Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Banca mondiale e combustibili fossili

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

In concomitanza con gli Incontri di Primavera di Banca mondiale e Fondo monetario, la CRBM e altre sei Ong internazionali lanciano il loro ultimo rapporto sugli investimenti della World Bank nell’ambito dei progetti per l’estrazione dei combustibili fossili. La ricerca, intitolata “World Bank, Climate Change and Energy Financing: Something Old. Something New?”, evidenzia come i banchieri di Washington continuino a sostenere il comparto estrattivo, infischiandosene dei loro stessi standard ambientali e accrescendo la povertà e l’inquinamento nei Paesi dove finanziano la realizzazione di queste opere. Prendendo in esame sette casi studio – la CRBM ha analizzato un progetto in Nigeria – si dimostra infatti come i prestiti diretti e indiretti per carbone, gas e petrolio e per le grandi opere infrastrutturali non siano di giovamento per le popolazioni locali, avendo invece impatti molto negativi sui cambiamenti climatici. Un tema, quello del surriscaldamento globale, sul quale la Banca continua ad affermare con molta enfasi di svolgere un ruolo di fondamentale importanza, soprattutto nel Sud del Pianeta. L’istituzione guidata dal presidente Robert Zoellick, che attualmente sta riorganizzando la sua strategia energetica per il periodo 2011-14, punta infatti ad avere la leadership sulla gestione delle ingenti risorse messe a disposizione a livello internazionale per il Green Climate Fund delle Nazioni Unite, che fornirà fondi per le compensazioni e le misure di adattamento legate ai cambiamenti climatici. “La revisione in corso della politica energetica della Banca è la cartina di tornasole di se e quanto questa controversa istituzione globale possa essere autenticamente riformata a vantaggio della sostenibilità e dei poveri” ha affermato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. “Tra interessi dei paesi emergenti, affamati di risorse energetiche, e interessi dei paesi donatori, troppo impegnati a sponsorizzare le proprie multinazionali ed imprese finanziarie – ancora una volta la più grande istituzione di sviluppo potrebbe scegliere business as usual, ossia schierarsi contro i poveri” ha concluso Tricarico.

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