Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Su decreto rinnovabili “tempo scaduto”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

All’avvio dell’ennesima settimana di trattative tra i ministri Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani con le associazioni rappresentanti il settore delle energie rinnovabili, Greenpeace “suona la sveglia” ai due rappresentanti dell’esecutivo e ricorda loro gli impegni assunti e puntualmente disattesi. “Entro 20 giorni definiremo i nuovi incentivi per le rinnovabili” dichiarava il ministro Prestigiacomo l’8 marzo scorso, mentre il 9 marzo, Romani aggiungeva: “Massimo nel giro di un paio di settimane daremo certezze al settore”. Oggi, 11 aprile 2011, i tempi annunciati sono largamente scaduti e l’averli disattesi è la prova ultima dell’incompetenza del governo a dirigere un settore che dà lavoro a più di 100 mila persone. “Le energie rinnovabili – commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – sono un comparto strategico per il futuro del paese. A questo mondo produttivo, dopo il disastro del decreto Romani, si risponde con una sola misura: il ritardo. E lo si fa sapendo che ogni giorno in più d’indeterminatezza del quadro normativo è un giorno in più di paralisi per l’intero settore, di congelamento degli investimenti, di incertezza, cassa integrazione o licenziamento per i lavoratori”. Greenpeace Italia ha lanciato pochi giorni fa una petizione online, indirizzata ai ministri Prestigiacomo, Romani e Tremonti per chiedere di adottare un sistema di incentivi che ricalchi il modello tedesco, con graduale riduzione della tariffa incentivante al raggiungimento di soglie di potenza installata; di cancellare i limiti annuali di potenza incentivata e i tetti massimi di spesa annuale; di rivedere gli obiettivi del piano nazionale al 2020, con un obiettivo minimo per l’energia eolica pari a 16.000 MW e per l’energia fotovoltaica pari a 20.000 MW. La petizione ha già raccolto 26 mila adesioni. Dai ministri, per il momento, nessuna risposta. Se non il ritardo.

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