Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Diventare ciò che non si è

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

Un detto attraversava la mia mente giovanile che suonava pressappoco così: “fai ciò che dice il prete e non quello che fa”. Era il frutto di una saggezza antica per significare che molti di noi predicano bene e razzolano male e in questa pratica non sono esclusi coloro che per definizione dovrebbero esserne immuni. In questi ultimi anni in Italia avviene l’opposto. Si dicono tante cose sbagliate ma non si fa, di certo, l’opposto nella pratica di vita. Mi riferisco alla propaganda razzista che si instilla nelle menti fatta di piccole e in apparenza insignificanti cose. Si dice, ad esempio, che tutti gli arabi sono integralisti, fanatici, incivili e il risultato lo riscontriamo nei nostri rapporti con gli immigrati di quei paesi. Si dice che il meridione d’Italia è controllato dalla mafia, che pullula di comitati d’affari truffaldini e si fa di tutta l’erba un fascio. Scoprire, invece, che la malavita organizzata non è un primato di una regione rispetto alle altre e che non si pone limiti geografici è colto quasi con indifferenza e persino con scetticismo. Ho imparato sulla mia pelle da emigrante in Australia ad essere preso di mira dal razzismo di taluni australiani perché rinunciavano a capire che vi potesse essere una presenza d’Italiani diversificata e che non erano, indistintamente, persone violente e pronte ad accoltellare chicchessia sia pure dopo una provocazione. Ma  l’amarezza maggiore l’ho provata allorché mi trasferii per ragioni di lavoro in Piemonte. Fui ben presto consapevole che in alcuni ambienti ero guardato con sospetto, mi sopportavano a malapena. Niente, beninteso, di particolarmente sgradevole, ma trattato come una persona che si accetta ma non si gradisce. Questo clima oggi tende a rinfocolarsi per la propaganda martellante della lega antimeridionalista e ostile per gli extra comunitari. Così si risvegliano sentimenti che avremmo voluto seppelliti per sempre, perché non si progredisce se partiamo dal presupposto che vi è un qualcosa di superiore se la pelle è di un certo colore, se gli occhi sono a mandorla o meno, se si parla un dialetto e non un altro e via di questo passo. E la rabbia, alla fine, ha il sopravvento se non sono pochi coloro che mi scrivono ricambiando l’ostilità riscontrata al Nord con altrettanta seminata al Sud per il Nord e così finiamo per diventare ciò che non vorremmo essere e che in tutta coscienza credo, come italiani, non lo siamo stati del tutto da almeno 150 anni a questa parte. E ora il carico da novanta lo mette Bossi con le sue stravaganze come il trasferimento della Consob a Milano e persino Berlusconi che ha trasformato il suo domicilio di Arcore in una sorta di duplicato di Palazzo Chigi a Roma tanto che chi intende manifestare nei suoi confronti non si presenta nella capitale ma va direttamente ad Arcore. E poi non si dica che dobbiamo seguire l’esempio di chi ci guida perché il suo dire e il suo fare sono la stessa cosa. Sono un veleno senza un antidoto che si propina nelle menti e tende a distruggerci. L’unico modo per ovviarlo è di cercare di ragionare con la propria testa e di esserne conseguenti lasciando ai compagni di Ulisse il richiamo suadente delle sirene. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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