Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

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Archive for 21 marzo 2011

Libia: sia il parlamento a decidere

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

30 agosto 2010, Gheddafi: “saluto il grande coraggio del mio grande amico Silvio Berlusconi”. 23 dicembre 2010, Berlusconi: “Io sono legato da amicizia vera con il presidente libico Gheddafi”. Ora, tutto è cambiato: dai baciamani e genuflessioni, siamo passati ai raid e alle bombe. Non sembra passata una settimana ma un’era geologica. Siamo di fronte a quello che si può a buona ragione definire un voltafaccia disgustoso e imbarazzante da parte del Governo. Fino a sei mesi fa, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, baciava le mani al dittatore libico e fino a due giorni fa c’era chi sperava che Gheddafi riuscisse a tornare in sella, a danno del suo popolo. Per quindici anni, anche dalle parti del centrosinistra, si è fatto a gara per coprire, tollerare e negare la verità sul Rais libico, ovvero quello che era risaputo ma che qualcuno finge di scoprire solo ora: Gheddafi era ed è un dittatore. Questo Governo ha avvallato, coperto e autorizzato le malefatte di un regime sanguinario. Questo Governo ha firmato con la Libia un trattato vergognoso ed Italia dei Valori è stata una delle poche forze in Parlamento a votare contro. Noi abbiamo detto no e abbiamo preso le distanze, a differenza di questo governo e di questa maggioranza, da un dittatore che ha instaurato un regime oppressivo e sanguinario.  Ma ora che c’èun popolo che chiede aiuto, che facciamo, ci giriamo dall’altra parte? Assistiamo inermi al massacro di civili che sta avvenendo a poche centinaia di chilometri dalle  nostre coste? Sarebbe sbagliato. Io credo che il nostro Paese debba fare pienamente la sua parte per liberare il popolo libico dall’oppressione di un regime sanguinario che non rispetta i diritti umani, da sempre, non da oggi. Dobbiamo fare la nostra parte, appoggiando ogni azione necessaria, anche diretta ed attiva, purché il nostro aiuto, a differenza della linea Sarkozy, sia mantenuto nei limiti dell’articolo 11 della nostra Costituzione e della risoluzione Onu. In questo momento, di fronte alle evidenti spaccature di un governo poco credibile, di fronte ad una Lega incapace di guardare al di là del proprio naso e dei piccoli interessi di bottega, è necessario coinvolgere il Parlamento, informarlo e aggiornarlo passo dopo passo sulle decisioni anche e soprattutto di natura militare, per evitare gli errori del passato. Non possiamo essere noi a far saltare un regime, né tantomeno ad  autorizzare una guerra ma non possiamo restare a guardare e voltare le spalle al popolo libico che ci chiede aiuto. Sono giorni terribili, ha scritto oggi Concita De Gregorio nel suo editoriale, ma bisogna starci dentro. (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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Ulassai Film Fest

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

i documentari in gara sono nove nella prima attesissima edizione dell’Ulassai Film Fest, il festival cinematografico dedicato alle produzioni indipendenti, nato dall’esperienza dell’associazione senese Visionaria in collaborazione con Primaidea di Cagliari e con il sostegno della Regione Sardegna e del Comune di Ulassai e in programma dal 22 al 26 marzo ad Ulassai. La rassegna che ruota intorno al tema del Mediterraneo e dei popoli e le esperienze che si affacciano su questo mare, premierà il miglior film attraverso il giudizio di una giuria di esperti composta da Antioco Floris, Paolo Piquereddu, Maria Paola Masala, Franco Cugusi e Nicoletta Nesler. «Fino a pochi anni fa il documentario era confinato prevalentemente all’interno della gabbia della produzione istituzionale – ha dichiarato Mauro Tozzi, direttore artistico del festival – oggi invece il cinema indipendente in Italia mostra una nuova vitalitàproprio nel solco nel documentario di creazione, del lungometraggio non di fiction, grazie anche all’uso del digitale che ha reso la produzione non soltanto più economica ma anche più “leggera”».Ecco i titoli dei film in gara, selezionati da Nicola Contini e Giuseppe Gori Savellini: “Oil” di Massimiliano Mazzotta, Italia 2009, 77′ sul polo sarrocchese, oggi una delle realtà industriali più rilevanti in Europa; “Almost Married” di Fatma Bucak e Sergio Fergnachino, Italia 2010, 52′, un viaggio nell’universo femminile della Turchia attraverso la storia di una giovane fotografa turca comunica alla sua famiglia di voler sposare un italiano;”This is my Land…Hebron” di Giulia Amati, Stephen Natanson, Italia 2010, 72′ che racconta la vita ad Hebron, l’unica città dei Territori Occupati ad avere una colonia israeliana; ”La baia dei lupi” di Bruno e Fabrizio Urso, Italia 2010, 62′, una toccante indagine sullo scempio della baia di Priolo-Siracusa, a causa della presenza di  raffinerie e industrie chimiche pericolose per la salute dei cittadini; “Heart quake” di Mark Olexa, Italia 2010, 52′ la storia di Shpresa, un giovane kosovara che a 26 anni lascia il suo paese per guarire Shpetim, il minore dei figli da un grave problema al cuore, per cui l’unica speranza è un ospedale milanese; “Magna Istria” di Cristina Mantis, Italia 2010 77′ il racconto di un viaggio verso l’Istria alla ricerca di un’antica ricetta istriana; ”La Repubblica delle Trombe”di Stefano Missio, Alessandro Gori, Italia 2008, 48′, la scommessa di Gvozden Rosic, capo orchestra di un gruppo di suonatori in un piccolo paesino agricolo nel cuore della Serbia, che si prepara alla più grande competizione di ottoni d’Europa; “Il Canto scaltro” di Michele Mossa e Michele Trentini, Italia 2009, 63′, omaggio toccante ai “cantadoris” sardi e alle loro “gare poetiche”, vere e proprie maratone in cui improvvisano in versi; ”Il futuro del mondo passa da qui” di Andrea Deaglio, Italia 2010, 63′, un’analisi attenta della questione Rom in Italia, attraverso la storia di alcuni ragazzi rom che vivono nei campi italiani.

