Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Alessandro Massari: notizie di economia

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Nelle ultime 48 ore, alcuni fatti e dichiarazioni in tema di economia si sono susseguiti, tutti gravi, senza che la politica abbia abbozzato ad un timido segnale di governo della complessità. Procediamo con ordine:è di ieri la notizia che le vendite di Fiat a febbraio, in Italia, siano diminuite di oltre il 20%.  Il peggior risultato dal 1995. Di conseguenza, nelle casse dello Stato, solo considerando questo mese, entreranno 138 milioni di iva in meno, cui si dovranno aggiungere i bolli e altre tasse, tra cui quelle provinciali. Un disastro dal punto di vista economico, di cui il governo probabilmente ignora la portata. Una volta cessati gli incentivi (un costo per tutti a beneficio di qualcuno), che hanno drogato il libero mercato, queste sono le logiche conseguenze.Sempre ieri la Marcegaglia è tornata a parlare di flessibilità del lavoro, come Cicerone attenta solo ai propri egoistici interessi. Ne ha parlato sia in entrata, ottenuta grazie alla sola parziale e quindi ingiusta applicazione della riforma Biagi, ben più ambiziosa ed equa nel suo complesso, che ha prodotto una “generazione senza futuro”, che in uscita, che significa licenziamento. Comodo. Ma per l’intero sistema economico, fatto di tutti gli imprenditori, sarebbe molto meglio la realizzazione di una riforma complessiva ed equa delle regole. Invece si replicano da sempre richieste che avvantaggiano solo la grande impresa tutelata dallo Stato. Come durante il fascismo, con la formula Iri, ben proseguita anche nell’età repubblicana. Fase quasi conclusa con le famose privatizzazioni degli anni ’90, nefaste per il modo in cui furono condotte. Privatizzazioni senza liberalizzazioni, ovvero monopolio pubblico divenuto privato. Con buona pace della giustizia sociale. Immediata la replica della Camusso che, capita l’antifona, ha salmodiato la solita litania, lamentando l’attacco ai lavoratori (quelli garantiti da contratti a tempo indeterminato, impiegati in grande imprese ed iscritti al sindacato), allo Statuto dei lavoratori ed al famigerato articolo 18. Una visione parziale della realtà, speculare a quella della Mercegaglia. Questo non è libero mercato, è il capitalismo inquinato di Ernesto Rossi. Per il momento, invece, Fiom dice no a nuove regole ma vuole la cassa integrazione, che privilegia sempre le stesse grandi imprese ed i suoi operai, prime tra tutte la Fiat, ben accompagnata da Confindustria, che continua a privatizzare i profitti e socializzare le perdite. E che come la Fiom vuole solo la cassa integrazione. Nessun altro ammortizzatore più efficiente e moderno, come quelli contenuti in numerose proposte parlamentari radicali. Troppo comodo, inefficiente e superato dalla storia. Perché in Italia, lo si ricorda, la tutela non scatta automaticamente, ma solo dopo un intervento dell’esecutivo, che ha tra gli imprenditori qualche preferenza. E qualche costante esclusione. Non è così che si aiuta l’economia, fatta soprattutto di lavoratori e imprenditori capaci. Fin qui si è parlato di quei lavoratori assunti anni fa, con tante tutele pagate “a babbo morto” ricorrendo al debito pubblico. Ma chi pensa ai giovani? Nessuno!Oggi infatti leggiamo che il reddito di ingresso, per quei fortunati che trovano lavoro, con questo sistema medievale, è pari a soli 800 euro. Una miseria. In aggiunta a ciò, la disoccupazione giovanile è giunta al 30%. Quindi un giovane su tre non lavora. Ed accetta queste miserie umane e morali perché non ha alcuna alternativa maggiormente dignitosa. Infatti è indecente scoprire, oggi, che la cassa integrazione straordinaria è salita in febbraio del 17%. Non certo a vantaggio di chi il lavoro proprio non lo ha, o che ha stipulato contratti a tempo determinato che non consento di programmare il proprio futuro. Ed i giovani continuano ad essere l’anello debole della catena di questa ingiusta società, dove il merito è un emerito sconosciuto.Nel frattempo la banca centrale europea, quella che dovrebbe avere, tra i propri fini istituzionali, il contenimento dell’inflazione, annuncia che il denaro costerà ancora l’1%. Poco importa se ciò aumenterà ancor più l’inflazione. I tecnici di Bruxelles prevalgono sui politici, incapaci di organizzare le politiche economiche nazionali o quelle comunitarie. Tutto ciò grazie alla deriva neostatalista che ha di fatto ha abbandonato, dopo il trattato di Lisbona, ogni afflato autenticamente federalista.Inutili le politiche di sostegno alla domanda, perché inefficaci. Bisogna rilanciare il risparmio, l’offerta, l’economia fatta di prodotti tangibili, non di cartolarizzazioni finanziarie ed emissioni di banca moneta fittizia, senza valore reale alle spalle, cioè senza aumento di produzione.Oltre ad essere illegale questo è anche un comportamento riprovevole ai danni dei tanti cittadini con impiego dipendente i quali, volenti o nolenti, sono obbligati alla virtù grazie al meccanismo del sostituto d’imposta.Noi proponiamo invece un nuovo sistema di ammortizzatori sociali, di welfare to work, rispetto alla sterile difesa della cassa integrazione e del superato articolo 18, cioè tutele più ampie e eque. Proponiamo una Europa federale che sappia governare l’area, senza sottostare ai diktat degli stati più ricchi o alle scelte parziali dei tecnici, incapaci di visioni complessive. E’ ancora una visione aperta ed inclusiva. Anche per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale, mediante l’abolizione del sostituto d’imposta. Proposte fatte non solo in Parlamento, ma ancor prima coi referendum. Inutilmente, purtroppo, vista l’opposizione della maggioranza e delle opposizioni, unite nella repressione della capacità di fornir lucide soluzioni di governo. Tra gli altri, come sempre, molte dichiarazioni, ma nessuno si muove.

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