Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Legittimo impedimento dei membri del governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

La Corte Costituzionale ha stabilito che la legge sul legittimo impedimento viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Inoltre, “non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale relative all’art. 1, comma 1, in quanto tale disposizione venga interpretata in conformità con l’art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale”. E “sono inammissibili le ulteriori questioni di legittimità costituzionale, relative alle disposizioni di cui all’art. 1, commi 2, 5 e 6, e all’art. 2”.
Questa decisione è stata adottata a maggioranza: 12 voti favorevoli e 3 contrari. Nel merito si precisa che i processi nei quali è imputato il presidente del consiglio sono i giudici del collegio giudicate a valutare di volta in volta la legittimità dell’impedimento del capo del Governo per bilanciare i due diritti: la difesa dell’imputato premier e la tutela della sua funzione di governo. Si ricorda che l’articolo 3  della Costituzione recita che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E secondo l’articolo 138 della Carta, “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”.
In proposito i difensori di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo  hanno sottolineato che: ”La legge sul legittimo impedimento nel suo impianto generale è stata riconosciuta valida ed efficace e ciò è motivo evidente di soddisfazione”. E soggiunto: ‘Nell’intervenire su modalità attuative, la Corte Costituzionale sembra avere equivocato la natura e la effettiva portata di una norma posta a maggior tutela del diritto di difesa e soprattutto della possibilità di esercitare serenamente l’attività di governo, non considerando la oggettiva impossibilità, come dimostrato dagli atti, di ottenere quella leale collaborazione istituzionale già indicata dalla Corte stessa, con una autorità giudiziaria che ha addirittura disconosciuto legittimità di impedimento ad un Consiglio dei ministri”. ”Comunque – concludono – le sentenze della Corte debbono essere ovviamente rispettate e sarà possibile comprenderne la reale portata nella pratica attuazione soltanto dopo aver letto la motivazione”.

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