Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Il dopo-Gheddafi e le ipotesi di un esodo biblico

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

Il dopo-Gheddafi e il timore di un esodo biblico, sono diventati i temi trattati da questo governo, attanagliato dalla paura di censurare il folle di Tripoli per le esecuzioni di massa che sta effettuando contro il suo stesso popolo. Da più parti è richiesta la sospensione del trattato di amicizia italo-libica, con un gesto diplomatico senza alcuna conseguenza concreta e che questo governo non farà mai (almeno fin quando Gheddafi resiste nel suo bunker); gli interessi personali del presidente del consiglio ne limitano ogni azione condizionando anche i giudizi La sospensione del trattato di amicizia con la Libia non sarebbe altro che un atto diplomatico, utile solamente a Gheddafi per stimolarlo ad accusare l’Italia di tradimento. Se un’azione deve essere fatta, allora deve essere forte e significativa, come il congelamento di tutte le partecipazioni libiche in Italia (identificati come fondi sovrani, ma in realtà a disposizione del folle libica). La motivazione,in campo internazionale, sarebbe quella di poter disporre dei fondi necessari per provvedere alla prevedibile ondata di immigrazioni. Come “fondi sovrani” appartengono al popolo libico, e per il popolo libico devono essere utilizzati, (evitando le intromissioni dei soliti noti !) ma non regalando loro il solito pesce, bensì creando le condizioni per farli pescare. In Italia abbiamo centinaia di migliaia di ettari di terreni abbandonati dove potrebbero insistere aziende agricole sotto forma di kibbutz, anche raggruppando famiglie di medesime tribù. Ne trarremmo un vantaggio tutti, con una ripresa produttiva in una agricoltura trascurata a vantaggio della finanza, mentre per i profughi si aprirebbe l’occasione per progettare un futuro migliore. Costruirebbero le loro abitazioni secondo progetti esecutivi ben studiati per dedicarsi a forme produttive pianificate. Nominando uno di loro come responsabile del kibbutz si otterrebbe anche una responsabilizzazione che favorirebbe l’integrazione. Ovviamente il tutto dalla sponda Sud del Po fino a Pantelleria! (Rosario Amico Roxas)

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