Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Afghanistan: «Mi chiedo se serva»

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

Così ha commentato dubbioso e preoccupato il nostro presidente del Consiglio alla notizia di un nuovo caduto italiano in Afghanistan. Era ora!!! Non se ne poteva più di tanti ruggiti di coniglio, di frasi reboanti come “Non ci lasceremo intimidire”, “Continueremo fino alla fine” pronunciate da chi se ne sta tranquillo nei fortilizi ben protetti del potere. Ben venga, dunque, la parola del cordoglio accorato, ben venga la testimonianza di una solidarietà non condita dall’enfasi. Sennonché… sennonché (ecco il dubbio che rischia di guastare tutto). Perché mai Berlusconi ha aspettato la trentasettesima vittima di questa maledetta guerra per rinunciare ai toni marziali, ai proclami battaglieri? Non è che in questo improvviso ritegno, in questo encomiabile senso della misura c’entra per qualcosa il suo risentimento verso l’alleato americano? Non è che egli faccia brillare l’arma del ricatto nei confronti di chi, per voce dell’ambasciatore Spogli, ha osato tracciare di lui un ritratto impietoso? E’ possibile ipotizzare il seguente soliloquio da parte di un Berlusconi giustamente imbufalito?. «Avete deplorato le mie “gaffes verbali”, avete disapprovato l’uso da parte mia di “parole che hanno offeso quasi ogni cittadino in Italia e molti leader degli Stati membri dell’UE”. Avete censurato la mia “volontà di porre gli interessi personali sopra quelli dello Stato”. Avete condannato il mio “uso frequente di istituzioni e di risorse pubbliche per ottenere un vantaggio elettorale sui miei avversari politici” . Mi avete biasimato per “aver fornito un tono sfortunatamente comico alla reputazione italiana in molti settori del governo americano”. E per soprammercato mi avete ridotto alla condizione di un vero e proprio pirla perché avvalendovi di queste mie debolezze e facendo leva su quello che considerate il mio inguaribile narcisismo avete ottenuto da me onerosi impegni quale l’invio di soldati in Iraq e in Aghanistan, un occhio di riguardo sull’OGM e su molte questioni per voi imbarazzanti, tipo il caso Abu Omar. Me lo volete permettere adesso di rendervi pan per focaccia  facendo brillare l’ipotesi di un nostro ritiro da impegni divenuti ormai troppo gravosi? Oh, lo so bene che oltre a digrignare appena, appena i denti non posso fare nulla, ma mi permetterete, vero, che dopo tante vigliaccate nei miei confronti vi metta un po’ di strizza…». E’ possibile ipotizzare questo soliloquio? mi chiedevo. Sì, a mio modesto parere, è possibile. (Gino Spadon)

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