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Faccia a faccia: confronti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Roma dal 24 marzo al 24 aprile Inaugurazione il 24 marzo alle ore 19 Piazza San Pietro in Montorio 3 Accademia Reale di Spagna. Una mostra di Juan Bordes Nato a Las Palmas di Gran Canaria, Juan Bordes Caballero è un artista molto attento sia alla figura umana che alla composizione architettonica. Strenuo difensore della scultura, ha lavorato per anni, con continue modifiche, su corpi e volti, “il testo plastico più breve – spiega Bordes – col quale possiamo intrappolare il tempo, personale e culturale, e condensare lo spazio geografico”. Le sue statue e le teste esposte in questa mostra sono il mezzo attraverso cui lo scultore comunica con lo spettatore, con colui che guarda altri occhi, stavolta di pietra. In un faccia a faccia pieno di rimandi, di incontri e di confronti, come indica il titolo dell’esposizione. La scultura diventa così, come ha scritto Delfin Rodríguez, un racconto. Non solo per immagini, in questo caso tridimensionali e solide, ma anche per parole. È antica e tutta romana la tradizione che vuole le statue parlanti. Basti pensare a Pasquino, nei pressi di piazza Navona. E il rimando a Roma non è affatto casuale. Perché Bordes ha intessuto e allacciato con la Capitale un rapporto speciale e privilegiato. “Pur essendo un viaggiatore perduto per infiniti luoghi – scrive ancora Rodríguez – è a Roma che Juan Bordes si sente a casa, come se fosse nel proprio laboratorio: luogo storico e territorio di sogni che conosce bene. Ma c’è di più: è da là, da quella Roma che è il suo laboratorio di sogni, la sua casa di artista, è da là che tesse quella ragnatela che è il proprio universo creativo, muovendosi abilmente e con precisione lungo i suoi fili, viaggiando senza sosta verso luoghi più o meno reconditi”. (img)

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Venezia: edilizia in caduta

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Edilizia in caduta libera a Venezia: quasi un terzo delle aziende fallite in provincia l’anno scorso appartiene al settore delle costruzioni. Il dato emerge da uno studio del Cesdoc (Centro Studi dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia) sui fallimenti nella circoscrizione di competenza del Tribunale di Venezia nell’anno 2010. Nel dettaglio sono 227 le aziende che hanno dichiarato bancarotta +33,53% rispetto al 2009 (170 fallimenti), un dato che diventa allarmante se paragonato al 2008, con una crescita del +77,34% (128 fallimenti).  Tra i comparti produttivi ad avvertire maggiormente la crisi, oltre alle costruzioni che con 64 fallimenti coprono il 28,19% del totale, le attività manifatturiere (25,55%) ed il commercio all’ingrosso e al dettaglio (22,91%). Da soli questi tre settori equivalgono ad oltre tre quarti delle aziende fallite. Analizzando il segmento dell’edilizia, (che rispetto al 2009 ha registrato un incremento dei fallimenti del +25%) tra le imprese fallite la maggioranza è in forma di società a responsabilità limitata, con 29 imprese fallite su 64 (pari al 45,31%), seguite dalle ditte individuali (29,69%), dalle società in accomandita semplice (15,63%), dalle società in nome collettivo (4,69%) ed infine dalle srl uni personali (4,69%). Un trend che si ripercuote anche a livello globale con le società a responsabilità limitata a detenere la quota più alta (61,23%) del totale fallimenti, con 139 imprese su 227. Per quanto riguarda gli altri due settori, nel confronto con il 2009, i fallimenti nel commercio crescono addirittura del +126%, mentre quelli nel manifatturiero del +57%. Dallo studio del Cesdoc, che ha rilevato i dati direttamente presso la Cancelleria Fallimentare del Tribunale Ordinario di Venezia, emerge che quest’ultimo, nel 2010, ha dichiarato inoltre 25 concordati preventivi, di cui la maggioranza (44%) sono imprese in forma di società a responsabilità limitata. Rispetto al 2009 tale procedura concorsuale è aumentata del +31,58% (19 concordati preventivi), mentre rispetto a due anni prima si registra un vero e proprio boom: +212,50% (8 concordati preventivi nel 2008).

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“L’Inganno padano”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

25 marzo a Firenze, il 26 a Impruneta (Fi) e il 27 Figline Valdarno (Fi). Primo appuntamento, quindi a Firenze, venerdì 25 marzo, alle ore 18,30 presso la libreria cafè “La Cité” di Borgo San Frediano, 20/r. Interverranno: Riccardo Lazzerini, Capogruppo Sel Provincia di Firenze; Luisa Simonutti, Assemblea nazionale Sel; e Rinaldo Rinaldi, Coordinamento provinciale Sel Responsabile cultura. Coordinerà: Nicola Cirillo, Forum cultura Sel Firenze. Sabato 26, appuntamento alle 20 presso la Casa del popolo di Impruneta (via della Croce, 39). Interverranno: Riccardo Lazzerini, Capogruppo Sel Provincia di Firenze; Luisa Simonutti, Assemblea nazionale Sel; e Renzo Ulivieri, Coordinatore circolo Sel San Miniato – Pisa Apericena. Coordinerà: Nicola Cirillo, Forum cultura Sel Firenze.Ultimo appuntamento domenica 27 marzo, alle 16,30, a Figline Valdarno, presso la sala eventi del Palazzo Pretorio di piazza San Francensco. Interverranno: Riccardo Lazzerini, Capogruppo Sel Provincia di Firenze; Maurizio De Santis, Portavoce Sel Toscana; Alessandro Cresci, Coordinatore provinciale Idv; e Riccardo Nocentini, Candidato a sindaco del centrosinistra per Figline Valdarno. Coordinerà: Luisa Simonutti, Assemblea nazionale Sel.Si parlerà della vera storia della Lega Nord” (Ed. La Zisa) dei giornalisti Fabio Bonasera e Davide Romano. E’ l’iniziativa, organizzata dal Sel di Firenze, alla quale parteciperà anche uno degli autori del volume, Davide Romano, che avrà luogo il  In libreria la 2a ristampa di “Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord” di Fabio Bonasera e Davide Romano, Pref. di Furio Colombo, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90

