Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Berlusconi: il peccatore ovvero “The flesh is weak”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Oramai è ufficiale. In una delle tante esternazioni il Presidente del Consiglio ha ammesso di essere un peccatore. Merita, quindi, tutta la nostra comprensione essendo la “carne debole” (the flesh is weak direbbero gli inglesi). Ma mi sembra riduttivo pensare che così affermando possa pensare di aver coinvolto nel suo “errore” gran parte dell’umanità anch’essa peccatrice e come tale o si giudicano tutti severamente o nessuno. Un teorema interessante ma presenta una grossa falla. Può essere ammannito ai sempliciotti di turno ma non a quelli che preferiscono ragionare. Il peccato in se ha diversi tipi di giudice ai quali rendere conto: vi è la giustizia terrena che cerca di capire se il peccato può avere una implicazione penale oppure no. Vi è il giudizio morale del laico, vi è quello della religione di appartenenza e anche quello della propria coscienza, della propria educazione e quanto altro. Ora mi chiedo se il peccato c’è perché non resta nella sfera privata o, al massimo, confidato al confessore nel segreto del confessionale, ma diventa di dominio pubblico? Il magistrato inquirente potrebbe spiegarci che se questo peccato è esternalizzato è perché il peccatore ha violato un articolo del codice penale (favoreggiamento alla prostituzione femminile). L’uomo della strada potrebbe obiettare che il personaggio politico dovrebbe essere d’esempio e non lasciarsi cogliere in fallo con peccati di questo genere. La chiesa contestare un atteggiamento che va contro gli insegnamenti religiosi e la sua reiterazione non assolve chi pecca. A questo punto mi chiedo: perchè girarci tanto intorno? Questo personaggio non avrebbe fatto meglio, invece di presentarsi con dichiarazioni contrastanti, mostrare di voler insabbiare tutto, negare l’evidenza, presentarsi davanti alle telecamere e dichiarare semplicemente: si ho peccato, mi rendo conto di aver sbagliato, di aver messo in un grave imbarazzo i miei amici e coloro che mi stimano e ora so anche come trarne le debite conseguenze non perché mi ritengo colpevole penalmente ma per aver provocato un vulnus alla morale e alla fede che professo. A questo punto quanti si sentirebbero spinti a perdonarlo? Chi non ha mai peccato scagli la prima pietra. Ora, invece, sulle spalle gli grava il “maleficio del dubbio”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Una Risposta a “Berlusconi: il peccatore ovvero “The flesh is weak””

  1. Rosario Amico Roxas said

    Bisogna analizzare bene le parole del cavaliere, perchè gli sono suggerite dall’alto.
    Ammette di essere un peccatore e di commettere peccati, ma non si riconosce colpevole di reati.
    Sta qui la confusione creata ad arte tra peccato e reato.
    Anche la Chiesa, nei suoi alti vertici, ci ha giocato quando avocò a sè il problema dei preti pedofili con quella famigerata lettera dell’allora cardinale Ratzinger “Crimen sollicitationis”, per la quale un tribunale del Texas lo inquisì per ostacolo alla giustizia; in essa si impone un silenzio omertoso, pena la scomunica.
    I peccati sono di pertinenza ecclesiale e niente hanno a che vedere i pm; basterebbe al cavaliere la benedizione del cardinale Fisichella o Bertone se non addirittura dello stesso pontefice, per tornare a posto anche con quel residuato bellico della sua coscienza.
    Berlusconi non accetterà mai una condanna penale che gli precluderebbe il transito al Colle, per cui confessa peccati per i quali chiede l’assoluzione (anche se non si dichiara pentito).
    I guai più seri, per quanto riguarda la Chiesa è quando avviene il contrario, e cioè identificare i peccati come reati, perchè viene coinvolta la laicità di uno Stato e l’autonomia del medesimo.
    E’ accaduto con le coppie di fatto, per la Chiesa in stato peccaminoso, pretendendo che lo Stato configurasse quell’unione come un reato da punire con il mancato riconoscimento dei diritti di cui godono le coppie concordatarie.

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