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La Sicilia e le rivolte nel mondo arabo

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

Di Agostino Spataro. Nulla possono la politica, la diplomazia contro la meteorologia: con la bonaccia , infatti, sono ripresi gli sbarchi di clandestini dalla Tunisia verso Lampedusa.E’ questo un risvolto diretto delle rivolte arabe, soprattutto nordafricane, che ha provocato in Sicilia una nuova emergenza che mette a dura prova le strutture d’accoglienza e le miopi politiche migratorie del governo Berlusconi.   Per altro, è prevedibile che l’esodo si estenda a Egitto, Libia, Algeria.La Sicilia potrebbe ritrovarsi al centro di tensioni e di conflitti, anche devastanti, per la ridefinizione degli assetti dei poteri in queste regioni vitali del mondo, in aderenza ai nuovi equilibri della globalizzazione. Perché, a occhio e croce, di questo si tratta. Non è un mistero svelato, oggi, da Wikileaks (l’abbiamo già scritto in “la Repubblica” del 6/5/2005) che a Sigonella sono concentrate le più sofisticate capacità Usa di dispiegamento rapido per la cosiddetta “lotta al terrorismo”. Ma torniamo all’emergenza emigrazione che, in pochi giorni, ha visto sbarcare in Sicilia quasi 6.000 persone; un dato allarmante e anche un po’ strano poiché non si capisce come mai da un paese finalmente liberato i giovani fuggano invece di restare per ricostruire l’economia e consolidare la democrazia. Evidentemente, qualcosa non quadra in queste “rivoluzioni incompiute” che hanno detronizzato i rais, ma lasciato il potere ai loro colleghi militari e agli esponenti dell’ancien regime. Ovviamente, il disagio non è solo locale, ma riguarda l’intera Sicilia che certo non può fronteggiare, da sola, un’emergenza di dimensioni nazionale ed europea, nemmeno con gli aiuti promessi. Questo- a me pare- il punto politico principale su cui la Regione deve puntare i piedi. Un’insistenza sospetta quella del governo delle “eterne emergenze” nelle quali – sappiamo – anche i sentimenti più genuini vengono travolti da manovre e interessi spudorati. Specie se in ballo ci sono contratti milionari che facilmente accendono appetiti affaristici e clientelari. Come quelli che si profilano con l’operazione “villaggio della solidarietà” di Mineo dove Berlusconi e Maroni vorrebbero concentrare sette mila rifugiati regolari. Una proposta che farà la gioia del cavaliere Pizzarotti, ma non quella dei sindaci della zona e delle stesse associazioni dei profughi che la considerano un marchingegno, per altro molto costoso, che, invece di favorire l’integrazione, isolerebbe i rifugiati in una sorta di ghetto a quattro stelle. Come mai una proposta simile non è stata avanzata a una regione del Nord dove i profughi e gli immigrati desiderano vivere? Forse per tenerli lontano dalla “padania” ed evitare problemi elettorali alla Lega? Solo così si può  spiegare tanta sospetta benevolenza nei confronti dell’Isola e degli immigrati che è un’amara conferma del ruolo subalterno assegnato all’Isola nella prospettiva strategica dell’Italia. Anche in questo caso, si riscontrano un approccio detestabile e un’iniqua suddivisione dei ruoli derivati dallo sviluppo del paese: i benefici, il valore aggiunto al centro-nord, le conseguenze negative, i problemi al sud, in Sicilia. Gli esempi sono tanti, antichi e recenti.Valga per tutti l’anomalia degli scambi commerciali con i Paesi arabi rispetto ai quali le regioni del centro-nord sono le principali esportatrici di beni e servizi, mentre la Sicilia si deve far carico dell’importazione di enormi e inquinanti quantitativi d’idrocarburi, destinati a incrementarsi con la costruzione dei due rigassificatori. Spiace rilevarlo, ma la concentrazione nell’Isola di questa massa d’immigrati e di rifugiati ha tutto il sapore di una nuova azione discriminatrice e, anche, un po’ razzistica. (Agostino Spataro)

Una Risposta a “La Sicilia e le rivolte nel mondo arabo”

  1. Quando questi immigrati troveranno lavoro regolare,in altre parti dell’Italia e dell’Europa,parte dei loro versamenti dovrebbe essere richiesti dalla Sicilia,che è stata la prima ad entrare in sofferenza per i loro sbarchi.

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