Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Giù le mani dalle pensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

La situazione:
• perdita potere d’acquisto dal 1993 al 2010 per le pensioni di 30mila o 56mila euro lordi annui pari al 49% (14mila euro) o 43% (26mila euro) (Fonte: Elaborazioni Manageritalia su Rapporto Ufficio Studi Pensionati Cisl febbraio 2011);
• azzeramento perequazione 2008 sulle pensioni di otto volte il minimo INPS (3.539,72 euro lordi mensili, pari a circa 2.200 euro netti) produce in dieci anni un’ulteriore perdita secca di circa 8.000 euro lordi (Fonte: Stime Ufficio Studi Manageritalia)
• pensioni di reversibilità: chi ha redditi superiori a 20mila o 30mila euro lordi annui percepisce solo il 36% o 30% della pensione del deceduto;
• i pensionati sono il 28,6% dei 6,3 milioni di contribuenti che dichiarano più di 30mila euro lordi annui, il 26,5% dei 930mila che dichiarano più di 70 mila euro, il 26,4% dei 398mila che dichiarano più di 100mila euro(Fonte: elaborazioni Manageritalia su dati Agenzia delle entrate dichiarazioni 2009 per anno d’imposta 2008).
• A fine 2010 ha perso vigore la norma del 2007 che aveva modificato in meglio le percentuali di rivalutazione automatica delle pensioni per il triennio 2008-2010. Attualmente quindi l’indicizzazione delle pensioni, peggiorativa rispetto a quella in vigore negli ultimi tre anni, è rivalutazione al 100% per pensioni pari a meno di 3 volte il minimo Inps, al 90% da 3 a 5 volte il minimo e al 75% oltre 5 volte il minimo.Si chiede:
• 1a ipotesi: 100% di perequazione fino ad 8 volte il minimo Inps, 75% oltre tale limite
• 2a ipotesi: ripristino indicizzazione pensioni come per il periodo 2008-2010 (rivalutazione del 100% dell’indice di inflazione Istat sino a 5 volte il minimo Inps e 75% oltre 5 volte il minimo)alzare il livello di reddito personale entro il quale si può percepire una pensione di reversibilità piena (60% del reddito del defunto), innalzando la soglia entro oltre la quale scattano riduzioni e contestualmente rendere più stringenti le norme che regolano il diritto di avere la pensione di reversibilità. Chiediamo si ponga fine ad una forte iniquità che vede persone, molto spesso donne, “scippate” di parte del reddito loro spettante e altre, che magari godono di redditi sommersi, fruire di migliori condizioni di reversibilità.(fonte: Francesco ManticaUfficio stampa Adnkronos Comunicazione e Confedir mit)

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