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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Udine: movimento imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

Una positiva conferma delle attese: dopo tre anni ha nuovamente segno più, nel 2010, il saldo tra aziende iscritte e cancellate al Registro imprese della Cciaa di Udine. Il “bilancio” annuale segnala +131 unità: non è ancora una cifra che permette di abbassare la guardia, ma l’indicazione dà senz’altro fiducia. L’imprenditoria della provincia di Udine ha ripreso la propria crescita da aprile in poi: al 31 dicembre, le imprese registrate in provincia sono 53.378, di cui attive 47.675. Le nuove iscrizioni, nell’anno, sono state 3.175, a fronte di 3.044 cancellazioni. «La dinamica imprenditoriale è in linea con quella della regione ed è espressione che le basi dell’economia locale si stanno riconsolidando – commenta il presidente Giovanni Da Pozzo –. Tuttavia non si possono sottovalutare le code della crisi, con effetti strutturali, né gli effetti sull’occupazione, che resta ancora la priorità a cui guardare. Ancora: gli istituti di credito, come evidenziano anche recenti dati, richiedono un maggior numero di garanzie e ciò comporta più difficoltà per Pmi di accesso al credito a breve, fondamentale in questa delicata fase di possibile mini-ripresa. Anche nel 4° trimestre 2010, infatti, un’impresa su due ha incontrato difficoltà a soddisfare il proprio fabbisogno finanziario. Situazione praticamente identica al 3° trimestre». Tornando a Movimprese, il 2010 registra un numero di iscrizioni decisamente superiore al 2009, quasi 400 in più, e viceversa minori cancellazioni, circa 200 in meno rispetto al 2009. «Indicatore positivo – aggiunge Da Pozzo –, perché il saldo era risultato di segno meno per ben 3 anni, dal 2007 al 2009, con intensità elevata. Nel 2009, pari a -429». Il risultato 2010 appare quindi particolarmente incoraggiante, poiché interrompe un andamento negativo che ha prodotto una contrazione del sistema imprenditoriale friulano. La fase economica non è ancora uscita dalle criticità e lo confermano ancora i dati: le imprese attive, cioè quelle effettivamente operative sul mercato, risultano leggermente diminuite rispetto al 2009. Sono dunque aumentate le imprese in difficoltà, in particolare le imprese che hanno procedure concorsuali in corso e quelle in scioglimento o in liquidazione. Come interpretare questo dato? «Una rinnovata fiducia del sistema sta di nuovo dando coraggio e stimola a creare nuove imprese. Contemporaneamente dobbiamo riconoscere che la crisi ha avuto effetti pesanti su chi ha dovuto viverla e sopportarla così a lungo. Vi sono tanti imprenditori, imprenditori per scelta ma anche per necessità, che richiedono sempre più alla politica risposte concrete per sostenere e facilitare le loro attività: sburocratizzazione, ammodernamento delle infrastrutture, formazione», spiega il presidente. Crescono le imprese strutturate, in particolare le società di capitale – in un anno aumentate di quasi il 2,5%, – mentre si registra un calo di società di persone e ditte individuali. Prosegue quindi il processo di “inspessimento del tessuto produttivo”: le imprese diventano sempre più forti dal punto di vista organizzativo e direzionale per affrontare con più competitività il mercato internazionale. Se guardiamo alle sole imprese attive, le società di capitale sono ormai il 16% . Come anticipato, i dati complessivamente positivi riguardano tutto il Fvg, che presenta un saldo tra iscrizioni e cancellazioni di oltre 400 unità; tutte le quattro province presentano un incremento di imprese registrate. L’analisi della dinamica settoriale fa emergere come la crisi economica ha particolarmente interessato alcuni settori: rispetto a fine 2009 registriamo un calo delle imprese attive nell’industria e nelle costruzioni, fermo restando l’ormai strutturale calo nel settore primario. Si conferma invece la crescita delle imprese dei servizi, specie i servizi alla persona, quelli legati alla sanità all’assistenza sociale, alle imprese. Tiene sostanzialmente il settore del commercio e dell’ospitalità, per effetto soprattutto dei servizi di alloggio e ristorazione. Si stanno sempre più affermando le economie di prossimità, imprese che si possono definire come nuove frontiere dell’economia, che operano nell’ambito della qualità sociale e della vita (per esempio nella sanità, nell’assistenza, nella cultura, la green economy) e imprese avanzate a forte base tecnologica. «Avremo modo di confermare o meno queste indicazioni martedì 22 febbraio – preannuncia Da Pozzo – quando presenteremo i risultati dell’indagine congiunturale dell’economica provinciale. Indagine – conclude – che ha raccolto anche il sentiment dei nostra imprenditori, con riferimento alle prospettive di breve periodo».

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