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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Berlusconi show: diamo a Cesare la sua parte

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

La storia politica di Berlusconi non inizia nell’anno in cui decide di “scendere in campo” in prima persona. Era già, e da lungo tempo, un influente manager nei confronti di alcuni personaggi tra amministratori pubblici ed esponenti di partito. Incominciò ad affiliare elementi locali per poi allargarsi in campo nazionale. Negli ultimi tempi nota fu la sua amicizia con Bettino Craxi finchè il mito dello statista socialista non crollò. In quegli anni molte società avevano “fondi neri” per foraggiare esponenti di partito, correnti e quanto altro in tutti i partiti e ciò non costituiva una novità ne tanto meno un segreto. Era l’andazzo del tempo finchè non arrivò la stagione di “mani pulite” e molti panni sporchi divennero non tanto di dominio pubblico ma soggetti ad una attenzione della giustizia che si pensava estraniata per scelte di convenienza se non di sudditanza. Se vogliamo fu proprio “mani pulite”, sia pure inconsapevolmente, a spingere Berlusconi a fare politica senza intermediari a fronte del crollo della Dc e dei socialisti. Si pensò alla sua intenzione di sbarrare il passo agli ex-comunisti che privati dei rivali più agguerriti pensavano di andare al potere senza colpo ferire. Non fu così, a mio avviso. Ciò che mancava realmente era una figura di riferimento e un rilancio di quella parte della società che si riconosceva centrista, di destra, velatamente di sinistra ma non comunista. Gli stessi comunisti ne erano consapevoli poichè erano convinti della ingovernabilità del paese non sentendosi maggioranza ma necessariamente dipendenti da altre forze. Occorreva un uomo che prendesse le distanze da loro per catturare i consensi del centro e aggregare i voti ritenuti non gestibili della destra nazionale di Fini e della stessa Lega. Un uomo al tempo stesso ricattabile per i suoi trascorsi di disinvolto e disinibito imprenditore tenendolo sulle corde delle indagini giudiziarie. Per taluni la prova provata fu che i due governi Prodi non caddero per merito di Berlusconi ma per i siluri delle sinistre. E allora cosa andiamo cercando? Ci resta solo augurarci che duri a lungo. L’unico sbocco possibile, infatti, non è tanto quello di parlare di dimissioni e di nuove elezioni, che se ci arrivassimo non cambierebbero nulla, ma si faccia qualcosa di realmente rivoluzionario dicendo agli italiani: il centro sinistra ha questo leader e non altri e su questo si vuole il consenso senza tentennamenti di sorta. E i suoi alleati rinuncino ai loro programmi per sposarne uno solo che punti al rilancio dell’economia, dell’occupazione, in specie giovanile, e per una politica di riforme dalla giustizia all’università e alla tutela delle categorie più disagiate. Se accadesse questo potremmo dire che il ruolo di Berlusconi come figura carismatica capace di aggregare interessi, a volte conflittuali, si è esaurita per volontà di una opposizione che ha ritrovato la sua unità e guida sicura e credibile. La palla, quindi, è nelle mani di quell’area che dalla destra alla sinistra, passando dal centro, sappia rendersi garante della stabilità di un sistema attraverso un personaggio non da impallinare alla prima occasione ma da conferirgli un ampio mandato, di crederci e di permettergli di governare. Ora, checché si voglia dire, ci è riuscito, solo Berlusconi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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