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Libia: L’Italia ha sbagliato strategia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Intervento di Alfredo Cestari. “Perde il petrolio libico, crea difficoltà agli imprenditori in tutta Africa ed è percepita molle, succube di Francia, Inghilterra e Usa. Capi di Stato africani adirati” “L’Italia avrebbe dovuto assumere un ruolo ben diverso nei confronti della Libia, dell’Unione Europea e dell’Occidente. Ha invece scelto di mettersi alla ruota di Francia, Inghilterra, Usa e Canada compromettendo, con la suadisponibilità all’azione bellica, oltre quarant’anni di relazioni con il suo principale fornitore di petrolio diventato, ora, dirimpettaio pericolosissimo”. L’ingegnere Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale e Console in Italia della Repubblica Democratica del Congoanalizza con grande preoccupazione la situazione attuale: “Il Governo italiano era riconosciuto da Tripoli e Gheddafi aveva un rapporto personale ed istituzionale cordiale con Berlusconi; in Libia sono notevoli gli investimenti di imprese italiane così come strutturale era l’approvvigionamento, in massima parte attraverso oleodotto, di petrolio; l’unica vera interlocuzione extra africana con Tripoli l’ha storicamente intrattenuta Roma. Per una lunga serie di motivi le relazioni tra Italia e Libia erano quindi buone, certamente le migliori di Tripoli al di fuori di quel continente. Ritengo che il Presidente del Consiglio Berlusconi, in forza di credenziali nei confronti del governo libico chesolo lui poteva vantare, sabato scorso invece di andare a Parigi avrebbe dovuto recarsi a Tripoli per incontrare Gheddafi. Anche a costo di realizzare il summit a bordo di una nave od all’interno di un bunker avrebbe dovuto imporre ad Unione Europea ed Usa la mediazione nei confronto di Gheddafi come strada maestra prima del ricorso alle armi; avrebbe dovuto proporre l’istituzione di un governo libico di coalizione con l’Italia garante. Operazione che sarebbe stata vista da tutto il mondo, arabo compreso, come cruciale sia per la salvaguardia dei delicati equilibri interni alla Libia che tra quelli suoi con il resto del mondo. Da emissario della Comunità Europea e di tutto l’occidente, incontrando Gheddafi Berlusconi avrebbe riconsegnato all’Italia il ruolo-chiave nella diplomazia transnazionale. Mantenendo inalterati i quarantennali rapporti di sostanziale buon vicinato con la Libia, avrebbe inoltre tutelato gli interessi energetici dell’intero Paese oltre che quelli (complessivamente miliardari) di tante imprese private che ‘con’ ed ‘in’ Libia lavorano”. Cestari mastica amaro: “Avendo invece scelto la strada peggiore, l’Italia ha immediatamente provocato in Libia sentimenti di rancore ed odio che dureranno secoli; ha determinato l’immediato invito di Gheddafi alla Cina a comprare il petrolio fino ad un mese fa estratto per l’Italia ed ha messo in una situazione di assoluto pericolo il Paese che, tra quelli impegnati militarmente, è il più vicino alle coste libiche. Grave errore strategico. Mentre gli altri oggi fanno la guerra a Tripoli da Washington, Parigi o Londra, quando le azioni militari saranno terminate sarà l’Italia a dover gestire i rapporti di vicinato con una nazione temibile, rancorosa e vendicativa”. Per questo Cestari ritiene anche sbagliato “non aver imposto che le decisioni su tempi e modalità di intervento fossero assegnate all’Italia, unico Paese che subirà nel corso degli anni, direttamente ed indirettamente, le conseguenze di quest’offensiva. Ci stiamo assumendo da comprimari solamente tutti i rischi di un’operazione di forza ammantata dal vacuo concetto di difesa della democrazia, fortemente voluta e condotta da quei Paesi che sulle materie prime libiche non hanno mai messo le mani. In  cambio non avremo nulla di più di quanto non avessimo già avuto dalla Libia”. La condanna dell’Africa subsaharina: Ma c’è di più: “Ho sentito finora molti tra Capi di Stato e ministri dei 19 Paesi dell’Africa Sub Sahariana (quelli su cui ItalAfrica Centrale ha competenza): ebbene, tutti stigmatizzano l’operazione vista come un intervento militare in un Paese sovrano finalizzato a determinare nuovi equilibri interni, tutti si sono detti contrari a quella che esplicitamente definiscono come ‘prevaricazione’ ed ‘intrusione’ mascherate dalla tutela dei diritti umani. Qualcuno, come il presidente RDC Kabila, è palesemente adirato. Tutti hanno quindi raffreddato in maniera immediata i rapporti con gli Stati ed i Governi impegnati nell’operazione militare. La conseguenza immediata? Oggi si registrano enormi difficoltà nei rapporti imprenditoriali con Paesi che, ricchi di materie prime, stanno dirottando i loro affari verso partner di nazioni neutrali come Cina, Germania, Arabia, Libano, India, Brasile, Argentina. L’imprenditore italiano che oggi internazionalizza le sue attività in Africa incontra difficoltà molto superiore a quelle di chiunque altro”. L’Italia esce malissimo da questa vicenda: è visto come un Governo debole, succube delle decisioni altrui ed incapace di difendere il patrimonio di interessi pubblici e privati e di relazioni diplomatiche finora costruiti in Africa”. Ebbene, l’intervento dell’Occidente e dell’Ue in Libia suona come un campanello d’allarme per tanti governi che si reggono su risicati margini di maggioranza. Decidendo di intervenire militarmente in Libia, ai loro occhi l’Ue appare come un arbitro imparziale (perché mosso da interessi economici) delle controversie interne ai singoli Paesi africani. La sommossa di una qualsiasi minoranza interna africana, con effetti non distanti da quanto avvenne a Roma qualche mese fa, produrrebbe allora l’invio di Tornado, lo sgancio di missili e bombe sulle sedi governative solo perché la destabilizzazione farebbe gli interessi di questa o quella potenza occidentale?”. Cestari è convinto: “A fine offensiva l’Italia non otterrà più, in Libia, le agevolazioni di cui ha finora goduto”.

