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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Convegno autodeterminazione dei popoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2011

Cagliari, 14 aprile, alle 18, si terrà presso la sede di via San Gregorio Magno n.7 il convegno dal titolo: “Autodeterminazione dei Popoli. L’esempio tibetano e birmano”. L’iniziativa, promossa dall’associazione studentesca FUAN Caravellacon il contributo dell’Università degli Studi  Oggi l’attualità ci pone all’attenzione una questione e un valore sovente dimenticati: il diritto all’autodeterminazione dei popoli. In terra asiatica, la Cina tiranneggia sul Tibet e il popolo Karen viene oppresso dal regime Birmano di ispirazione cinese/comunista. Temi attuali ma conflitti vecchi e generatori di morte e povertà. Il tema verrà affrontato da Dario Dessì, studioso della questionetibetana e laureato in Scienze Politiche con tesi affine, e Ludovica Fabrizio, responsabile per la Sardegna della Comunità Solidarista POPOLI ONLUS. Pensiamo al Tibet. Esisteva un popolo la cui vita era profondamente permeata da una dottrina religiosa vecchia di 25 secoli.Esisteva una delle ultime figure che racchiudeva in sé il potere spirituale e temporale. Per 350 anni tutto questo è stato il Tibet, sino al 7 ottobre 1950, giorno in cui per espresso ordine di Mao Zedong, subì l’invasione da parte della Repubblica Popolare Cinese, la quale rivendicò una presunta appartenenza del Tibet al proprio territorio (pretesa peraltro priva di qualsivoglia fondamento antropologico). Da quel giorno iniziò uno dei maggiori genocidi della storia dell’Uomo nonché il tentativo di distruggere una cultura unica al Mondo. Le grandi “colpe” del popolo tibetano sono quelle di non fare “rumore” a livello internazionale, dal momento che la sua lotta è prettamente politica e non violenta (a Sua Santità il Dalai bLa ma venne assegnato il premio Nobel per la pace nel 1988), e di essere vittima dei nuovi banchieri del sistema economico mondiale, dal momento che la Cina si è aperta al libero mercato senza però diventare una nazione democratica. Il Governo di Pechino continua ancora oggi a considerare la questione tibetana come una “questione interna” sulla quale nessuno può esprimere un parere anche solo minimamente critico, questo nonostante da più di 20 anni il Dalai Lama abbia rinunciato all’indipendenza infavore di una reale autonomia (politica peraltro attuata da Deng Xiaoping ad Hong Kong e Macao). L’associazione studentesca FUAN Caravella denuncia apertamente la volontaria cecità del mondo occidentale nei confronti della questione tibetana, cecità che è figlia unicamente di enormi interessi economici a causa dei quali la Cina viene considerata come una realtà intoccabile. Un altro eclatante caso è la Birmania. il popolo Karen I Karen, una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa sei milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), lottano dal 1949 contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l’indipendenza e preservare la loro identità. Originari delle steppe della Mongolia e degli altipiani del Tibet, i Karen arrivano nei territori che oggi costituiscono la Birmania dopo una lunga migrazione durata duemila anni. Nella loro discesa a sud scoprono i grandi fiumi Irrawaddy e Salween che si insinuano attraverso gli ultimi contrafforti della catena himalayana. Primi abitanti delle vaste pianure situate all’estuario di questi fiumi, vi si insediano nel 730 Avanti Cristo vivendo in pace per due secoli, fino all’arrivo dei Birmani che invadono le terre dei Karen costringendoli a rifugiarsi sulle montagne al confine con il Siam(l’odierna Thailandia). Inizia lo scontro tra i due popoli.. Quando nel 1947 l’Inghilterra lascia la Birmania, il primo responsabile politico del nuovo paese, il Generale Aung San, propone una costituzione che prevede entro i dieci anni successivi il diritto di ogni gruppo etnico a separarsi dall’Unione e di ottenere piena indipendenza. Il disegno non viene realizzato, perché Aung San viene assassinato durante un colpo di stato che porta al governo una giunta militare che ben presto provoca la reazione armata dei Karen e delle altre etnie. Da allora, i popoli delle montagne hanno combattuto senza sosta per l’indipendenza. I Karen hanno condotto la loro lotta rinunciando per ragioni etiche ai facili guadagni derivanti dal traffico di droga, a cui si oppongono con esemplare rigore. [tratto da http://www.comunitapopoli.org%5D

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