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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Gheddafi un male necessario?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

Adolf Hitler and Benito Mussolini walking in f...

Image via Wikipedia

Mi ha colpito la dichiarazione rilasciata qualche giorno fa ad una emittente radio da Luca Barbareschi nella quale, parlando dei fatti libici, ha rilevato che quanto accade in quel paese è l’inevitabile conseguenza di una lotta interna destabilizzante e che giustifica la terribile reazione di Gheddafi. In altre parole checché Gheddafi faccia è motivata dalla necessità di mantenere la sua leadership e, quindi, va giustificato. Se è questo il convincimento di Barbareschi davvero ci troviamo al cospetto di un imbarbarimento della politica che se ha una spiegazione negli eventi passati dalla dittatura di Mussolini a quella di Hitler, meno si giustifica ai giorni nostri dove il rispetto per le opinioni altrui e il concetto stesso che diamo della democrazia sembra prevalere alle logiche della brutalità politica fine a stessa. La circostanza mi colpisce direttamente poiché ho apprezzato, ai suoi esordi, la rivoluzione libica di Gheddafi e dei suoi compagni d’avventura perchè fu maturata e realizzata con un numero esiguo di vittime. Fu gestita negli anni successivi, perseguendo un progetto politico apprezzabile per i suoi fini e per aver avuto il merito di abbattere un potere che fondava la sua ragione d’essere sulla corruzione, il malcostume e l’avidità dei suoi dignitari e tutto a spese del popolo che era condannato ad una miseria estrema. (l’ho scritto in un libro che è visibile su http://www.fidest.it alla pagina pubblicazioni Fidest) Una considerazione che si è infranta man mano che venivo a conoscenza che per detenere il potere Gheddafi non si è fatto scrupolo di esercitare la violenza. Ciò non di meno speravo che quanto mi dicevano fosse caricato dalla propaganda dei suoi avversari per alienare le simpatie di alcuni ambienti occidentali, più permissivi, nei confronti del rais. Ora non vi sono più dubbi. Un uomo che ordina di bombardare il suo paese e di uccidere indiscriminatamente la popolazione delle città libiche e di lasciare che i feriti siano abbandonati nelle strade impedendo che siano soccorsi con l’ausilio di cecchini mercenari provenienti da altri paesi non solo ha tradito la rivoluzione che gli ha dato merito ma anche l’amore per il suo paese e tutto per mantenersi al potere e tutelare i suoi vasti interessi economici. E’ vero che l’Europa, e l’Italia nello specifico, molto dipendono dalla Libia per gli approvvigionamenti energetici di petrolio e di gas e che, quindi, devono in ogni caso, dopo le esecrazioni di rito, continuare a dialogare con Gheddafi, ammesso che resti al potere come sembra vi riesca, ma dovrebbe pur esserci un limite all’indecenza e all’avidità dei mercati e dei mercanti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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