Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Tecnologia, infrastrutture e know how

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

Udine. Si è tenuto ieri pomeriggio in Sala Valduga l’approfondimento sul mercato brasiliano, promosso dalla Camera di Commercio di Udine con il cofinanziamento di Unioncamere in collaborazione con la Camera di Commercio italo brasiliana, cui hanno preso parte, ospiti del presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo, il presidente e il consigliere della Camera italo-brasiliana Luciano Feletto e Piero Martinuzzi, e Davide L. Petraz, esperto di registrazione di marchi, brevetti e nome commerciale del comitato tecnico della Camera italo-brasiliana. «La provincia di Udine rappresenta oltre il 64% delle esportazioni del Fvg verso il Brasile – ha detto Da Pozzo –. Export che, dopo un 2008 e un 2009 difficili, ha registrato un fiducioso segno più nel periodo gennaio-settembre 2010. Il Pil del Brasile ha registrato nel 2009, nonostante la crisi, un +1,5%, nel 2010 un +4,6% e le previsioni per 2011 parlano già di un +5-6%. Se i dati paiono promettenti, per capire quanto lo siano basta andarci: il Brasile è e sarà uno dei motori dell’economia, ma anche il Paese che detta le regole. Regole complesse che una provincia con forte vocazione all’estero come la nostra deve conoscere bene per portare il suo export a rilanciarsi». Feletto, Martinuzzi e Petraz hanno infatti insistito su un punto, trovando piena condivisione in Da Pozzo: la necessità per le nostre Pmi di di aggregarsi, ma anche di prepararsi al meglio e in anticipo. Cosa fare prima di esportare? Adeguare i codici doganali internazionali alle nomenclature Ncm Brasiliane; conoscere le imposte principali, le modalità e la cronologia di calcolo. Ma anche: fare affidamento sull’ente camerale italiano in Brasile, che sostiene il percorso competitivo delle Pmi, italiane e friulane, a partire dalla scelta dell’area migliore in cui esportare un determinato prodotto, fino alla strategia d’ingresso e permanenza nel mercato. Come ha precisato Feletto, il Brasile ha sempre difeso la sua produzione nazionale, mentre alcuni settori sono liberalizzati perché strategici per lo sviluppo del Paese, settori in cui i brasiliani non hanno sviluppato un know how. Per il contract friulano, dunque, il Brasile può rappresentare il futuro, poiché è uno dei comparti che saranno maggiormente trainati dai Grandi lavori previsti per il 2014-2016 (il valore dell’indotto è da 30 miliardi di dollari), legati anche alle infrastrutture, alle Tlc, alla tecnologia per la sicurezza. Nell’agroalimentare pure ci sono ottime possibilità, ma – hanno messo in guardia i relatori – qui, in particolare, la parcellizazione non funziona. Andare da soli significa forse riuscire a vendere alcuni container e ottenere un guadagno immediato, ma non è una strategia di vendita. Attenzione, inoltre, alla tutela della proprietà intellettuale, da curare prima di arrivare sul mercato. Il Brasile non fa parte della convenzione sul marchio internazionale: è dunque necessario un deposito nazionale brasiliano per tutelare la propria idea e sfruttarla sul mercato. Inoltre, quando un’azienda italiana va in Brasile proponendo la sua idea innovativa, se qualcuno la utilizza già o inizia a utilizzarla in buona fede per almeno sei mesi, la nostra impresa perde la proprietà e, di conseguenza, il mercato. «Sta a voi poi dimostrare che il competitor non è in buona fede», ha ammonito Petraz. E, forse, una causa in Brasile può costare di più di un deposito studiato ed effettuato con cura. (camera commercio)

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