Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

La crisi egiziana

Posted by fidest press agency su sabato, 29 gennaio 2011

In pochi giorni la polveriera araba dalla Tunisia all’Egitto, ma non è detto che si fermi qui, è esplosa. E’ stata, a detta di molti commentatori politici ed esperti islamici tra giornalisti, docenti universitari, ambasciatori, ecc., una rivolta contro il malcostume, le difficili condizioni economiche, la disoccupazione, in specie giovanile. Abbiamo raccolto in proposito i pareti di “Some experts like Abdallah Schleifer, Robert Bowker, Rashid Khalidi, Joost Hiltermann, Joel Beinin, Mona Eltahawy, Gilles  Kepel, think President Moubarak’s comments may provoke further unrest. White House spokesman Robert Gibbs said Washington would review its aid to Egypt based on events in the coming days” La prima mossa politica, nell’intento di placare la piazza, l’ha fatta il presidente Mubarak licenziando I membri del suo governo. Ma non sembra bastare. Ci scrivono gli autorevoli esperti: “The headquarters of President Mubarak‘s National Democratic Party wasset ablaze and there are also reports protesters have stormed the state television building; Internet and phone services both mobile  and landline – have been severely disrupted”. E oggi apprendiamo che I morti sono più di un centinaio, in specie tra i dimostranti, e I feriti si aggirano sui cinquecento. Mubarak a questo punto ha dovuto far ricorso all’esercito: “Troops have been sent onto the streets in Cairo, along with Suez andAlexandria, where buildings were also set alight, after a day of  rioting and chaos”. Ma la situazione resta stazionaria.
L’Italia sembra circondata da questi focolai di guerriglia urbana tra l’Albania, la Grecia, l’Egitto e la Tunisia mentre si stenta a frenare il malumore popolare anche in Libia, Algeria e Marocco. L’Europa comunitaria, per il momento, sta a guardare ma ci vorrebbe qualcosa di più di una “sbirciatina”. Il problema è planetario. Il sistema economico vigente non è più capace di sostenere le attese di chi è costretto a vivere ai margini della società, e qui parliamo di miliardi di esseri umani. Occorre offrire nuove opportunità, aprirsi verso gli altri, ad un’equa ridistribuzione delle risorse. Non è più tollerabile che muoiano, ogni anno, milioni di bambini, di donne e di anziani di fame, di sete e per mancanza di assistenza sanitaria. Non è più tollerabile che si spendano miliardi di dollari per gli armamenti e per innescare focolai di guerra mentre si chiede più cibo e acqua e medicinali. Diamo finalmente valore a ciò che conta per la vita e non costruiamo strumenti di morte o per creare masse di malati cronici per rimpinguare le casse delle multinazionali che puntano al profitto fine a stesso. Usciamo dal tunnel dei nostri egoismi e apriamoci alla solidarietà verso gli altri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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