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Film Ombre di luce

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Roma E’ in uscita in prima nazionale il 28 Marzo presso il cinema Nuovo Aquila di Roma, il film Ombre di luce, nato dalla sperimentazione del laboratorio di scrittura creativa della ex facoltà di scienze umanistiche della Sapienza condotto da Annio Gioacchinio Stasi e Mery Tortolini. Il film che vede la collaborazione della Facoltà e del Centro Digilab  è prodotto da Il Gigante ed è diretto da Massimo D’Orzi.  La realtà universitaria viene vista per la prima volta dall’interno. Il racconto collettivo composto insieme ai due docenti racconta della sparizione di una donna e della ricerca intrapresa per ritrovarla mentre l’ultima contestazione dell’Onda scuote l’università. Tra finzione e realtà dal film emergono le ribellioni, le aspettative, i desideri degli studenti di oggi.

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Finanza agevolata

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Mogliano Veneto 23 marzo alle ore 15.30 presso il Centro Sociale del Comune di Mogliano Veneto, in Piazza Donatori di Sangue, la seconda tavola rotonda promossa dall’Amministrazione Comunale e Teampenso nell’ambito del progetto Moglianoimpresa. A dibattere sul tema di questo appuntamento, “Il credito agevolato: strumento di sviluppo per le micro e medie imprese”, Pier Orlando Roccato e Pier Paolo Polese, rispettivamente Direttore  Apindustria Venezia e Ufficio Credito e finanza agevolata, Giuliano Russo Manager di Sviluppo di Informest Consulting s.r.l. e Veneto Banca, partner di tutto il progetto. Durante la tavola rotonda,  moderata da Lucio Verbeni, si introdurrà il credito agevolato quale uno dei principali strumenti di crescita per le micro e medie imprese. Saranno poi illustrate le diverse forme di credito agevolato: finanziamenti, bandi e convenzioni a disposizione per tutti quegli imprenditori che cercano, tramite le istituzioni e gli istituti di credito, un supporto economico per avviare o gestire al meglio la propria attività lavorativa. La tavola rotonda si chiuderà con l’intervento del pubblico che potrà interagire con i relatori. A questo secondo appuntamento ne seguiranno altri, più specifici, che interesseranno a ruota le imprese appartenenti alle diverse categorie. Il prossimo incontro, previsto tra aprile e maggio, verterà sul settore terziario: “Commercio e turismo, come agganciare la ripresa”. L’amministrazione Comunale e l’Assessore alle Attività Produttive Giorgio Copparoni chiamano a raccolta tutti gli imprenditori e i cittadini a prendere parte all’iniziativa.

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Libia: intervento militare italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“La risoluzione 1793 ONU è stata votata dalle Commissioni parlamentari a maggioranza e non all’unanimità e che ciò rende necessario che la discussione sia affrontata dalle Assemblee parlamentari e questo avverrà nei prossimi giorni.  A meno che le Camere non si siano già riunite in segreto ed abbiano autorizzato le Forze armate ad attaccare le postazioni libiche, ci sembra che le molteplici dichiarazioni del Ministro della difesa La Russa, le sue decisioni e le conseguenti azioni intraprese dai militari italiani siano andate ben oltre quanto stabilito dall’ONU.  Un conto è offrire la disponibilità all’uso delle basi aeree e il relativo supporto logistico come inizialmente dichiarato dai ministri Frattini e La Russa  e come avvenuto anche in passato nel pieno rispetto della Costituzione, altro è l’intervento diretto dei Tornado dell’Aeronautica militare che nella serata di ieri hanno bombardato postazioni libiche in territorio libico.   L’azione militare condotta dai Tornado cambia notevolmente l’aspetto della missione con cui ora l’Italia è chiamata a confrontarsi.”

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Perchè le scimmie non amano Mozart?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Roma 22 marzo (ore 21) il Teatro Biblioteca Quarticciolo presenta “Perchè le scimmie non amano Mozart? (e i gatti sì)” di Caterina Inesi che, con la sua compagnia “Immobile paziente”, mette in scena una «performance» coreografica a partire dal Quartetto K 465 in Do maggiore («delle dissonanze») di Mozart. Un esperimento di interazione tra un gruppo di danzatori, un giovane ensemble di musicisti romani e il pubblico. Il punto di partenza è il Quartetto K 465 che ancora oggi ci stupisce per l’uso ardito delle dissonanze e per il modo con cui vengono poi risolte nella perfetta architettura mozartiana. Una danza implicita che viene esplicitata dal gruppo «Immobile paziente», dal 2010 residente alla Filarmonica Romana. Così descrivono il lavoro: «fin dall’introduzione del Quartetto entriamo nel terreno dell’inconscio e delle sue associazioni, la realtà è defamiliarizzata, il sorprendente ha sostituito il luogo comune. In fondo il tema ultimo di questa musica ci sembra essere l’emergere di qualcosa che è ingabbiato, la paura e l’urgenza della liberazione.» Il quartetto d’archi rappresenta «una casa dove gli spettatori sono invitati ad entrare: all’interno di uno spazio non teatrale una linea tracciata sul pavimento disegna il perimetro delle stanze di un’abitazione occupate da esseri umani che esprimono la loro personalità, intrecciano e contemporaneamente negano i rapporti. Il pubblico entra nell’intimità di vicende suggerite, sussurrate per mezzo di un’azione performativa in cui musica e movimento giocano lo stesso ruolo, parlano la stessa inesprimibile lingua».

