Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

In nome di tutte le minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

La storia dell’umanità è piena di esempi dai quali trarre l’amara constatazione che non sono state sempre e comunque le maggioranze dei consensi e del potere, che ne è derivato, a militare dalla parte della ragione, della giustizia, della libertà. Sovente questa prerogativa è appartenuta solo alle minoranze e che per loro stessa natura sono diventate opposizione ad un sistema di governo, ad una rappresentanza parlamentare, ad una volontà popolare conquistata con i numeri. Ma va anche detto che le stesse minoranze non hanno saputo, spesso, nel momento in cui sono diventate maggioranza restare tenutarie dei precetti assunti e dei valori espressi in precedenza. A questo riguardo, se partiamo dalla storia del XX secolo, possiamo dire che lo spirito guida di una minoranza che ha assunto un potere, negli stati in cui si è espressa, ci ha mostrato il rovesciamento dei valori di cui si pensava portatrice, sia pure accettati in premessa da un supporto popolare dotato di una buona dose di pressapochismo, Lo dobbiamo alla conquista del potere dei leninisti in Russia, dei nazisti in Germania, dei franchisti in Spagna, dei fascisti in Italia. Tutte situazioni diverse che hanno un loro comune denominatore essendo partite da una consenso popolare minoritario. Tutti questi movimenti hanno dimostrato di non saper reggere il confronto popolare se non con una spirale di violenze, di disinformazione, di prevaricazioni. Tutti si sono proclamati maggioranza con la presunzione che il destino loro assegnato non prevedesse l’esistenza di oppositori poiché al loro stesso interno potevano soddisfare anche le aspettative delle minoranze. Alla fine ci siamo resi conto come il capitalismo fosse in grado di esprimersi anche con una dittatura così come il marxisimo trovare una sua devianza con lo stalinismo e l’imperialismo di marca comunista. Se è stata questa l’eredità che abbiamo ricevuto dalle minoranze del XX secolo, l’antitodo che siamo riusciti in qualche modo ad utilizzare per evitare ricadute del genere, nel secolo che stiamo vivendo, è stato quello di dotarci di adeguati contrappesi e, soprattutto, fondando i nostri rapporti in alleanze politiche coinvolgenti più stati e dotandoli di rappresentanze comuni come lo è oggi l’Unione Europea. Ciò non di meno i rischi involutivi non mancano sorretti da strumenti di disinformazione di massa che lasciano apparire ciò che non è e che ci lasciano persino indifferenti al cospetto di situazioni che dovremmo considerare inaccettabili in condizioni normali. E il trasformare l’anormalità in normalità, l’immoralità in moralità, l’ingiustizia in giustizia è una mistificazione nei termini che le minoranze dovrebbero denunciare con forza ma che alla prova dei fatti si rendono meno credibili di chi accusano per il semplice motivo che riescono solo a contrapporre una gestione del potere non sui valori ma sui compromessi, non sulle certezze ma sulle ambiguità. E il timore di finire dalla padella nella brace rende esitante, per non dire diffidente il “popolo sovrano”. Questo fa delle minoranze, alias opposizioni, il ventre molle delle democrazie, di tutte le democrazie che si considerano compiute in quanto l’alternanza non segna il diverso ma la continuità di un regime dal quale il popolo non può che subirne il danno e non certo il vantaggio. Se a questo punto ci limitiamo al caso italiano ci appare evidente che Berlusconi e i suoi compagni di cordata sono così convinti della inconsistenza di una opposizione che non hanno trovato di meglio, per darla in pasto agli illusi, di costruirne una di propria iniziativa. Così abbiamo un Pdl, lega e frattaglie varie maggioranza ed una opposizione fatta dal Fli, Udc e altri. E il gioco è fatto. Il regime ha trovato il suo antidoto per l’eternità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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