Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

La partita Mediterranea e i “venti di guerra”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Il “Mare nostrum” continua a farlo da protagonista. “Nostro”, per intenderci, soprattutto per i paesi che si affacciano lungo le sue coste. Abbiamo da poco sedata la “guerra balcanica” e le sue profonde ferite non sono ancora del tutto rimarginate mentre in Cisgiordania e in Libano si continua a giocare la partita con il gatto e il topo tra ebrei, palestinesi, libanesi e sullo sfondo i siriani e un po’ più staccati i Giordani. Ora le turbolenze sono passate ad Egitto, Tunisia e Libia. Mentre i primi due paesi, dopo una iniziale resistenza da parte dei due “dittatori”, hanno ceduto ai clamori della piazza la mano ora passa alle nuove figure politiche, e non è detto che si instauri un’altra dittatura e non certo migliore di quella abbattuta, in Libia, invece, la sommossa popolare ha perso il “momento magico” e ora rischia di essere sopraffatta dopo che per un intero mese vi è stato solo il “bla,bla, delle grandi potenze dagli Usa alla Russia e dalla Cina alla Gran Bretagna passando dalla Francia. L’Italia ha tentennato. Non si sa sino a che punto tale indecisione sia stata determinata dal “baciamano” di Berlusconi a Gheddafi o dall’attendismo tutto levantino, in attesa di capire da che parte stare. Alla fine una “nota diplomatica” ha convinto il nostro Presidente del consiglio a dichiarare che “Gheddafi non sembra avere più il controllo del Paese”. E se oggi assistiamo alla piena disponibilità del nostro governo alle decisioni assunte dal vertice di Parigi della Nato, del segretario dell’Onu e dalla inusitata fretta di mettere a disposizione dell’alleanza le basi militari dislocate al sud del paese, dopo un rapido e non certo indolore voto del Parlamento sulla politica estera, lo dobbiamo al rischio di essere tagliati fuori dai nostri interessi economici ed energetici che ci legano alla Libia. Indubbiamente la situazione è delicata. I pozzi di petrolio libici e le riserve di gas fanno gola a molti. E capire da che parte sta il vincitore significa poter meglio trattare con lui dopo aver dimostrato di averlo sostenuto. Se è giusta questa diagnosi si spiega l’attendismo degli occidentali per un intervento militare, ma ora pur sapendo che la partita la sta vincendo Gheddafi e la repressione si può dire oramai scontata da parte delle truppe lealiste, deve essere prevalso il timore che le assicurazioni di Gheddafi non siano più sufficienti e si pensa ad una diversa leadership. Forse un generale. Forse un “re travicello”. In tutto questo resta l’amaro in bocca: le mosse della politica sono taroccate. Non si pensa alla popolazione che soffre, non si pensa alle vittime di una rivolta che si sta trasformando in un genocidio, ma solo ad assicurarsi un posto al sole per meglio gestire l’immensa ricchezza del sottosuolo libico. I morti? Sono solo un danno collaterale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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