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Il giardiniere di Tibhirine

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Milano 23 marzo 2011 ore 11,30 via Mosé Bianchi 94 Centro Pime conferenza stampa di padre Jean-Marie Lassausse con Christophe Henning Edizioni San Paolo. In occasione della pubblicazione del libro “Il giardiniere di Tibhirine” di padre Jean-Marie Lassausse con Cristophe Henning (Edizioni San Paolo), la rivista “Mondo e missione” e il Centro Missionario Pime di Milano avranno ospite  padre Jean-Marie Lassausse, il sacerdote che da dieci anni si occupa del monastero di Tibhirine (Algeria), dove nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 vennero rapiti e quindi uccisi sette monaci trappisti.  Dalla vicenda è tratto il film, pluri-vincitore a Cannes 2010: UOMINI DI DIO, in uscita in dvd il 23 marzo 2011 e distribuito da San Paolo.(tibhirine)

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Arma in più contro i tumori della prostata

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

In Italia il carcinoma della prostata è il tumore piu’ diffuso nella popolazione maschile. Contro questa malattia sono stati fatti passi da gigante ma la cura puo’ essere accompagnata da sgradevoli conseguenze quali l’incontinenza urinaria e la perdita della potenza sessuale, che alterano fortemente le qualità di vita dei pazienti spesso ancora giovani e nel pieno della vita affettiva e lavorativa. Curare il tumore della prostata preservando in molti casi le funzioni sessuali e la continenza urinaria, oggi è possibile grazie alla brachiterapia prostatica. “Si tratta di una forma di radioterapia mirata” spiega la dottoressa Mirri, direttore della Radioterapia del San Filippo Neri, indicata nei casi di neoplasia prostatica localizzata, che prevede l’impianto nella ghiandola prostatica di minuscoli “semi” radioattivi che rilasciano dosi elevate di radiazioni alla sola prostata salvaguardando il retto e la vescica.: è possibile così somministrare una dose maggiore di radiazioni rispetto alla radioterapia esterna e tradizionale, aumentando la possibilità di distruggere il tumore con effetti collaterali di tipo urologico e/o gastroenterinale. L’intera procedura richiede circa due ore e consente al paziente di tornare a casa il giorno dopo l’impianto e al lavoro entro pochi giorni. “Rispetto alla chirurgia nelle forme localizzate” aggiunge il dott. Giacomini, Urologo responsabile della urologia Oncologica del San Filippo Neri “la brachiterapia da risultati sovrapponibili  in termini di guarigione ma di gran lunga superiori riguardo alla funzione sessuale, alle stenosi ureterali e all’incontinenza urinaria che rappresentano la maggior parte delle complicanze”. La Brachiterapia prostatica trova la sua indicazione nei pazienti con neoplasia localizzata, a bassa aggressività biologica,  e con buona funzionalità urinaria che rappresentano circa 1/4  delle nuove diagnosi. I suoi effetti collaterali sono transitori e di modesta entità. Nonostante questi evidenti vantaggi ed i risultati consolidati da quindici anni di esperienza internazionale, in Italia sono ancora pochi i centri che offrono la possibilità rispetto a questo tipo di intervento. “La spiegazione a cio’ risiede principalmente – puntualizza la dott.ssa Mirri – nel fatto che la metodica richiede un costante lavoro di equipe tra urologi, radioterapisti, fisici sanitari, anestesisti ed operatori sanitari non sempre facile da realizzare e comunque necessita di un maggiore impegno organizzativo. “L’Ospedale San Filippo Neri è, attualmente, l’unico centro pubblico del Lazio e dell’Italia Centrale, in grado di offrire questa terapia”. “L’Azienda, spiega il suo Direttore Generale dott. Domenico Alessio,  ha potuto realizzare il suo progetto nato nel 2009 grazie al lavoro del gruppo multidisciplinare che da anni dedica la sua attività ai tumori prostatici e ad una attenzione particolare dell’amministrazione alla innovazione tecnologica e alla qualità delle cure offerte. (Pietro Bardoscia)

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Elezione Usa: Il ruolo di Romney

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“Mi piace il presidente Obama” ma non ha “nessun’idea su come creare posti di lavoro.” Ecco cosa ha dichiarato Mitt Romney al New York Times. Romney, candidato alla nomination presidenziale repubblicana nel 2008, si presenta come uno dei più papabili per la prossima corsa che non è ancora ufficialmente iniziata. Nel caso di Romney, però, gli indizi sono chiari che lui ci riproverà, essendo arrivato vicino al bersaglio la volta scorsa. Ovviamente non sarà facile ma l’ex governatore del Massachusetts ha buonissime chance. A cominciare dalla raccolta di fondi nella quale è considerato al primo posto fra i possibili aspiranti all’opportunità di sfidare Obama l’anno prossimo. Infatti, Romney è così efficiente con l’aspetto economico che ha persino speso non pochi quattrini ad aiutare altri candidati repubblicani con contributi. Il suo gruppo Free and Strong America ha già donato più di 300 mila dollari a candidati alla Camera ed al Senato quest’anno.Romney sta usando il suo potere di raccogliere fondi per spianarsi il terreno al livello nazionale e crearsi alleanze con i leader in parecchie parti del Paese. Il problema  per lui dunque non sarà l’aspetto economico che è di vitale importanza nelle costosissime elezioni presidenziali americane. Per quanto riguarda le idee si tratta di un’altra cosa. Romney è visto da molti analisti come un  candidato che farebbe qualunque cosa per vincere.  Da governatore del Massachusetts  fra il 2002 e il 2007 Romney ha firmato una legge sulla sanità del suo Stato che riflette in linea generale la riforma approvata dal governo americano l’anno scorso. Una delle caratteristiche principali  di ambedue i programmi è la disposizione che obbliga tutti a comprare l’assicurazione  medica.Adesso però Romney vuole fare abrogare la riforma federale sulla sanità creandogli così l’immagine di “flip-flop”, politico voltafaccia secondo la situazione. Questa instabilità di Romney si vede anche chiaramente con il suo spostamento a destra nelle sue posizioni sull’aborto e sul ruolo dei gay. Nell’elezione del 2008 Romney aveva iniziato la campagna presentandosi come un uomo di affari che sa creare posti di lavoro. Poi però si spostò sul campo sociale cercando di ricrearsi. Ebbe abbastanza successo riuscendo a vincere le primarie in 11 Stati con il 21% dei voti, classificandosi al secondo posto dopo John McCain. Questi cambiamenti sono decisamente politici dato che per potere avere delle chance e vincere la nomination del suo partito Romney deve dirigersi agli elementi più conservatori.  Questa svolta a destra è anche dimostrata dai legami e contatti di Romney. Recentemente ha ricevuto l’appoggio economico di David Koch, l’ultra conservatore magnate che ha anche supportato gruppi di estrema destra come i membri del Tea Party. Una volta poi ottenuta la nomination del suo partito egli farebbe ciò che tutti i candidati sono costretti a fare e spostarsi verso il centro onde ottenere una buona percentuale degli elettori indipendenti che eventualmente decidono gli esiti finali. Supponendo che Romney riesca a conquistarsi la nomina repubblicana dovrà ricrearsi e sottolineare le sue qualità positive per risolvere i problemi del Paese. Fin ad oggi si è limitato a dire che lui viene dal mondo degli affari e sa creare posti di lavoro. L’evidenza però   non è apparente e Romney si limita a parlare in generalità. Una delle poche eccezioni è stata la sua recentissima proposta di offrire incentivi fiscali ad aziende americane che hanno esportato posti di lavoro altrove e riportare in patria le loro fabbriche.  La realtà è che Romney è fondamentalmente un repubblicano moderato il quale si è spostato a destra una volta uscito dalle acque Statali del Massachusetts, un Stato principalmente liberal. In questo processo Romney ha seguito il Partito Repubblicano che si è spostato ulteriormente a destra,  in parte per l’ascesa del gruppo dei Tea Parties, nato principalmente come reazione anti-Obama. La sfida per i candidati repubblicani sarà quella di mantenere unito il partito durante le primarie e poi di sperare che l’economia non si riprenda. In caso contrario poco importerà chi sia il candidato repubblicano perché Obama diverrebbe imbattibile. (Domenico Maceri)

