sviluppati. Infatti proprio in queste comunità, dove si cerca di rendere sempre più organizzata ed efficiente la vita collettiva, esistono delle aree di emarginazione e delle sacche di povertà alquanto estese. La loro condizione presenta un potenziale d’aggressività molto elevato. Ci basta poco per farlo esplodere. Se ad un certo  punto in quei agglomerati vi mescoliamo i transfughi provenienti dai paesi che hanno scelto alla base del loro riscatto la lotta armata, la miscela diventa davvero esplosiva. E la scintilla che accende la miccia brucia lungo la somma delle amarezze e delle avversità che si abbattono su chi si sente intrappolato e privo di una speranza di rivalsa e soffocato da una società consumistica che ci stimola a chiedere tutto e subito senza inutili attese. Il che si traduce in  una voglia di coinvolgere strati sempre più vasti di popolazione estendendo la propria “longa manus” nel malessere politico ed istituzionale che si avverte nelle piazze di molti paesi industrializzati e rende, nel complesso, il quadro inquietante per le sue intolleranze razziali, per la crisi dei “valori” e per la tendenza a rapportare il progresso umano attuale e in proiezione, in un futuro non molto lontano, allo sviluppo e alla proliferazione delle macchine. Ed è proprio alla base del nostro attuale malessere, per quanto può apparirci strano, che l’attuale conflittualità dell’uomo si gioca sul piano dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Il prezzo da pagare sarà proprio quello di “scartare”, in prima battuta, l’uomo improduttivo o, per meglio dire, gli effetti negativi dei suoi “eccessi di produttività.” Ed è facile, a questo punto, trasferire sui più deboli le nostre pretese di assicurarci un posto sicuro nella società ovvero quella comunità che ci permette di considerarci uomini e donne di successo, dei privilegiati.  E le prime vittime diventano gli anziani, i disabili, gli emarginati, vedasi i barboni e i disoccupati, e gli immigrati perché sprovvisti dell’istruzione necessaria per essere agevolmente assorbiti in un sistema ad alto sviluppo tecnologico. Ed i genocidi che si perpetuano nel mondo a scapito di tribù o clan o etnie sono la conseguenza di questo nostro voler selezionare la specie e ridimensionarne il numero puntando più verso le affinità ad alto contenuto qualitativo in luogo delle opzioni quantitative dettate dalla logica dei tempi passati dove il numero creava ricchezza e potere.
Infatti se analizziamo il corso storico della presenza umana sulla terra ci accorgiamo che ai tempi di Cristo la popolazione mondiale non superava i 200 milioni di abitanti. Nel 1500 avevamo raggiunto il mezzo miliardo. Diventammo un miliardo nel 1950 ed ora ci avviamo a distanza di 50 anni a    quintuplicarci. Se non si interviene drasticamente nel 2050 arriveremo a quota 9 miliardi. Nel contempo al proprio interno si verifica un sensibile “mutamento demografico” in quanto nei paesi industrializzati il tasso di fertilità è molto basso mentre è il triplo se non il quadruplo nelle altre aree del  Pianeta. (dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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