Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Berlusconi-Gheddafi: vite parallele

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Sono due uomini che provengono da diverse culture eppure hanno in comune molte cose. Si sono incontrati più volte e tra loro è maturato un feeling che si rafforzato con lo sviluppare interessi comuni e progetti di natura finanziaria e imprenditoriale secondo la stagionata logica del capitalismo di marca occidentale. Per essi ho scomodato due termini che risalgono al pensiero platonico e socratico: mimesis e poiesis. Mimesis, com’è noto, è spiegata da Platone con un celebre esempio, quello del letto e della sua suddivisione in tre tipi diversi: l’idea del letto, di chi lo fabbrica e di chi lo dipinge. Sono il frutto della rappresentazione di una realtà sensibile. L’ideatore è il demiurgo, il fabbricatore è l’artefice (artigiano) e chi lo dipinge è un pittore, non un artefice ma un imitatore (mimesis) I primi due possiedono il sapere sia pure a livelli diversi, dal perfetto all’imperfetto. Poiesis, ovvero il fare, è come la fioritura dei fiori, il coming-out di una farfalla dal bozzolo. Sono analogie presenti nel pensiero di Martin Heidegger. Un momento di estasi e raffigurante un qualcosa che si allontana dal suo presentarsi cangiando aspetto. Ed ora la configurazione delle parole trovano la loro rispondenza nelle figure che intendo associare ad esse. Nella fattispecie l’ideatore è “l’innominato”, Gheddafi è il fabbricatore e il pittore Berlusconi. Il letto, nella sua modularità, si identifica con l’oggetto comune con il quale i tre, con “multiforme ingegno”, danno il loro contributo. Il poiesis rappresenta il tocco finale, il “fare artistico”, in cui si costruisce e si delinea l’opera. Tutto questo si identifica con la trama intessuta da un artefice geniale, il demiurgo, che avverte una visione prospettica dei nuovi rapporti di forza esistenti in un modello di società globale nel quale si giocano partite sempre più impegnative per affermare e consolidare il primato del più forte, del più intelligente ma anche più cinico della specie umana. Ed ecco perché queste “vite parallele”  marciano accomunate da un fine che li lega indissolubilmente. Diversi ma non tanto. Diversi ma non troppo. Entrambi fanno del potere l’elemento di sostegno alla loro opera. Entrambi sanno che se mollano la presa rischiano di finire rovinosamente nel fango. Entrambi appartengono ad una catena di interessi che li attraversa e li sostiene. Ecco perché Gheddafi è destinato a vincere in Libia e Berlusconi a non perdere in Italia, demiurgo permettendo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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