Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Berlusconi: vietato dimettersi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Berlusconi-comizio

Image via Wikipedia

Mentre stanno scendendo in campo persino i bookmaker più famosi al mondo per indicare le probabilità sulle dimissioni di Berlusconi dalla presidenza del consiglio entro il mese di aprile prossimo, (lo danno uno a quattro) un noto commentatore politico ha inteso rilasciare alla Fidest un suo commento sull’argomento nell’intento di fare chiarezza su un evento che ha fatto il giro del mondo, ha riempito le prime pagine dei giornali e ha occupato le edizioni televisive e del web. Per il politologo, che per nostra comodità chiamiamo Paolo Dolci perché vuole restare nell’anonimato, Berlusconi oggi più che mai è prigioniero del suo personaggio. Le ragioni che gli impediscono di dimettersi sono essenzialmente tre:
Primo: La convinzione che se lo facesse il Pdl si sfalderebbe e non potrebbe più contare sull’appoggio dei suoi fedelissimi che si disperderebbero per ogni dove alla ricerca di un nuovo padrone. Una cosa analoga è successo alla Democrazia Cristiana dopo le vicende di “mani pulite”.
Secondo: la fitta rete di affari internazionali di cui si è fatto garante per la loro tenuta e che, dimettendosi, potrebbe pregiudicare oltre ai lauti guadagni che ne sta ricavando.
Terzo: le sue controversie legali non godrebbero più del paracadute istituzionale e rischierebbe d’essere condannato e anche arrestato.
Un altro motivo per il quale Berlusconi era, in un primo momento favorevole alle elezioni anticipate e ora no è che dai primi sondaggi risultava godere del consenso della maggioranza degli italiani che sembravano indifferenti alle accuse a lui mosse dalla Procura di Milano di concussione e di favoreggiamento della prostituzione minorile. Le ultime proiezioni, invece, lo danno in forte calo. E si sa che il Pdl si sostiene solo con la presenza del suo leader. Si ritiene che l’unica persona che potrebbe, nel Pdl, fermare, l’inevitabile emorragia di voti elettorali sarebbe Tremonti.
A questo punto logica vuole – osserva Dolci – che Berlusconi resti al suo posto cercando di dimostrare che il governo tiene, che la maggioranza parlamentare è assicurata, che gli avversari sono deboli e mancano di una leadership e che le sue televisioni e quelle dello Stato lo sostengano nella sua campagna di demonizzazione della giustizia e che i suoi parlamentari continuino a favorirlo con leggi ad personam. A questo punto Paolo Dolci si sente di dire che l’Italia dall’unità ad oggi ha avuto tre dittature, sia pure una diversa dall’altra nella forma, ma non tanto nella sostanza. Quelle di Mussolini, di Andreotti e ora di Berlusconi e che gli italiani sentono di gradire il fascino del leader unico e i partiti nel non capire che devono imparare ad essere più uniti al proprio interno e a non lasciarsi prendere dalle tentazioni scismatiche. (A.R. http://www.fidest.it)

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