Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Social Watch: per uscire dalla crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

“Rimettere al centro i diritti e invertire l’attuale tendenza sembrano essere le uniche vie d’uscita”, osserva Nardi. “Un’inversione di marcia è assolutamente necessaria perché il Paese si rialzi dalla brutta caduta. Affinché riprenda ad andare nella direzione di uno sviluppo sociale equo”. Con un debito pubblico fuori controllo (oltre il 118%, il secondo in Europa dopo la Grecia) e forti tagli ai servizi essenziali, occorre che l’Italia faccia uno sforzo per aumentare le entrate nelle casse dello stato, intensificando la battaglia all’elusione e all’evasione fiscale e restituendo risorse agli enti locali. Secondo il Social Watch, si può uscire dalla crisi introducendo maggiore equità fiscale attraverso tre misure. In primis, un’imposta patrimoniale una tantum per far fronte alla crisi. L’imposta colpirebbe con un’aliquota del 5 per mille tutti i patrimoni al di sopra dei 5 milioni di euro. La coalizione propone inoltre di elevare l’aliquota della tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al livello medio europeo del 20%. La terza misura consiste in una tassa internazionale sulle transazioni finanziarie per ridurre la volatilità dei mercati finanziari e far pagare la crisi in primo luogo a chi ha causato la bolla speculativa esplosa nel 2008. Dalla tassa si possono ricavare anche risorse da destinare ai paesi in via di sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici. Il Social Watch chiede inoltre di estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari; modificare le politiche migratorie, passando da un approccio basato su economia e sicurezza a un altro fondato su diritti e cittadinanza; assicurare maggiore eguaglianza tra uomo e donna con l’introduzione del cosiddetto bilancio di genere; rilanciare l’economia puntando su quella verde e sulle filiere locali. “La crescita che vogliamo”, conclude Nardi, “è quella dei diritti sociali e del benessere, prima che del PIL. Come dimostriamo da anni, le due cose non vanno di pari passo e dopo il salvataggio della finanza, per il quale sono state versate ingenti risorse pubbliche sottratte ai cittadini, è tempo per un nuovo patto sociale che riparta dalle persone.”

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