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Corpo e mente

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Empoli 22 marzo, a partire dalle ore 16, si parlerà delle disfunzioni che affliggono il cervello e delle interazioni fra corpo e mente, nei locali del Palazzo della Esposizioni, in piazza Guido Guerra a Empoli. Queste tematiche potranno essere approfondite con Giuseppe Lombardo e Leonello Guidi, direttori delle unità operative di medicina generale e di neurologia dell’Asl 11. Il 29 marzo prossimo, invece, saranno le novità in ambito oncologico ed il rischio trombotico gli argomenti trattati nel corso dell’incontro informativo gratuito dedicato alla salute. Il ciclo di appuntamenti con l’informazione sanitaria è organizzato dall’Associazione dei Cittadini per la Salute in collaborazione con Astro (Associazione per il sostegno terapeutico e riabilitativo in oncologia), il Delfino Azzurro, Avis e Asl 11.

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“Mettere blocco a Lampedusa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“Sono arrivati a 4800 gli immigrati sbarcati a Lampedusa a fronte di una popolazione locale di 5000 abitanti.La situazione è di una gravità inaudita.In questa situazione e con queste cifre che tendono ad aumentare si rischia la rivolta civile degli abitanti.Il problema non è e non deve essere italiano.Il peso della massiccia immigrazione data dalle circostanze del momento deve ricadere su tutti i paesi europei. Si metta al più presto un blocco per l’accesso a Lampedusa e si crei un ponte marittimo con le coste degli altri paesi europei,almeno con i più vicini.”Lo dichiara in una nota il Segrertario Romano e Dirigente Nazionale della Fiamma Tricolore,Stefano Tersigni.

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Ritornare per ricominciare

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Milano 30 marzo ORE 11.00 Sala Auditorium Consiglio Regionale Lombardia, via Fabio Filzi 29 conferenza stampa di presentazione della campagna “Ritornare per ricominciare”, rivolta ai migranti che vogliono tornare volontariamente nel proprio Paese d’origine. Nel corso dell’incontro con i giornalisti saranno illustrati i dettagli dell’iniziativa: i requisiti per gli immigrati che vogliono aderire al programma, le strutture a cui rivolgersi, il supporto economico per il rientro, le opportunità dell’Rva (Ritorno Volontario Assistito), i dettagli sull’azione pilota che sta per partire nella città di Milano e i dettagli sulla campagna  “Ritornare per ricominciare” che include la diffusione su tutto il territorio nazionale di un “media mix” di depliant in 10 lingue, locandine, spot audio e video su tv e radio locali e nazionali, sito web plurilingue, coinvolgendo realtà locali come Prefetture, Questure e Province d’Italia, gli Enti aderenti alla rete NIRVA, le associazioni di stranieri e altre realtà, pubbliche e private, che operano con i migranti.La campagna è co-finanziata dal Fondo europeo Rimpatri dell’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno e realizzata dall’AICCRE in partnership con il CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati). La conferenza stampa è promossa dall’AICCRE (Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa), ente capofila del progetto, dalla Fondazione ISMU, antenna della rete NIRVA in Lombardia e dal Comune di Milano, partner della campagna per la realizzazione dell’azione pilota in città. Intervengono:
• Luciano Valaguzza, Presidente AICCRE Federazione Lombardia, a nome di AICCRE nazionale, capofila campagna “Ritornare per ricominciare”
• Vincenzo Cesareo, Segretario generale Fondazione ISMU, Antenna Regionale Rete NIRVA in Lombardia per l’informazione ai migranti e cittadinanza.
• Carla Olivieri, AICCRE, Responsabile Campagna Ritornare e Progetto NIRVA

