Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Adoperabili: di Gabriele Corni

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

Milano Martedì 8 marzo 2011 alle ore 18.30, presso Dream Factory (Corso Garibaldi 117 (Opening 8 marzo 2011 ore 18.30 8 novembre 2011 – 30 aprile 2011)  inaugurerà,  a cura di Olivia Spatola,  “Adoperabili” mostra personale di Gabriele Corni realizzata in collaborazione con la galleria OltreDimore di Bologna. Geisha, simulacro, involucro, corpo, donna, intrattenitrice, artista, bambola, oggetto inerme di cui disporre. Gabriele Corni con “Adoperabili” dà vita ad una “mise-en-scène” di bambole per adulti, manichini iperrealistici che divengono icone in cui il processo di mimesi è assoluto nella perfezione formale ed estetica. La trasmutazione, che l’artista compie tramite l’artificio artistico, è un processo alchemico dai risultati destabilizzanti. Corpi dalla carnagione bianchissima, perfetti, in pose studiate, dai lineamenti inespressivi, sono il teorema di un inganno perfetto. Opere sulle bambole e sui manichini sono già state fatte, ovviamente, ma in questo caso il ciclo è particolarmente complesso e raffinato, soprattutto per la scelta di contestualizzare il soggetto in un preciso ambito sociale e culturale. L’artista indaga la cultura giapponese in un’epoca compresa tra il XVII e il XIX secolo in cui la donna, e soprattutto la geisha, ha avuto un ruolo particolare nella società: artista con abilità in vari ambiti tra cui la musica, il canto e la danza. Intrattenitrice di nobili, presente in tutte le epoche sotto vari nomi, la geisha è una  donna sottomessa obbligata a lavori degradanti fin da giovane età ma di grande eleganza e sobrietà. Quando tra il 1866 e il 1869 in Giappone ebbe fine l’isolamento iniziarono a diffondersi in occidente, ed in Europa in particolare, le stampe ukiyo-e; opere realizzate sulla falsariga della pittura tradizionale con il particolarissimo uso di un segno netto e di campiture cromatiche a tinta piatta dai colori chiari e sgargianti. Le stampe ukiyo-e ebbero grande successo ed influenzarono l’immaginario di molti artisti del movimento impressionista come Manet, Van Gogh e Klimt. Il primo ritrasse la moglie in kimono, mentre Van Gogh nel 1887 dipinse “La cortigiana”, il ritratto di una donna vestita in tipici abiti giapponesi.   Una realtà spettrale, asettica, pervasa da un silenzio metallico, urlante, di una donna post-umana in cui  l’organico si fonde all’inorganico. Una donna post-human, creata dai laboratori di Tokyo in rapid prototyping con le più avanzate leghe al nylon e carbonio, ci racconta della decadenza in un immaginario futuristico-futuribile in cui le categorie ed i vincoli dell’ordine delle cose terrene sono stati abbattuti. L’uomo diventa creatore di sé stesso,  scoprendo ed alterando i limiti della genetica e la fantascienza irrompe sulla realtà con l’inquietudine di un sogno disatteso.

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