Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

“Risorgimento scomunicato”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

In libreria: Vittorio Gorresio, “Risorgimento scomunicato”, Prefazione di Gianni Vattimo, Edizioni La Zisa, pp. 200, euro 16,90 Pubblicato la prima volta nel 1958 dall’editore fiorentino Parenti, “Risorgimento scomunicato” raccoglie gli scritti di Vittorio Gorresio per “Il Mondo”, una serie storica di articoli dal titolo “Processo al clero dopo il ‘60”. Storico appassionato, intransigente documentatore, Gorresio traccia una puntuale e puntigliosa ricostruzione delle origini dei contrastati rapporti tra Stato e Chiesa che resero tanto drammatico il Risorgimento. La descrizione dell’intransigentismo clericale rispetto alla progressiva laicizzazione dello Stato italiano ci è fornita dall’autore attraverso la meticolosa raccolta di missive tra membri del governo ed esponenti del clero, cui si aggiungono le dettagliate ricostruzioni degli episodi salienti e del profilo dei personaggi che di questo travagliato periodo storico si resero protagonisti. Vengono descritte, in sequenza, le vicende di una Chiesa, scomunicante e punitiva, addirittura iettatoria, di là dalla trasformazione che, negli anni a seguire, la renderà refrattaria, incapace di stare al passo con la storia, cioè con l’evoluzione della coscienza morale e politica dei cittadini laici. L’attualità del pensiero di Gorresio sta, infatti, tutta nella rilettura storica e cognitiva degli eventi che hanno prodotto il presente, come cita Gianni Vattimo nella sua prefazione: “Se la Chiesa si riduce oggi a una multinazionale […] ciò è anche il risultato dell’uso che essa stessa ha fatto dei suoi strumenti spirituali”.

2 Risposte a ““Risorgimento scomunicato””

  1. Aldo Cannavò said

    Le multinazionali hanno per fine il guadagno. La Chiesa invece accumula per ridistribuire,comiciando dagli ultimi.Il suo capitale è frutto delle decime di in miliardo e cento milioni di fedeli.Nessun religioso,al contrario degli azionisti delle multinazionali, beneficia di dividendi,nè può vendere per proprio guadagno alcunchè dei beni comuni,che sono capitale di tutti i cristiani,a disposizione di tutto il mondo.Purtroppo esistono persone,pure molto intelligenti e colte,che non sanno fare la giusta distinzione.

  2. Maurizio said

    Da non credente condivido però quanto detto da Cannavò. Aggiungo che le condizioni di vita dei braccianti meridionali precipitò in un autentico abisso con l’esproprio dei beni ecclesiastici, in larga parte terreni che venivano concessi ai contadini poveri a condizioni mitissime. Non furono altrettanto generosi gli acquirenti di quei beni (nè, del resto, poteva essere diversamente in quanto si trattava pur sempre di persone che avevano investito e si attendevano dei ritorni economici, al netto del feroce fisco introdotto dai piemontesi).

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