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Libia: noi non ci arruoliamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“L’attacco delle forze europee e statunitensi alla Libia non avviene per mettere in campo un intervento umanitario ma è in tutta evidenza legato alle enormi risorse energetiche di cui quel paese dispone.” dichiara Pierpaolo Leonardi dell’Esecutivo nazionale USB. “Il mancato analogo intervento in altre situazioni simili – il massacro dei Palestinesi a Gaza da parte degli Israeliani che ha prodotto migliaia di morti mentre le potenze occidentali stavano a guardare e i media internazionali si occupavano d’altro, il silenzio totale su quanto sta accadendo in Bahrein e Yemen – non consente di equivocare sulle reali intenzioni degli attaccanti.” “Mentre la tragedia giapponese rende impervia e comunque improbabile la prosecuzione dell’avventura nucleare per i Paesi occidentali avanzati, la necessità di assicurarsi le provviste di gas e di petrolio diventa importantissima e spinge le nazioni più industrializzate, e quindi maggiormente bisognose di fonti di energia, a farsi sceriffi interessati nella guerra civile libica. E’ evidente che l’intervento militare ha buon gioco ad accreditarsi come umanitario, viste le caratteristiche del rais libico Gheddafi che, dopo aver avuto una qualche funzione antimperialista nell’area, non ha però saputo minimamente procedere sul terreno della democrazia e della equa distribuzione delle immense ricchezze del suo Paese.” Continua Leonardi. “L’intervento in corso non solo consentirà ai paesi occidentali di garantirsi probabilmente gli approvvigionamenti di risorse energetiche per i prossimi anni instaurando in Libia un vero e proprio protettorato occidentale, ma potrà anche essere di pesante monito alle popolazioni dei Paesi limitrofi in lotta per liberarsi dai tiranni locali come l’Egitto e la Tunisia.” “I lavoratori italiani non hanno nulla da guadagnare dalla guerra, che sicuramente consentirà al Governo, dentro una crisi economica che i lavoratori stanno pagando duramente, di dirottare ulteriori risorse sul fronte degli armamenti giustificando così ulteriori tagli al welfare.” Conclude il dirigente nazionale USB. “L’USB esprime quindi una grande preoccupazione per quanto sta avvenendo in queste ore in Libia ed invita tutte le proprie strutture a farsi promotrici di iniziative a sostegno della pace e dell’immediato cessate il fuoco.”

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“Genitori si diventa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Carmignano (PO) 23 marzo alle 17,00 presso la sede dell’Istituto Comprensivo “Il Pontormo”, viale Parenti 4 con “Genitori si diventa: dalla pancia ai primi passi” in cui si tratterà delle aspettative dei genitori, dalle prime emozioni e le prime difficoltà, per proseguire poi a cadenza settimanale con “L’infanzia e le regole”, primi rapporti con il mondo esterno, la scuola e la socialità; “Adolescenti: questi sconosciuti!”, primi veri ‘scontri’ e grandi cambiamenti della vita, come essere vicini ai nostri figli in una fase tanto delicata; “Essere genitori di adolescenti oggi!”tutte le paure che assalgono i genitori in questa società sempre più esigente, multimediale e globalizzata.  Gli incontri saranno condotti dalle dott.sse Ilaria Talanti e Nicoletta Calenzo, che già operano presso l’Istituto “Il Pontormo” nell’ambito del progetto “Sportello Amico”. L’idea è quella di incontrarsi per scambiare esperienze sul ‘mestiere’ del genitore con la guida di chi vede i nostri figli ‘dal di fuori’, per capire meglio i nostri figli e le difficoltà che incontrano a crescere. E’ importante capire meglio il nostro ruolo di genitori, attraverso i nostri desideri e le nostre aspettative” afferma Tiziana Proni, la giovane mamma che ha organizzato questo ciclo di incontri (cell. 333 4412058) A seguire due incontri di formazione per genitori impegnati nella scuola: venerdì 25 marzo alle 17 presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo in via Tito Speri 1 a San Vincenzo (LI) la presidente dell’A.Ge. Toscana Rita Manzani Di Goro terrà il corso “Partecipare nella scuola da genitori: come e perché”, mentre lunedì 28 marzo alle 15,30 presso l’Istituto agrario “Leopoldo di Lorena” Cittadella dello Studente a Grosseto, Jachen Gaudenz, presidente dell’A.Ge. Arcipelago toscano, parlerà de “Il ruolo del Presidente del Consiglio di Istituto e di Circolo”. I nostri corsi sono finalizzati a formare e motivare i rappresentanti dei genitori, impedendo così che le molteplici risorse che essi mettono a disposizione della scuola vadano disperse”. (Info tel 349 4421035). A Grosseto l’iniziativa, promossa dal Forum provinciale delle associazioni dei genitori Fo.P.A.G.S., con il patrocinio dell’Ufficio Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana Ufficio XI, ambito territoriale di Grosseto, e in collaborazione con l’A.Ge. Toscana, affronterà i seguenti temi: cenni su consiglio di istituto e giunta esecutiva; il presidente, competenze e funzioni; nozioni di bilancio, privacy ed edilizia scolastica. Sarà dato ampio spazio al dibattito e all’approfondimento di situazioni concrete proposte dai partecipanti.”Con questo corso il Forum provinciale delle associazioni di genitori vuole fornire una adeguata formazione e informazione per mettere in risalto l’importanza del ruolo che il Presidente del consiglio di istituto svolge all’interno della scuola –dichiara la coordinatrice provinciale Angela Rigucci- Durante il corso, attraverso l’incontro tra i vari Presidenti del nostro territorio, sarà possibile un positivo e proficuo scambio di idee e proposte.

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Brunetta rinvia impegni milanesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

In riferimento alla comunicazione relativa agli impegni a Milano del Ministro Renato Brunetta previsti per oggi, lunedì 21 marzo, si avvisa che, vista la concomitanza con l’odierna convocazione del Consiglio dei Ministri alle ore 10,30 per un’informativa del Presidente del Consiglio sull’evoluzione della crisi libica,sono rinviati a data da destinarsi sia la sottoscrizione del protocollo d’Intesa per Expo Milano 2015 prevista alle ore 10,30 a Palazzo Marino, sia il convegno XVI giornata CLAPI – Vinca il migliore, previsto per le ore 11 presso l’aula Aula Magna dell’Università Bocconi.

