Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Marchionne e il crollo vendite auto

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2011

La Slai cobas Fiat Alfa Romeo ha rilasciato il secondo comunicato: “Come già denunciato chiaramente dallo Slai cobas da oltre due anni oggi nessuno può più far finta di non accorgersi del fatto che Marchionne ha portato la Fiat sull’orlo del tracollo industriale. I risultati disastrosi del “piano” del pluripagato amministratore delegato vengono sottolineati dai dati delle immatricolazioni di marzo: su un mercato nazionale in flessione di circa il 28% Sergio, con la sua “strategia” riesce a far peggio di tutte le altre case automobilistiche ottenendo una flessione delle vendite Fiat del 32%! E, intanto, quanto più crollano le vendite, la Fiat più lo paga mentre l’azienda se ne sta andando dall’Italia: è questo il succo dell’ultima assemblea degli azionisti, al di là di qualche ambigua e balbettata smentita. Per chiudere in bellezza 112 anni di “storia patria”, la coppia Marchionne-Elkann ha comunicato che distribuirà agli azionisti per lo meno 100 (cento) milioni di euro di dividendi nel 2011 con cui potranno festeggiare il prospettato orizzonte industriale americano a stelle e strisce. È questo il corrispettivo economico degli stipendi annuali di 8/9.ooo operai in cassa ntegrazione. A Torino si sta concludendo la storia della Fiat nata nel 1899. Ora di Fiat ce ne sono due, una che non fa auto, ed un’altra, scorporata, che fa camion e trattori. In sostanza la Fiat Auto non c’è più, c’è la Chrysler, salvata dal fallimento dalle pensioni degli operai americani. Del resto, nel “cuore” della famiglia Agnelli e non solo di Marchionne, c’è sempre stata l’America. L’ha ricordato John Elkann narrando agli azionisti che il suo trisnonno senatore – quello che inaugurò la fabbrica di Mirafiori insieme a Benito Mussolini, ma questo John ha dimenticato di dirlo – già nel 1906 sbarcò a Detroit per fare affari con i fabbricanti locali di automobili, mentre in Italia, già all’epoca, la Fiat viveva con le commesse militari del governo Giolitti costruendo autoblindo per la prima guerra di Libia. Ma c’è chi non si arrende: quella larga parte di operai che, insieme allo Slai cobas e consapevoli delle speculazioni finanziarie in atto per fare salire le azioni in borsa man mano che la Fiat deindustrializza, hanno Votato NO al referendum di Marchionne consentendo, oggi, l’avvio di una prospettiva di reale organizzazione e mobilitazione a difesa dei livelli occupazionali (per tutti i lavoratori inclusi quelli delle terziarizzate e dell’indotto), e della democrazia, contro le pretese schiavistiche: insieme possiamo farcela! Per questo chiediamo a tutti i lavoratori di “schierarsi e mettersi in moto” perché sappiamo che, solo così, anche questa volta, sarà possibile farcela: lo abbiamo già dimostrato nel 1982 sconfiggendo il tentato licenziamento di 2.000 operai messi in cig a “zero ore” e per anni con vere e proprie liste di proscrizione”.

Una Risposta a “Marchionne e il crollo vendite auto”

  1. Maurizio said

    Ecco un altro “genio” dell’imprenditoria italiana….ne abbiamo avuti diversi, tutti con analoghe capacità di ribaltare le loro frittate sugli operai incolpevoli e, di contro, lautamente compensati quando abbandonavano le macerie del fu impero industriale loro affidato…

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