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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Egitto: Rastrellamenti a El Gorah

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

E’ di questi minuti la notizia, proveniente da fonti militari, confermate anche dall’Ambasciata egiziana in Italia a Reporter TV e Azzurra Network, secondo cui il Ministero della Difesa egiziano ha dato l’ordine poco fa alle forze di polizia di rastrellare il territorio di El Gorah, città nel nord-est del Sinai, al confine con Israele. Ieri in serata, infatti, il Gruppo EveryOne aveva richiesto alle massime autorità egiziane, nonché alle nazioni che fanno parte dell’MFO, Multinational Force and Observers, (in primis, oltre all’Egitto, Israele e Stati Uniti), alle Nazioni Unite e alle istituzioni Ue, di attivare i loro strumenti diplomatici per sollecitare un intervento urgente per la liberazione di un gruppo di 38 migranti, tra cui 8 donne, con cui EveryOne è in contatto, che sarebbero detenuti dai trafficanti, incatenati mani e piedi, all’interno di cointainer metallici in un frutteto nei pressi dell’aeroporto utilizzato come base aerea proprio dalla forza multinazionale dell’MFO.  “Nei pressi dell’aeroporto di El Gorah” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo, “ci sono alcune proprietà dei beduini, già al centro di indagini legate al traffico di esseri umani: El Gorah è di fatto un feudo della criminalità organizzata che ha il suo centro nella vicina Al Arish, capitale del governatorato del nord del Sinai, controllata da boss palestinesi nati in Egitto insieme a membri della tribù Al Tarabin. Recenti operazioni di polizia” proseguono, “hanno dimostrato la loro appartenenza ad Al Qaeda e i legami dei trafficanti con Hamas e Fatah. Ci auguriamo che queste operazioni militari colpiscano duramente il sistema di traffico di esseri umani nel territorio del Sinai del Nord, portando all’immediata liberazione degli ostaggi. Auspichiamo anche che le autorità egiziane tutelino il diritto fondamentale alla protezione internazionale dei migranti coinvolti, permettendo ai funzionari dell’UNHCR (Alto Commissario ONU per i Rifugiati) di incontrarli e assisterli nelle procedure di richiesta asilo, come impongono la Convenzione di Ginevra e le Carte internazionali sui diritti umani”.

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