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Guerra in Libia. Quali costi e conseguenze?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

di Carlo Ruta. In Libia è partita una guerra, che i governi dell’Occidente e gran parte dei mezzi d’informazione presentano ancora una volta come umanitaria. Di cosa si tratta realmente? Per comprendere quanto sia credibile tale motivo, è utile partire da un paio di dati storici recenti. Israele alcuni anni fa ha pianificato e attuato in Palestina una operazione che ha denominato con coerenza «piombo fuso». L’esito è stato di qualche migliaio di morti, quasi tutti civili. Ma nessuno ha minacciato una guerra «umanitaria». Nessuno si è guardato bene dal metterla in opera, come nessuno si era esposto a tanto già nella precedente operazione «Pace in Galilea», dagli esiti analoghi. Altro caso istruttivo è quello dello sterminio delle popolazioni cecene pianificato e attuato da circa venti anni dai governi della Russia, prima con Eltsin poi con Putin. Si tratta per certi versi di una guerra infinita, che ha provocato centinaia di migliaia di morti, in massima parte civili. Fino ad oggi nessuno Stato ha invocato però l’avvio di guerre «umanitarie». Nella Libia di Gheddafi tale tipo di azione, in difesa dei diritti delle popolazioni, è stata invece voluta risolutamente dalle nazioni forti dell’Occidente, su input degli Stati Uniti e con la convalida del consiglio di sicurezza dell’ONU. A quali costi, in termini di vite umane? In Libia è in atto una virulenta repressione di regime, che in un mese ha fatto centinaia di morti, forse qualche migliaio. Ma l’attacco «umanitario» promette di tradursi in una ecatombe, con numeri di vittime di molto superiori. Gli strateghi della Nato e del Pentagono sono troppo avvertiti per non mettere nel conto esiti di questo tipo, trattandosi di disarticolare una forza militare che, allo stato delle cose, non è di poco conto. Non solo. È prevedibile che occorra neutralizzare le reti militari non convenzionali, anche queste non indifferenti, costituite anzitutto dalle unità terroristiche e mercenarie del regime di Gheddafi. E, come testimoniano le casistiche belliche degli ultimi decenni, se si intende centrare quest’ultimo obiettivo, le stragi di civili, dette comunemente «effetti collaterali», tanto più difficilmente saranno evitabili. Nelle prime fasi della guerra preventiva in Iraq, per eliminare cellule del regime deposto, i comandi americani non hanno esitato a pianificare a Baghdad la distruzione di interi isolati in cui risultavano annidate, con l’uccisione di tutti i civili che li abitavano. E, come attestano numerose cronache, tale regola non scritta ha funzionato e vige ancora in Afghanistan.  Le guerre «umanitarie» hanno avuto fino ad oggi un decorso istruttivo. Se ne ricordano due recenti, per certi versi emblematiche: quella in Somalia, nel 1992-93, e quella in Kosovo del 1999. La prima, un po’ per convincimenti strategici errati, un po’ per imperizia dei comandi sul terreno, è degenerata presto in una carneficina «umanitaria» che ha raggiunto l’acme nella battaglia del Checkpoint del 2 luglio 1993, chiusasi, secondo fonti ufficiose, con centinaia di morti civili. Le folle somale, di cui si facevano scudo i miliziani di Aidid e di altre fazioni, hanno saldato poi il conto, con stragi dei «benefattori» occidentali. Infine questi ultimi, resisi conto della palude in cui erano sprofondati, con un nemico che finiva con il combaciare in tutto e per tutto con l’intera popolazione, hanno dovuto uscirne, lasciando una situazione tragica. L’Unione Africana, l’organizzazione sovranazionale cui fanno riferimento tutti i paesi africani ad esclusione del Marocco, ha assunto una posizione netta, contraria all’attacco militare degli Usa e di altri paesi forti dell’Occidente. Si candidava in questo modo a intervenire sulla vicenda, in modo autonomo, sul piano diplomatico e non solo. Ma, a dispetto della decolonizzazione, la parola del continente nero non ha contato praticamente nulla. Di primo acchito, la crisi del Maghreb, che ha fatto aumentare di molto il prezzo del greggio, ha generato apprensione nei governi europei che per decenni, in un quadro di stabilità strategica, avevano fatto affari con i regimi di Ben Ali, Mubarak e Gheddafi. Passata però la concitazione delle prime settimane, nei medesimi ambienti sono andate manifestandosi logiche di vario genere, incluse quelle di livello egemonico. I fatti del Nord Africa, da quel che è emerso dalle cronache, non sembrano invece aver colto di sorpresa la Casa Bianca e il Pentagono, che sin da subito hanno mostrato l’intenzione di intervenire sui processi in atto. Ma per quali scopi? A prescindere da tutto, l’arroccamento degli Stati Uniti in Libia, anche a costi di vite umane elevatissimi, come in Afghanistan e in Iraq, suggerisce un disegno strategico oltre che economico, di controllo dell’area, atto a impedire, verosimilmente, che nei paesi interessati dalla rivolta popolare, dal Maghreb al Medio Oriente, possano prevalere nel medio periodo politiche antiamericane. E tale linea, adottata in tutte le regioni del globo, appare compatibile con le mire degli Stati europei interventisti. La Francia governata da Sarcozy, finita negli ultimi anni zero dietro l’Italia per Prodotto interno lordo, tanto più attirata quindi dalle risorse energetiche del Nord Africa, e non solo, ha motivi per rinegoziare il proprio ruolo di potenza. L’Italia di Berlusconi, come ostentano le testate governative, ritiene che l’adesione al conflitto sia un passo necessario, per poter contare in Europa e far valere il settimo posto tra le potenze industriali del globo. L’Inghilterra di Cameron, che ha registrato nel biennio 2008-2009 un vero e proprio crollo del Pil, da cui non riemergerà facilmente, ha buoni motivi per ampliare i propri interessi economici nel Nord Africa e, soprattutto, in chiave geopolitica, per riprendere quota lungo la regione mediterranea, dopo oltre cinquanta anni dall’umiliazione di Suez. Ma forse, come è accaduto in Iraq e in Afghanistan, tali convitati, pur destinati a vincere in poco tempo la guerra convenzionale, hanno fatto male i conti. La presa di distanza della Germania di Angela Merkel appare al riguardo significativa, come in Italia la dissociazione della Lega di Bossi, che pure partecipa al governo. In definitiva, si vorrebbe stabilizzare l’area sotto l’egida delle potenze occidentali, ma l’esito potrebbe essere quello di un disordine lungo e tragico, alle porte dell’Europa, e, forse, dentro l’Europa.  (Carlo Ruta in sintesi. Portato alla nostra attenzione da Giovanna Corradini. Ruta è già autore di  “Guerre solo ingiuste” (Mimesis edizioni)

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